0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

La battaglia per l’inclusione della combinata nordica femminile nel programma olimpico

spot_imgspot_imgspot_imgspot_img

La combinata nordica è l’unico sport presente ai Giochi olimpici invernali solo al maschile. Una disciplina storica a cui le donne hanno avuto accesso molto tardi: oggi, però, chiedono a gran voce la fine di questa discriminazione. Ne abbiamo parlato con Annika Malacinski, atleta americana in prima linea nella lotta per la parità di genere nel suo sport

Annika Malacinski è un’atleta americana di 24 anni e in questi giorni si trova in Val di Fiemme perché qui sono in corso le gare olimpiche di combinata nordica, lo sport che pratica da anni. Questa disciplina ha fatto sempre parte della sua vita: sua mamma è nata in Finlandia, uno dei Paesi dove è più diffusa, suo padre è un istruttore di sci, ma soprattutto suo fratello Niklas ha ottenuto il pass per i Giochi di Milano Cortina. Annika è in Italia per fare il tifo per lui, provando sia orgoglio fraterno che frustrazione perché lei, invece, non sarà in gara. Non per una mancata qualificazione, ma perché la combinata nordica femminile non ha mai fatto – e non fa ancora – parte del programma olimpico. Un’assenza che fa rumore, soprattutto adesso che il Comitato olimpico internazionale è così impegnato nel raggiungimento della parità di genere.

La combinata nordica è una disciplina che mette insieme lo sci di fondo e il salto con gli sci, unendo la resistenza con l’adrenalina. È presente nel programma dei Giochi olimpici invernali fin dalla prima edizione del 1924 ed è considerato uno sport storicamente maschile. Negli ultimi anni, però, sempre più atlete hanno iniziato a praticarlo, tanto che nella stagione 2020/2021 c’è stato l’esordio delle donne sia nella Coppa del mondo che ai Mondiali. Ancora niente da fare, però, per i Giochi.

Annika Malacinski è tra le principali sostenitrici di questa battaglia: considera la posizione del Cio anacronistica e vorrebbe che i suoi sogni andassero di pari passo con quelli del fratello. Il suo amore per la combinata nordica è iniziato proprio osservando una gara di Niklas: «Da piccola praticavo ginnastica artistica di alto livello, ma dopo diversi gravi infortuni sono stata costretta ad abbandonarla. Mi sentivo come se avessi perso tutto. Nel 2017 sono andata a vedere la gara di Jumpin’ & Jammin’ che si tiene ogni anno a Howelsen Hill, in Colorado, a cui partecipava mio fratello. Assistere a quella competizione di salto con gli sci ha cambiato la mia prospettiva. Da atleta adrenalinica, mi sono sentita subito attratta da questo sport».

A sedici anni, Annika Malacinski scopre la combinata nordica e decide di provarla: ha già ottime basi di sci di fondo dato che, nella sua famiglia, è sempre stata un’attività regolare. «Quando ho saputo che c’era una graduale apertura per le donne, ho capito che era quello che volevo fare. All’epoca, c’erano pochissime opportunità per le ragazze, ma mi piaceva la sfida e l’idea di contribuire allo sviluppo di qualcosa di nuovo». Malacinski inizia a partecipare alle gare internazionali e, qualche anno dopo, lascia gli Stati Uniti trasferendosi a Trondheim, in Norvegia, per allenarsi con la nazionale numero uno al mondo. Un grande passo, per puntare tutto sulla sua crescita come atleta.

Se per il Cio non è ancora arrivato il momento di includere la combinata nordica femminile ai Giochi olimpici, è perché sostiene che il numero delle partecipanti non sia abbastanza ampio, che non sia uno sport diffuso a sufficienza ma limitato solo ad alcuni Paesi e che non riceva un riscontro mediatico adeguato. «Noi riteniamo che queste argomentazioni siano obsolete e incoerenti rispetto ad altre discipline aggiunte. La realtà è che, nella combinata nordica, le donne devono lottare molto di più nonostante si allenino, gareggino e si impegnino proprio come gli uomini. Oggi ai massimi livelli ci sono circa quaranta atlete e sessanta atleti, il che significa che il nostro gruppo è grande più della metà. I numeri aumentano ogni anno, ma siamo ancora nelle fasi iniziali di crescita e di partecipazione globale».

Uno sport cresce anche quando chi lo pratica sa che potrebbe avere un futuro olimpico. Tante atlete che avevano iniziato con la combinata nordica hanno deciso di cambiare strada per concentrarsi solo sullo sci di fondo o sul salto con gli sci, proprio per avere la possibilità di partecipare ai Giochi. Annika Malacinski e tante altre colleghe, invece, continuano e lo fanno chiedendo a gran voce un cambiamento con tutti i mezzi a loro disposizione. A gennaio, prima dell’inizio di una gara di Coppa del mondo, le atlete hanno alzato i loro bastoncini a forma di X, simbolo di no exception, nessuna eccezione; un anno fa avevano gareggiato con barba e baffi disegnati, per ricordare a tutti che è solo il loro genere a tenerle fuori dal palcoscenico sportivo più importante.

