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8 | Sulle Olimpiadi

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Editoriale di presentazione (di Francesco Stati)

Storie, agonismo, spettacolo, riscatto sociale, politica, epica. In due parole: Giochi olimpici. Ogni quattro anni, dal 1896, i Giochi moderni attirano su di sé gli occhi del mondo come nessun’altra manifestazione sportiva sa fare. Un evento di storia e di pace, che affonda le sue radici nella Grecia di Olimpia. Dall’intuizione del barone francese Pierre de Coubertin in poi, la rassegna ha fatto molta strada e, partendo da Atene, nella sua XXXIII edizione torna per la terza volta a Parigi. Riservati dapprima ai dilettanti, oggi i Giochi olimpici rappresentano lo stato dell’arte della maggior parte delle discipline sportive grazie al loro potere di racchiudere un insieme di significati che trascende il semplice valore dello sport. 

A essere rappresentati nella manifestazione non solo gli Stati, con tutte le loro tradizioni e rivalità, ma anche storie personali, di riscatto sociale, di ribellione alle convenzioni spesso escludenti della politica, di riconoscimento e rivalsa. Anche se all’articolo 50 la Carta olimpica vieta i messaggi politici, la storia dei Giochi ne è costellata: quale miglior momento per denunciare una discriminazione o un sopruso del palcoscenico planetario che solo il podio olimpico può offrire?

I Giochi, che delle Olimpiadi rappresentano il culmine, sono anche l’occasione per urlare al mondo le idee del Paese ospitante. Un’occasione, spesso fallimentare e dispendiosa, per costruire infrastrutture titaniche e rilanciare le zone degradate del suo tessuto urbano. Un momento per stringere relazioni politiche, o infrangerle attraverso boicottaggi e sanzioni. 

Con questo numero abbiamo voluto rappresentare le tante sfaccettature che caratterizzano i Giochi. Dalle storie di quegli atleti che rappresentano un Paese che non li vuole a quelle dei quartieri che, in nome della bella immagine della città ospitante, cacciano chi li ha abitati per decenni e ha la sola colpa di essere povero. E ancora, come arte e Olimpiadi si intrecciano e come la rassegna ha rappresentato per molti Stati un’occasione di rilancio agli occhi del mondo o, per altri, di aperta rottura con uno schema di relazioni penalizzante ed escludente. Perché, ogni quattro anni, le due settimane dei Giochi sono molto più che un evento di sport.

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