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Jim Thorpe, «il più grande atleta del mondo» e le medaglie rubate

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Discendente delle tribù Sauk e Fox, Thorpe fu tra gli atleti più forti del ventesimo secolo. Vinse due ori olimpici a Stoccolma 1912, ma le medaglie gli vennero ritirate. Fu anche un giocatore professionista di baseball e football. Divo dello sport, Burt Lancaster lo interpretò in un film, ma morì in povertà e venne riabilitato solo trent’anni dopo

Alla fine della guerra civile americana, dopo la resa degli Stati confederati e la vittoria dell’Unione, il governo statunitense si trovava dinnanzi un grande problema: quale politica adottare nei confronti dei nativi americani con cui la popolazione di discendenza bianca si trovava a convivere? Si scelse di destinare a loro un territorio che coincideva con l’attuale Stato dell’Oklahoma. In quella riserva, il 28 maggio 1887 (o 1888, le fonti sono incerte e non c’è documentazione precisa), nasce il più grande sportivo statunitense del primo Novecento: James Francis Thorpe, detto Jim.

Il padre è un cacciatore di origini irlandesi, la madre è una nativa, delle tribù Sauk e Fox. Jim ha un gemello e altri nove fratelli e viene cresciuto come nativo americano. Ha anche un nome in lingua nativa: Wa-Tho-Huk, che significa sentiero lucente. Già da piccolo è un atleta eccellente. Primeggia in ogni sport che pratichi. Quando si trova lontano da un campo da gioco, però, è un ragazzo silenzioso e malinconico. La perdita del fratello gemello e della madre sono due colpi da cui si riprende a fatica. 

Per il giovane Jim la salvezza è lo sport. Quando ha un avversario contro, lo spirito agonistico che brucia in lui gli fa dimenticare tutte le sfortune che gli ha riservato la vita. Alla Carlisle Indian School è il leader delle squadre di football, baseball e atletica, ma non disdegna il lacrosse e le competizioni di ballo da sala. Diventa famoso perché porta la sua piccola scuola a vittorie insperate contro college blasonati come Harvard e l’Army, la squadra dei giovani cadetti dell’esercito. Quel giorno tra gli avversari c’è anche il futuro presidente Dwight Eisenhower.

Il suo successo più grande arriva nel 1912. In primavera inizia ad allenarsi in tutte le specialità dell’atletica leggera: salti, velocità, corsa a ostacoli, lancio del disco, del giavellotto, del peso. Ai trials olimpici sbaraglia tutta la concorrenza, e ottiene un posto per partecipare ai Giochi di Stoccolma con il Team Usa.

Sono giorni impegnativi per Thorpe. Nella capitale svedese partecipa alle gare di salto in lungo e salto in alto e nelle prove multiple di pentathlon e decathlon. Queste due specialità sembrano costruite appositamente per il super atleta Jim Thorpe, che eccelle in ogni disciplina che pratica. E il nativo americano diventerà il volto delle Olimpiadi di Stoccolma, vincendo la medaglia d’oro in entrambe le prove multiple. Al ritorno in patria, Thorpe è ormai una leggenda. Il New York Times e gli altri quotidiani gli dedicano colonne in prima pagina, viene organizzata una parata in suo onore a Broadway. 

Un mese dopo, però, scoppia il primo scandalo dello sport moderno. La Amateur Athletic Union accusa Thorpe di aver ricevuto una manciata di dollari per giocare alcune partite estive di baseball. Le cifre sono ridicole, ma si va comunque contro il regolamento delle Olimpiadi. Pierre de Coubertin, il fondatore dei Giochi, voleva che le gare fossero riservate agli amatori. I pagamenti provano invece che Thorpe fosse già un atleta semiprofessionista, e gli vengono ritirate le due medaglie d’oro. 

Negli anni successivi Thorpe diventa effettivamente un professionista. Gioca nelle leghe di baseball e football americano ed è sempre tra i migliori, soprattutto nel secondo. Il suo nome sarà tra i primi inclusi nella Pro Football Hall of Fame. 

Dopo il ritiro dallo sport, Thorpe si trasferisce a Los Angeles. È una star, anche se in declino, e ha qualche piccolo ruolo in film western. Ma fa fatica ad adattarsi a questa nuova vita. Inizia a bere, troppo, cade nell’alcolismo. Nel 1951 la sua storia viene impressa nel film Jim Thorpe – All-American, in cui viene interpretato dal divo Burt Lancaster. Per lui però non c’è più successo. Gli viene diagnosticato un cancro, ed è anche in gravi difficoltà finanziarie. La moglie Patricia ammette che ha finito tutto. Viene aiutato dagli amici ma muore due anni dopo, nel 1953, per un attacco di cuore. La natura gli aveva donato un fisico erculeo e un talento sconfinato, ma la dea fortuna si era voltata poche volte dalla sua parte. Il tempo riparò però alcune delle ingiustizie che aveva dovuto vivere. Nel 1982, dopo una battaglia durata 70 anni, il presidente della commissione olimpica Juan Antonio Samaranch disse che nel 1912 Thorpe era ancora effettivamente un amatore. In una cerimonia simbolica le sue medaglie vennero restituite a due dei suoi figli. In un sondaggio del 1999 tenuto da Sports Illustrated, gli americani lo misero al terzo posto tra gli sportivi migliori del ventesimo secolo, dietro solo a icone come Babe Ruth e Michael Jordan. Le parole più belle rimangono quelle pronunciate da re Gustav di Svezia durante le premiazioni delle Olimpiadi nel 1912. «Signore», disse piano Gustav a Thorpe, quasi per confidarsi, «lei è il più grande atleta del mondo».

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