«Questo è il mese più difficile per me. Come atlete, dedichiamo la nostra vita allo sport. Facciamo sacrifici, rinunciamo al tempo con la famiglia e strutturiamo tutta la nostra vita attorno all’allenamento e alla competizione. Sentirsi dire che, per quanto brave si possa essere, non si avranno mai le stesse opportunità dei propri colleghi maschi è straziante e profondamente frustrante. Non si tratta di medaglie. Si tratta di uguaglianza, di rispetto e di essere considerate meritevoli. Andrò a vedere mio fratello gareggiare e ho anche intenzione di usare quel tempo per far sentire la mia voce e sostenere l’inclusione della combinata nordica femminile ai Giochi olimpici del 2030. È un periodo duro dal punto di vista emotivo, ma sono determinata a usarlo come motivazione piuttosto che lasciarmi sopraffare».

Ormai da anni, Annika Malacinski usa anche i suoi canali social per coinvolgere quante più persone possibili nel dibattito. «Il cambiamento non avviene in silenzio. Usare i miei social media per evidenziare questo problema è un modo per dare visibilità, creare pressione e sensibilizzare persone che potrebbero non rendersi nemmeno conto dell’esistenza di questa disuguaglianza. Più persone sono consapevoli, più diventa difficile ignorare la questione».

Il dispiacere maggiore per Malacinski è che, in questi anni di proteste e di contestazioni, non c’è stato un grande supporto da parte dei colleghi di combinata nordica né, più in generale, dagli atleti degli sport invernali. «L’assenza del loro sostegno mi ha sorpreso: mi aspettavo che capissero cosa significhi lottare per ottenere spazio e riconoscimento nello sport. Alcuni condividono la nostra inclusione, ma non ci hanno mai dato un incoraggiamento pubblico forte. Il loro supporto sarebbe stato di grande importanza, invece non ci siamo sentite sostenute dai nostri compagni di squadra».

Le atlete, però, non si arrendono e, nonostante i progressi ancora troppo lenti, continuano a impegnarsi, a presentare dati e a dimostrare che la combinata nordica femminile è pronta. «Credo che il cambiamento sia imminente. La parità di genere nello sport è migliorata in molti ambiti, ma è ben lontana dall’essere completa. Spero che il 2030 rappresenti la svolta, ma finché non saremo ufficialmente incluse continueremo a lottare».

Articoli correlati

L’equitazione, uno sport da donne?

L’equitazione è spesso vista come uno sport elegante e femminile, ma più si sale di livello più il campo gara è dominato dagli uomini. Barriere economiche, culturali e sociali influenzano le carriere sportive delle atlete da sempre, ma appaiono ancor più evidenti in uno sport in cui si combatte ad armi pari, nelle stesse discipline e categorie

Azzurri, ma non ancora italiani: il limbo degli sportivi senza cittadinanza

Un milione di ragazzi nati in Italia devono attendere i 18 anni per richiedere documenti italiani. A loro si aggiungono tutti i minori arrivati da bambini nel nostro Paese. Un tema dibattuto e spesso riproposto dallo sport. Ne abbiamo parlato con Mauro Berruto, membro della segreteria nazionale del Partito democratico con delega allo sport

Le Olimpiadi nell’arte: le raffigurazioni del corpo

Attraverso i secoli, il corpo dell'atleta è stato un simbolo di perfezione, vulnerabilità e identità, riflettendo i cambiamenti culturali e sociali

Le regine dimenticate dello sport: atletica e nuoto, un prestigio da riscattare

Sono nel programma olimpico fin dalla prima edizione dei Giochi dell’era moderna del 1896, ma l’atletica leggera e il nuoto vivono un successo di gran lunga inferiore rispetto ad altre discipline. Per questo negli ultimi anni si stanno moltiplicando le iniziative (anche controverse) per renderli più accattivanti per il pubblico e più remunerativi per gli atleti

La neve non è un limite: i Paesi qualificati per la prima volta ai Giochi olimpici invernali

Milano Cortina 2026 segnerà l’esordio olimpico di diverse nazioni per cui le piste innevate sono pura utopia. Tra queste gli Emirati Arabi Uniti, il cui unico impianto sciistico è Ski Dubai, all’interno di un centro commerciale. Ne abbiamo parlato con Alex Astridge, atleta emiratino che prenderà parte alla prova a cinque cerchi di slalom