Rosso per i repubblicani, blu per i democratici: tende a ridursi a questa dicotomia la democrazia rappresentativa americana con l’avvicinarsi delle elezioni. Eppure non è rara la presenza di ulteriori candidati, di terza parte o indipendenti, destinati a giocare un ruolo cruciale nell’intero processo elettorale e alterare in modo significativo l’esito del voto popolare e del collegio elettorale. Definiti spoiler candidate quando l’opinione pubblica è certa dell’impossibilità della loro vittoria, capita che questi attraggano elettori che, in principio, avrebbero potuto votare per uno dei nomi principali.
1912, Theodore Roosevelt Jr.
Già presidente dopo la morte di William McKinley, assassinato nel 1901, in seguito alla presidenza di William Howard Taft decide di candidarsi nuovamente undici anni più tardi. Il Partito repubblicano cui apparteneva, però, gli preferisce la riconferma di Taft. Roosevelt si allontana e fonda il Partito progressista, destinato a vita breve: nato nel 1912, tenuto insieme dalla presenza e dal nome di Roosevelt, inizia a sfaldarsi nel 1919. Nel 1912 Roosevelt, candidato di terza parte, porta a una spaccatura del voto repubblicano a vantaggio del candidato democratico, Woodrow Wilson, che vince le elezioni al Collegio elettorale.
1968, George Corley Wallace
«Il perdente più influente del ventesimo secolo», secondo i biografi Carter e Lesher: il governatore dell’Alabama George Wallace si presenta alle elezioni presidenziali ben quattro volte, sia con il benestare del Partito democratico sia come volto del Partito indipendente americano. Ritenuto fin da subito spoiler candidate delle elezioni del 1968 a causa delle sue convinzioni favorevoli alla segregazione razziale, ritenute problematiche, ottiene comunque la maggioranza in cinque Stati del Sud (tra cui la sua Alabama). A vincere le elezioni è il candidato repubblicano Richard Nixon.
1992, Henry Ross Perot Sr.
Miliardario e inizialmente poco interessato alla politica, inizia ad attivarsi in aperta opposizione alla guerra del Golfo. Si presenta alle elezioni nel 1992 come indipendente e, pur non ottenendo la maggioranza in nessuno degli Stati, il suo viene riconosciuto come il miglior risultato portato a casa da un candidato terzo nella storia moderna degli Stati Uniti: è tra i preferiti dei moderati e ottiene il 18,9 per cento del voto popolare. George H.W. Bush, presidente in carica, perde contro il democratico Bill Clinton. Nel 1996 Ross Perot si candida di nuovo con il Partito della riforma ma porta a casa solo l’8,4 per cento del voto popolare. A vincere è di nuovo Clinton.
2000, Ralph Nader
Rappresentante del Partito verde, ottiene poco meno del 3 per cento del voto popolare, eppure la sua partecipazione alle elezioni fa sì che il Nader effect diventi sinonimo dello spoiler effect. Al Gore porta a casa il 48,38 per cento dei voti contro il 47,86 per cento di George W. Bush, che però vince le elezioni grazie al Collegio elettorale. I sostenitori di Gore insistono che sia stata la presenza di Nader a permettere indirettamente la vittoria di Bush e a consegnare gli Stati Uniti ai repubblicani.
Le elezioni del 2024 non vedranno in campo solo i poli opposti, Donald Trump e Kamala Harris, anche se il numero dei candidati comincia a scendere. È il caso di Mike Pence, vicepresidente sotto l’amministrazione Trump, che ha annunciato la sua candidatura a giugno 2023 e l’ha sospesa a ottobre dello stesso anno, e di Robert F. Kennedy Jr., inizialmente papabile per la nomination democratica e poi candidato indipendente, che si è ritirato ad agosto 2024.
Ancora in gioco il chiacchierato Cornel West, verde, poi indipendente. Come spoiler candidate West potrebbe rappresentare un ostacolo per i democratici in Stati chiave come il Michigan, ma il suo rapporto con Robert F. Kennedy Jr. sta facendo dubitare alcuni suoi potenziali elettori. Segue Jill Stein, candidata dei verdi: anche lei potrebbe rappresentare un pericolo per i democratici che già la accusano di aver contribuito, nelle elezioni del 2016, a un saccheggio di voti ai danni della democratica Hillary Clinton. Il Partito libertario ha candidato Chase Oliver, giovanissimo personaggio apertamente contro, tra le altre cose, il supporto militare continuo a Israele e Ucraina, la pena di morte e… il dover votare per il male minore.
Nonostante la lista dei candidati sia più lunga, e consultabile su Ballotpedia, sono questi i nomi destinati a plasmare il futuro prossimo degli Stati Uniti d’America.
Per saperne di più: il collegio elettorale
Nelle elezioni presidenziali statunitensi il collegio elettorale è un sistema basato non sul voto popolare diretto ma quello di un gruppo ristretto di grandi elettori, il cui numero varia di stato in Stato. Per queste elezioni e quelle del 2028 la composizione del collegio elettorale farà affidamento al censimento sulla popolazione del 2020, per cui i grandi elettori per stato vanno da un minimo di 3 per l’Alaska a un massimo di 54 per la California. Saranno i 538 grandi elettori a eleggere formalmente il presidente secondo il principio della maggioranza assoluta: per insediarsi alla Casa Bianca saranno, dunque, necessari almeno 270 voti elettorali.




