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Editoriale di presentazione (di Francesco Stati)
Quando diciamo «voglio partire!», presupponiamo che questa partenza sia una scelta. Non sempre e non per tutti, però, lo è. Il viaggio misura differenze invisibili: redditi, passaporti, reti affettive, diritti riproduttivi, salute mentale, persino banda larga e zone bianche. Ogni chilometro accumulato da chi gode delle meritate ferie ha il suo controcanto nelle code speranzose ai consolati, nelle soste forzate ai campi profughi, nell’incertezza dei fogli di via. Dalla gita con gli amici al corridoio umanitario, dal trip psichedelico al bus di provincia, viaggiare è un linguaggio sociale che lega corpi e diritti e attraversa confini (fisici e ideali) e territori.
Apriamo con la ritualizzazione del partire in tempi di overtourism e crisi economica. Entriamo poi nel rinascimento psichedelico: il trip come cura contro ansia e depressione e il quadro normativo italiano che insegue, mentre nel mondo si legifera e norma. Saliamo poi sugli autobus e gli aerei delle serie minori del calcio, dove le squadre del Sud lottano per poter esistere nonostante distanze proibitive e infrastrutture assenti. Ripercorriamo la storia dell’automobile, da simbolo di emancipazione a costo che spinge molti giovani a rinunciare alla patente. Facciamo tappa a Seborga, il comune che sogna di essere una micronazione e gioca con sovranità e marketing. Guardiamo dove il viaggio è negato: gli sfollati tigrini che chiedono solo di poter tornare a casa. Dal cinema con Elio e il bisogno di fuggire e ritornare alla Terra al teatro con L’Odissea minore dei bimbi della rotta balcanica. E se la vacanza si rompe? Ecco che l’avvocato ti spiega i tuoi diritti, rimborsi, tutele. E poi ancora andremo nell’Amazzonia ecuadoriana, in Giappone, in Uganda alla ricerca di risposte sulle vittime dei naufragi e negli Stati Uniti, sempre se Trump e la sua temibile polizia di frontiera ce lo permetteranno.
Vi invitiamo a partire con lentezza e senso critico. Tenetevi allenati con i nostri giochi estivi a fine numero, mandateci rotte, inciampi, ritorni: Prismag vive di lettori in movimento e il futuro, in movimento, si vede meglio. Leggere il viaggio in chiave politica significa tracciare la rete di corridoi e cancelli, marketing turistico e diritti negati che plasmano territori e persone. Questo numero prova a farlo.



















