Negli ultimi vent’anni, lo zaino scolastico è cambiato nella forma prima ancora che nel contenuto. I libri, i quaderni, l’astuccio ci sono sempre stati. Forse oggi pesano meno, ma non tanto in termini di chili quanto in centralità. Prima, lo zaino era tutto libri e quaderni; ora, invece, c’è molto altro. La struttura stessa si è evoluta: più scomparti, più materiali tecnici, più ingegneria. Tasche sagomate, reti traspiranti, zip nascoste, uscite Usb integrate, imbottiture che seguono la forma della schiena.
Quello che si porta dentro non è cambiato in blocco, ma ha mutato senso e proporzioni. La borraccia c’era anche vent’anni fa (anche se era meno diffusa), ma ora è termica, in acciaio, magari con il proprio nome inciso. Già allora fa non bastava una penna qualsiasi: oggi ogni set è altamente selezionato, con molta più scelta sia in termini di tipologia (a punta fine o più spessa, con i brillantini, metallizzata eccetera) che di brand. Il cavo per ricaricare il telefono non può mancare. O almeno la power bank, che è piccola e sottile.
C’è chi ci tiene dentro una felpa per sicurezza, chi una seconda maglietta, chi un beauty con burrocacao, lip gloss, cerotti, fazzoletti. Lo zaino scolastico oggi è precauzione, preparazione, gestione del tempo e degli imprevisti. Non è che vent’anni fa non esistessero queste cose: ma erano disperse, meno codificate, non entravano in uno schema mentale così preciso. Ora ogni oggetto ha il suo posto, la sua funzione e, a volte, la sua storia.
Eppure, in mezzo a tutta questa evoluzione, c’è ancora quel momento familiare in cui si apre lo zaino in fretta alla prima ora, si cerca qualcosa alla cieca, si sente il fruscio della carta, il colpo sordo di un libro contro l’astuccio. È lì che si capisce che, alla fine, la scuola resta simile a sé stessa. È il modo di affrontarla che cambia.
Il contenitore: zaino nero, per favore
Tante cose sono cambiate negli anni ma non lo zaino come tipologia preferita di borsa, che nei decenni ha scalzato definitivamente la cartella rigida. «Il nero va sempre di più per le medie», dichiarano le titolari della Cartolibreria Labussandri di Piacenza, Katia Baldrighi e Daniela Castagnetti, due amiche che dal 2011 gestiscono il negozio storico del quartiere che nel tempo è diventato un osservatorio privilegiato sui desideri e le necessità di chi studia. Seven e SJ dominano il mercato, ma per le scuole superiori emerge prepotente la North Face: il suo zaino scolastico Borealis non è un semplice contenitore, ma uno statement identitario, simbolo di appartenenza a una tribù che si riconosce nel logo della montagna. Lo conferma anche Ilenia Guidi, che ha aperto Cartilly Cartolibreria a San Giorgio di Piano (Bologna) e aggiunge alla lista i classici Invicta e Eastpack. Quest’ultimo brand è molto di moda, soprattutto per quanto riguarda gli astucci ovali che avevano conquistato anche Millennials e GenZ grazie alle loro forme morbide ed essenziali. I diari, che una volta servivano per dediche, citazioni, foto e collage, in cui si scrivevano i compiti a matita per poi cancellarli una volta fatti, oggi vengono utilizzati pochissimo: «Soprattutto dalle scuole medie in poi, il registro elettronico li ha soppiantati», commenta Guidi.
La scuola della condivisione
In alcune scuole elementari si consuma un cambiamento più netto. «Dopo l’introduzione di nuove metodologie di lavoro», spiega Baldrighi, «le insegnanti richiedono materiale che non resta all’alunno che lo ha acquistato ma che viene messo in comune». È «lo sharing applicato alla cancelleria»: matite, pennarelli, quaderni diventano patrimonio collettivo.
Questo fenomeno ha anche conseguenze sul mercato. Per questo tipo di acquisti la qualità cede il passo alla quantità. I genitori, sapendo che la cancelleria non tornerà mai a casa, si dirigono verso la grande distribuzione, privilegiando il prezzo al prestigio del brand. «Nelle scuole dove non c’è la condivisione, molte insegnanti», rivela Guidi, «spesso acquistano più materiale per i bambini che non hanno tutto l’occorrente. Anche usando i buoni che regalano loro le mamme a fine anno».
Resiste invece il mercato della cancelleria per personalizzare. Gli evidenziatori non sono, come una volta, di pochi colori ma di una sconfinata palette cromatica: lo stesso vale per i post-it e gli adesivi. Legami domina questo segmento, trasformando oggetti funzionali in accessori di stile. Tra gli oggetti più desiderati ci sono le penne cancellabili. Le più richieste sono quelle in edizione limitata: una volta diventate rare, su eBay si trovano a prezzi elevati, come la penna Yeti che arriva a costare anche 300 euro. «Un fenomeno che andrebbe studiato a parte», sottolineano le cartolaie piacentine. La penna cancellabile, retaggio delle scuole elementari degli anni Novanta, diventa metafora, più che una questione di praticità: sembra il riflesso di una generazione che cerca nella tecnologia della scrittura la stessa reversibilità che trova nel mondo digitale.
Nello zaino scolastico di oggi convivono mondi apparentemente inconciliabili. Accanto all’iPad, simbolo della scuola digitale, resistono i quaderni a righe e gli evidenziatori, testimoni di una tradizione che non vuole arrendersi. La matita, oggetto primordiale della scrittura, condivide lo spazio con power bank e cuffie bluetooth. È il ritratto di una generazione ibrida, che non ha mai conosciuto un mondo senza internet ma che ciononostante usa ancora le penne cancellabili. Lo zaino del 2025 è un archivio emotivo che racconta ancora chi siamo e chi vorremmo essere. Tra vecchio e nuovo, tra necessario e desiderato, si compone il ritratto di una generazione che cerca la sua identità in un mondo in costante cambiamento.



