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Seborga, il principato tra storia, mito e politica dell’immaginazione

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Un “microstato” nel cuore della Liguria, tra monarchia simbolica e rivendicazioni storiche, con un’identità locale che resiste ai secoli

Nel cuore della Liguria, tra ulivi e mimose, si trova Seborga, un piccolo borgo in provincia di Imperia che si definisce un principato indipendente. Il territorio è segnato in modo simbolico da una garitta non presidiata e da un cartello di benvenuto che riprende i colori bianco e azzurro della bandiera locale. Una bandiera composta da nove bande azzurre a simboleggiare i primi nove cavalieri templari, che secondo alcune leggende sarebbero stati ordinati tali proprio lì.

Seborga ha una principessa, un passaporto, una valuta propria e una presenza social sorprendentemente attiva. Nonostante l’assenza di riconoscimenti ufficiali e la mancata partecipazione a organismi internazionali, il principato seborghino ha costruito un’identità e un racconto che fondono storia, ambizione e folklore in una sofisticata operazione di marketing territoriale, a partire proprio dalle origini.

La sua vicenda risalirebbe al 954, quando fu ceduta a dei monaci di Lerino, che la governarono per secoli come principato ecclesiastico indipendente. Nel 1729 fu venduta al re di Sardegna. Fu però negli anni Sessanta del secolo scorso che Seborga rinacque sotto una luce nuova grazie a Giorgio Carbone, giornalista locale che nel 1963 venne “eletto” dai cittadini seborghini alla carica simbolica di principe, con il nome di Giorgio I e il trattamento di Sua Altezza Serenissima durato fino alla sua morte, nel 2009.

«Seborga è una micronazione diversa dalla maggior parte delle altre perché non si tratta di una fondazione ma del tentativo di restaurare un’antica sovranità concessa al borgo», spiega Graziano Graziani, giornalista, esperto di micronazioni. «Sovranità che, secondo i promotori, non sarebbe mai venuta meno nel corso degli anni in cui, di fatto, il paese è stato assorbito prima nel Regno d’Italia e poi nella Repubblica italiana. La rivendicazione è affascinante perché affonda le sue radici in un tempo antico, chiama in causa ordini arcaici e sembrerebbe far leva sul diritto in chiave storica. Non credo però che tutto questo renda più credibile la sua affermazione di indipendenza, bensì solo più strutturata in termini storici».

Negli anni il suo simbolico governo ha approvato gli Statuti Generali e il Regolamento del principato, oltre a coniare monete, emettere francobolli, documenti d’identità, passaporti e targhe automobilistiche, tutti privi di valore legale. La moneta seborghina, il luigino, che vale poco meno di 6 euro e rappresenta un buono spendibile in diversi esercizi commerciali della cittadina, ha in particolar modo destato un certo interesse a livello di collezionismo numismatico.

«Sono tutti segni tangibili che contribuiscono a costruire la narrazione del Principato di Seborga ma, chiaramente, non hanno valore legale. Potremmo dire che il Principato, che formalmente non è riconosciuto, “interpreta se stesso” come se fossimo in una sofisticata commedia. Anche durante la festa del paese è possibile vedere le istituzioni del principato festeggiare in pompa magna. È una caratteristica che rende unico questo piccolo paese», spiega Graziani.

Oggi il principato è guidato dalla principessa Nina Menegatto, nata a Kempten (Germania) il 6 novembre 1978 ma trasferitasi da una quindicina anni a Seborga. Prima di succedere all’ex marito Marcello Menegatto nel 2019, aveva ricoperto il ruolo di consigliera agli Affari esteri. Nina è la prima donna al potere e ha sconfitto dopo una sentita campagna elettorale la sfidante Laura Di Bisceglie, seborghina di nascita e soprattutto figlia del principe Giorgio I.Nel caso di micronazioni come Seborga, il racconto identitario collettivo permette a una piccola comunità di affermare la propria identità in un mondo globalizzato. «La narrazione del Principato di Seborga è sia ironica, sia concreta. Ironica perché gioca sull’idea fantasiosa di un piccolo principato sovrano, che tuttavia non vede riconosciuta davvero la sua sovranità come avviene a Monaco o a San Marino. Concreta perché, almeno in una fase della sua storia, alcune persone promotrici del principato hanno provato a dare corso legale a questa narrazione, nella speranza di ottenere uno status particolare (ovviamente, senza riuscirci). È quindi difficile parlare di sovranità in senso stretto, legale, ma certamente nell’immaginario collettivo Seborga ha guadagnato un’identità che rende il borgo unico».

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