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21 | Sulla scuola

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L'editoriale di presentazione del ventunesimo numero di Prismag. La versione completa è disponibile per gli abbonati

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Editoriale di presentazione (di Francesco Stati)

È arrivato settembre e, come ogni anno, ricomincia la scuola. Le Lim, i registri elettronici e i tablet stanno sempre più rimpiazzando ardesia, faldoni vetusti e libroni ingombranti; campanelle, aule, docenti e alunni, invece, sono gli stessi di sempre. Così come le classi pollaio, gli edifici fatiscenti, gli arredi cadenti, le paghe misere.

Ma la scuola non è un edificio né un anno scolastico: è il luogo dove una comunità decide chi e cosa vuole essere e diventare. Ogni campanella misura la distanza tra promesse costituzionali e realtà quotidiane spesso difficili: ogni registro è un bilancio di cittadinanza dove pesiamo tempo, risorse, autorità, libertà. L’istruzione è il dispositivo più potente per ridurre disuguaglianze e, quando fallisce o viene piegata, per perpetrarle. Questo numero di Prismag parte da qui. Dall’idea che la scuola sia un patto civile che va controllato, criticato e difeso.

Per questo apriamo con l’insegnamento della Storia: perché la Guerra fredda arriva sempre all’ultimo, quando arriva? Perché i conflitti dei Balcani, la guerra del Golfo, lo scandalo di Mani Pulite spesso scompaiono? Guardiamo poi la scuola sotto i regimi: nei sistemi autoritari l’istruzione diventa apparato identitario e manuale di fedeltà. Un negativo utile per leggere il positivo delle nostre fragili democrazie.

Il tutto in un Paese in bilico tra scuole pubbliche e paritarie che da un lato danno più scelta e dall’altro aumentano le disuguaglianze; in un Paese dove le nuove Indicazioni nazionali sui programmi dividono il corpo docente; il tutto mentre a L’Aquila migliaia di studenti sono ancora negli edifici pensati per i mesi successivi al terremoto del 2009. L’emergenza diventata ordinarietà.

C’è poi il mondo accademico, in Italia e non solo. Raccontiamo il business dei master universitari e delle scuole private “creative”: sono investimenti o miraggi? E poi il mondo, con le proteste studentesche in Serbia; la storia dei borsisti palestinesi bloccati a Gaza sotto le bombe nonostante una promessa di poter studiare in Italia; i tagli all’università americana nell’agenda di Trump; l’Amazzonia come lezione di educazione civica globale; l’esempio di Senegal 2026, i primi Giochi olimpici giovanili in Africa. E molto altro ancora.

La scuola non è neutrale: è lo spazio in cui decidiamo se educare alla cittadinanza o addestrare all’obbedienza. Se finanziare il bene comune o esternalizzarlo solo a chi se lo può permettere. Questo numero prende posizione: una scuola che funziona è un atto politico quotidiano. Preservarla è una responsabilità collettiva di scuole, famiglie, studenti e media. Noi, nel nostro piccolo, lo facciamo da qui.

In questo numero

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