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Come funziona la Corte Suprema americana

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È l’organo posto al vertice dell’ordinamento giudiziario degli Stati Uniti. I suoi componenti vengono nominati direttamente dal presidente americano e per questo ha un’importante connotazione politica, seppur indiretta

Con un’importante sentenza, resa il 1 luglio di quest’anno, la Corte Suprema americana ha concesso al candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump una semi-immunità per i noti eventi culminati con l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Per capire come funziona la Corte Suprema, basti sapere che essa è un organo che, nel sistema americano, riveste particolare importanza e che infatti, al pari della Corte Costituzionale italiana, si pone al vertice del potere giurisdizionale. Ha sede a Washington e si compone di nove giudici (uno dei quali riveste la funzione di presidente), scelti direttamente dal presidente degli Stati Uniti. Non è necessaria alcuna particolare qualifica per la nomina, così come non c’è alcun limite d’età: tuttavia, per consuetudine, i suoi membri sono scelti fra personalità di spicco con studi giuridici o, comunque, con esperienze pregresse nel settore legale.

Successivamente alla nomina, è necessario che i giudici vengano confermati dal Senato. Il rigetto, in questi casi, è un evento particolarmente raro e ciò in quanto, dato l’alto impatto mediatico della nomina dei giudici, eventuali nomine “problematiche” vengono ritirate dallo stesso presidente o rifiutate dal diretto interessato. Tuttavia ci sono stati, nella storia americana, casi di diniego da parte del Senato. Ricordiamo, in questo senso, la nomina nel 1987 di Robert Bork da parte dell’allora presidente Ronald Reagan. In questo caso, dopo 12 giorni di audizioni, la nomina venne respinta perché il giudice designato fu giudicato interprete troppo conservatore della Costituzione da parte delle opposizioni.

La carica di giudice della Corte Suprema ha durata vitalizia: è possibile la nomina di un nuovo giudice, quindi, solo in caso di morte di uno di quelli in carica, com’è avvenuto in seguito al decesso della giudice Ruth Bader Ginsburg il 18 settembre 2020, oppure a seguito di dimissioni volontarie, come, invece, nel caso del giudice Stephen Breyer nel 2022.

Tra i compiti principali della Corte Suprema c’è la funzione di giudice unico per cause inerenti al personale diplomatico statunitense o qualora uno Stato sia parte diretta in causa. La Corte Suprema ha poi funzione di giudice di ultima istanza in materia di Costituzione e leggi federali. Tale funzione, però, non si traduce in un diritto per il cittadino, ma è sottoposta all’insindacabile giudizio, da parte della Corte stessa, a seguito di una specifica istanza promossa dalla parte soccombente di un processo. Fra i criteri che determinano l’ammissibilità dell’istanza, seppur rimessi alla libertà della Corte Suprema, rientrano interpretazioni difformi, sentenze non conformi all’orientamento della Corte o questioni irrisolte.

Altro importante compito è la judicial review of legislation, la verifica e valutazione della conformità delle leggi alla Costituzione, siano esse leggi statali o federali. La Corte Suprema, nel corso della storia americana, è intervenuta più volte sancendo l’incostituzionalità di diverse leggi e tracciando i confini giuridici di quelli che sono gli Stati Uniti d’America attuali. In questo senso le pronunce della Corte hanno spaziato dai diritti civili degli afroamericani ai matrimoni fra persone dello stesso sesso e, ancora, dal diritto all’aborto al sovraffollamento nelle carceri.

La nomina di un nuovo giudice della Corte Suprema, provenendo direttamente dal presidente degli Stati Uniti, ha forti connotazioni politiche. Ha fatto particolarmente discutere, alla morte della giudice Ginsburg, la nomina quasi immediata di Amy Coney Barrett da parte di Donald Trump ad appena una settimana dalle elezioni presidenziali. Le ideologie di quest’ultima, infatti, sono di stampo prettamente conservatore e diametralmente opposte a quelle di colei che l’ha preceduta (che era stata nominata da Bill Clinton), in particolare in materia di diritti Lgbtqia+ e aborto.

L’orientamento della Corte, o meglio dei suoi componenti, si divide infatti in liberale o conservatore, e ciò a seconda sia del presidente degli Stati Uniti cui spetta la nomina sia sulla base delle votazioni espresse dai membri della Corte nelle singole sentenze. Spesso i giudici conservatori utilizzano, come base delle proprie motivazioni, la teoria originalista della Costituzione, un’interpretazione della stessa slegata da influenze politiche e pensiero moderno, basata sull’intenzione dei redattori originali del testo costituzionale o, comunque, delle successive integrazioni.

La Corte Suprema americana vota a maggioranza le proprie determinazioni e il voto del presidente è equivalente a quello degli altri membri. A seguito della votazione acquista particolare importanza la stesura delle motivazioni redatta dal presidente o dal membro più anziano. Pur adottando decisioni univoche, infatti, la Corte consente ai propri membri di rendere note le proprie posizioni di assenso, seppur con diverse motivazioni, o anche di dissenso rispetto alla decisione adottata. Il presidente in carica tende a nominare giudici più giovani, per garantire per più tempo possibile una posizione degli stessi affine a sé e al proprio partito. Proprio alla luce di ciò e della profonda incidenza della Corte, esercitata attraverso le sue sentenze non solo in ambito giuridico ma anche nella vita pubblica, il ruolo vitalizio dei giudici è oggetto di dibattito politico. Joe Biden ha proposto a luglio 2024 una sostanziale riforma della Corte Suprema. I punti fondamentali della proposta incidono proprio sulla durata del mandato, con la volontà di limitarlo a 18 anni, e sull’introduzione di un codice di condotta per i giudici. Nell’assenza di una maggioranza al Congresso tale riforma non vedrà la luce, così come non si può sapere se una simile modifica avverrà o meno in futuro, magari proprio per mano della candidata Kamala Harris, che ha espresso il proprio sostegno alla proposta dell’attuale presidente.


Gli attuali giudici in carica nella Corte Suprema americana sono Clarence Thomas, nominato nel 1991 da George H.W. Bush; John G. Roberts (che ricopre il ruolo di presidente della Corte) e Samuel Alito, nominati rispettivamente nel 2005 e nel 2006 da George W. Bush; Sonia Sotomayor ed Elena Kagan, nominate nel 2009 e 2010 da Barack Obama; Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, tutti nominati da Donald Trump nel 2017, 2018 e 2020; Ketanji Brown Jackson, nominata nel 2022 da Joe Biden.

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