«C’è un estremo est, dove l’occupazione umana, la deforestazione e la conversione della foresta in quella che viene definita appunto Amazzonia convertita è iniziato già cinquant’anni fa; e c’è invece il cuore della foresta amazzonica, che è ancora intatto». Queste le parole di Emanuela Evangelista, biologa specializzata nello studio dei mammiferi acquatici, membro dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, presidente di Amazônia ETS e trustee di Amazon Charitable Trust, organizzazioni che collaborano con i popoli della foresta per la conservazione dell’ambiente e la tutela dei loro diritti. Circa 25 anni fa, ha scelto di vivere proprio nel cuore della foresta: è da là che ci parla, descrivendo un mondo lontano dalle pressioni antropiche, che sembra immutabile. In realtà, anche nella foresta più profonda si è «iniziato a sentire in maniera più pesante il cambiamento climatico, cioè il caos climatico che ha portato – e sta portando – a una serie di cambiamenti che hanno a che vedere con gli equilibri dell’ecosistema».
A oggi, la deforestazione cumulativa per l’intero bioma amazzonico è stimata in circa il 18 per cento della sua estensione originale. Questo dato è in costante aumento e già equivale alla somma delle superfici di Francia, Italia e Portogallo. Numerosi modelli predittivi indicano il 20 per cento di deforestazione cumulativa come un punto critico, raggiunto il quale la foresta si trasformerà in modo irreversibile. Viene chiamato anche punto di non ritorno perché, una volta scattato, il processo sarà irreversibile e colpirà il 60 o il 70 per cento dell’Amazzonia, a seconda di quanto argineremo le emissioni, interessando anche parti remote e centrali, quel cuore di cui parla Evangelista.
La deforestazione incide direttamente sulla capacità dell’Amazzonia di generare le proprie piogge, creando aree più asciutte e suscettibili agli incendi. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico rende la foresta intrinsecamente più vulnerabile alla siccità. Quando queste due forze si combinano, il rischio di mortalità di massa aumenta esponenzialmente: una foresta già indebolita dalla deforestazione ha meno capacità di resistere a una siccità estrema indotta dal clima. Le precipitazioni sono calate e dal 2023 fino all’inizio del 2025 c’è stata una delle peggiori siccità mai registrata nella storia. «L’Amazzonia è destinata al collasso, e il collasso della foresta si può evitare in due modi: proteggendo le foreste che sono rimaste ancora intatte, come questa in cui vivo, e riforestando dove la foresta è già stata tolta». Per questo, l’attività sul campo di Evangelista e della sua squadra è fondamentale. Lei stessa ci ricorda come «quando hai a che fare con le sfide ambientali, i confini non esistono».
Il collasso della grande foresta amazzonica, quindi, ridurrà la capacità del pianeta di assorbire future emissioni di CO2 e renderà molto più difficile raggiungere obiettivi climatici come il contenimento del riscaldamento sotto i 2 °C previsti dall’accordo di Parigi. Azioni urgenti potrebbero essere messe in pratica già molto presto. Infatti, dal 10 al 21 novembre 2025, a Belém, nello stato brasiliano di Parà, tra quelli più gravemente colpiti dalla deforestazione, si terrà la trentesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (Cop 30). Un vertice essenziale quanto dibattuto, anche per l’ormai evidente insostenibilità dello stesso modello Cop, in qualunque luogo esso si tenga.
Tra le tante questioni che minano la Cop 30 c’è la discussa costruzione di Avenida Libertade, una nuova autostrada di quattro corsie. Il tracciato parte dalla zona del campus dell’università federale del Pará, a Belem, e termina allo snodo dell’Alça Viária, a Marituba. Attraverserà tre fiumi (oltre all’Aurá, anche il Murutucu e il Pau Grande) e disterà appena 500 metri dal parco statale brasiliano di Utinga. Evangelista ci ricorda che è «un segnale di allarme: l’apertura delle strade in Amazzonia è sempre un problema, ma va ricordato che è un progetto previsto dal piano regolatore della città di Belém già dal 2012 e non è quindi voluta dal governo federale, come molti giornali hanno ipotizzato».
Gli impegni climatici e ambientali del paese ospitante la Cop 30 sembrano vanificati dal disegno di legge che allenta le norme sulle licenze ambientali, chiamato anche progetto di legge della devastazione. Come suggerisce Evangelista, «ci auguriamo che almeno sia una conferenza in cui finalmente, data la vicinanza geografica, i vulnerabili avranno la possibilità di partecipare e di dire la loro».



