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L’equitazione, uno sport da donne?

L’equitazione è spesso vista come uno sport elegante e femminile, ma più si sale di livello più il campo gara è dominato dagli uomini. Barriere economiche, culturali e sociali influenzano le carriere sportive delle atlete da sempre, ma appaiono ancor più evidenti in uno sport in cui si combatte ad armi pari, nelle stesse discipline e categorie

Cosa si trova se si cerca su Internet il significato di horse girl? Tra i vari risultati spicca quello fornito da Urban Dictionary, sito che spiega attraverso una serie di definizioni ironiche modi di dire della Gen Z e non solo. Horse girl è la ragazza ossessionata dai cavalli e dall’equitazione, «generally emotionally unstable and all around insane» («per lo più instabile emotivamente e del tutto pazza»).

Lo stereotipo della horse girl è tanto diffuso quanto lo è la percezione dell’equitazione come uno sport da donne. Questa convinzione può essere attribuita all’interpretazione, in molte culture, dell’equitazione come un’attività elegante e raffinata da associare all’immagine della donna nobile o, più di recente, all’estetica old money, così come alla percezione dell’equitazione come attività sportiva meno violenta e fisicamente impegnativa di altre, quindi più consona alla quotidianità e all’educazione di una ragazza. Basta fare un salto nel maneggio più vicino per rendersi conto di quanto sia comune vedere a lezione bambine e ragazze adolescenti e di quanto sia più raro invece vedere a cavallo le loro controparti maschili. La Global Equestrian Research portata a termine da Nielsen Sports nel 2024 sottolinea come il profilo identificato come equestrian interested sia prevalentemente femminile e goda inoltre di istruzione e reddito superiori alla media.

L’equitazione in questo è un unicum: le competizioni, eccezion fatta per la disciplina del volteggio, non sono separate per genere e uomini e donne competono insieme non solo nelle stesse discipline, ma anche nelle stesse categorie. Questo risulta ancor più evidente nelle discipline olimpiche come il dressage, il salto ostacoli e il completo, una disciplina che unisce le due sopracitate all’adrenalinico cross country. In occasione dei Giochi della XXXIII Olimpiade, a competere sullo sfondo dello Château de Versailles saranno duecento atleti umani insieme ai propri cavalli.

La Fédération equestre internationale è stata inoltre la prima federazione internazionale, nel 2010, a permettere ad atlete in congedo per maternità di congelare il proprio ranking così da godere di un equilibrio maggiore tra l’agonismo e le richieste sociali e familiari che continuano a influenzare le scelte di molte di loro, messe sotto pressione dalle responsabilità domestiche.

Nonostante la presenza femminile a livello amatoriale e giovanile, ai livelli più alti dell’equitazione e nelle competizioni olimpiche sono gli uomini a essere più numerosi, un fatto apparentemente inspiegabile. La Women’s Sports Foundation ha voluto approfondire la questione, analizzando i motivi per cui le ragazze tendono ad abbandonare il proprio sport intorno ai 14 anni. Le cause sono state trovate nel mancato accesso a opportunità sportive extrascolastiche, spesso troppo costose soprattutto se si ha l’ambizione di fare dello sport una carriera, perché «le ragazze hanno meno possibilità di praticare sport durante le scuole superiori rispetto ai ragazzi», con un rapporto simile nel periodo universitario; nei problemi relativi alla sicurezza personale e ai trasporti per e dalle strutture sportive; nello stigma sociale, onnipresente, e nel condizionamento tra pari.

L’equitazione è uno sport estremamente costoso: mantenere un cavallo richiedere già di per sé risorse finanziarie significative a cui vanno aggiunte una serie di spese, da quelle correlate alle competizioni a quelle più inaspettate. È soprattutto per questo motivo che gli atleti di alto livello, in questo caso senza distinzioni di sesso, dipendono sempre più spesso da sponsorizzazioni e supporto finanziario per andare avanti di categoria.

La parità di genere negli sport equestri è stata una degli argomenti chiave della dodicesima edizione del Fei Sports Forum, che ha avuto luogo ad aprile 2024 in Svizzera. Nel trattare il tema, Equality in Equestrian Sport: Assessing Gender Equality across Key Roles and Levels, la presidente Jessica Kurten ha sottolineato la necessità di assicurarsi che tutti gli atleti Fei possano avere le stesse opportunità, anche grazie alla testimonianza portata da Nanda-Devi Norodom riguardo inclusione e parità dei sessi negli sport equestri in Cambogia. Il risultato delle discussioni, tutt’altro che sorprendente, ha sottolineato ancora una volta come molte atlete mettano al primo posto la propria famiglia, senza possibilità di certificare se la cosa sia voluta o una costrizione più o meno diretta.

Un aspetto che alla Fei è stato chiesto di prendere in considerazione per promuovere una maggiore parità di genere ai livelli più alti degli sport equestri è quello della salute riproduttiva, intesa come il modo in cui le diverse fasi del ciclo mestruale possono influenzare le prestazioni delle atlete, così come la perimenopausa e la menopausa. Nei prossimi anni sarà essenziale affrontare le barriere menzionate dalla Women’s Sports Foundation così da creare maggiori opportunità per le nuove promesse dell’equitazione, dando loro la possibilità di eccellere davvero e creando una rappresentanza più equilibrata in uno sport “da donne” ma che non è mai stato davvero nelle loro mani.

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