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Editoriale di presentazione (di Francesco Stati)
La sessualità è spesso descritta come scelta individuale, il sesso come fatto privato. Ma, in realtà, il piacere è un bene comune. Dipende da infrastrutture sanitarie, da programmi scolastici, da leggi, da linguaggi, da stigmi, da cultura e tradizione. Non si tratta di moralismo o permissivismo: si tratta di capire che il piacere, se non è garantito come diritto, resta privilegio. E che dove il piacere è negato o represso crescono sofferenze e violenze.
Ne sono loro malgrado esempio chi, più di tutti, si vede negata questa possibilità: le persone con disabilità. Per questo analizziamo la figura dell’assistente sessuale, che potrebbe aiutarli: esiste ed è regolamentato in altri Paesi, ma in Italia la legge è ferma in Aula da anni. Parliamo poi di corpi raccontati male: le atlete, le giornaliste, le fidanzate di calciatori sessualizzate, con il corpo femminile che diventa notizia più del gesto atletico. Di salute pubblica: l’esempio virtuoso di Bologna sulle malattie sessualmente trasmissibili, il confronto con l’epidemia di sifilide negli Stati Uniti. Dell’urgenza di una vera educazione sessuale e affettiva nelle scuole, che crescono una generazione lasciata a imparare da social e pornografia. Ma il piacere è anche linguaggio: smontiamo l’uso possessivo di formule come quella del gruppo Facebook Mia moglie e del forum Phica.net, mentre analizziamo la crescita di comunità redpill e incel, incubatrici di misoginia e radicalizzazione. Spazio anche al cinema, dove l’intimità sul set si confronta con la produzione virtuale e le storie di chi lavora nell’industria. Perché se il piacere è un bene comune, il dovere di raccontarlo con onestà è di tutti.
Il compito di questo numero è mostrare che la società cresce quando la sessualità viene trattata come materia di diritti, salute e cultura, non come tabù. Guardare a come parliamo di sesso significa leggere un atlante politico. Quali corpi contano, quali sono invisibili, quali mercificati. Per questo il discorso sulla sessualità non è mai neutro: tocca il nucleo stesso di come viviamo insieme. Il resto è solo paura travestita da morale.
















