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Le Olimpiadi sono roba da G7

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Il peso dei grandi del mondo sui Giochi olimpici è evidente, anche se la rassegna sportiva c’è da molto prima. Da quando è stata rifondata, il Comitato olimpico internazionale ha cercato di espandere i propri confini, organizzando edizioni in Paesi come Messico, Russia e Brasile. L’egemonia dell’Occidente, tuttavia, rimane

Se è vero che lo sport è un concetto universale, l’Olimpiade moderna nasce a Parigi e lo stesso ideale olimpico si sviluppa secondo criteri e strutture occidentali. L’ambizione dei Giochi olimpici, però, è sempre stata andare oltre i confini tradizionali. Per i suoi primi 50 anni di vita la rassegna è stata organizzata tra Europa e Stati Uniti: nel 1956 questa dicotomia è stata spezzata con la scelta di Melbourne, in Australia, come città ospitante. Nel 1968 è stata la volta dell’America centrale con il Messico, che in quel momento era una potenza emergente. Poi il Giappone nel 1964. «Se è vero che oggi è membro del G7 e che forse già allora era considerabile come Occidente, questi rappresentava pur sempre un ex nemico che occupava un ruolo rilevante nel consesso internazionale», spiega Nicola Sbetti, storico dello sport. Un’apertura c’è dunque stata nel secolo scorso, come quando durante la Guerra fredda si è deciso di organizzare i Giochi del 1980 a Mosca. Ciò che impedisce una presenza maggiore degli Stati emergenti, però, è il costo massiccio dell’organizzazione.

Secondo Sbetti, a partire dal 1972, quando la televisione ha cominciato ad avere un ruolo fondamentale, le spese hanno preso a salire: «Organizzare i Giochi ha un costo ingente anche in termini securitari. Per esempio, il loro impatto è stato molto evidente nell’edizione di Montréal 1976: la città ha faticato a riprendersi dall’investimento». I costi sostenuti hanno portato a una predominanza delle città occidentali nell’ospitalità dei Giochi, poiché meglio equipaggiate per gestire le spese.

Oltre alla dimensione economica, che rimane centrale, c’è un altro fattore: il processo di selezione del Comitato olimpico internazionale. I membri, infatti, non sono rappresentanti di una nazione ma cooptati dal nucleo originario del Cio, «che sceglie i propri membri, con una struttura prevalentemente occidentale al suo interno», sottolinea Sbetti.

Se si guarda ai prossimi appuntamenti, da un lato si constata un ritorno dell’Occidente (Parigi 2024 e Los Angeles 2028), però si guarda anche al di fuori delle superpotenze. Il Senegal ospiterà i Giochi olimpici giovanili nel 2026, ma c’è un abisso tra questi e le Olimpiadi estive o invernali. «Il fatto che si tengano in Africa dimostra che il Comitato olimpico internazionale voglia andare ovunque», continua Sbetti, «ma al momento pochi Paesi africani sono pronti per ospitare un evento così complesso e costoso».

Le Olimpiadi al di fuori del G7

Per quanto riguarda l’Africa, la situazione è complessa. Così come nel mondo del calcio molti giovani talenti africani emigrano per giocare in squadre europee, lo stesso avviene in altre discipline olimpiche, rendendo più povere le loro squadre nazionali. Tuttavia ci sono luoghi come la Rift Valley in Kenya, centro di eccellenza per il mezzofondo. «Non solo lì c’è la crema dei mezzofondisti di tutto il mondo, ma addirittura atleti occidentali vanno ad allenarsi in Kenya», spiega l’esperto. Anche altri Paesi africani stanno emergendo come ospiti di eventi sportivi internazionali. Il Rwanda, ad esempio, ospiterà i mondiali di ciclismo nel 2025, un segnale della crescente maturità di alcune nazioni africane.

L’Asia, rispetto all’Africa, ha più possibilità di diventare determinante nei prossimi anni. Ma ci sono ancora difficoltà: «L’India in questo momento è il grande nano olimpico, perché a livello di Comitato olimpico ha avuto grossi problemi di gestione e corruzione interna», osserva Sbetti. Tuttavia, il crescente successo del cricket nel Paese sta costruendo un know-how che potrebbe preparare il Paese a ospitare grandi eventi sportivi.

Infine, è discussa la possibilità che Paesi come gli Emirati Arabi Uniti o l’Arabia Saudita ospitino i Giochi olimpici. «I Giochi si basano su alcuni valori che vengono racchiusi nella parola chiave “olimpismo”», spiega Sbetti. Nella carta dei Giochi i valori fondanti esplicitati sono rispetto fratellanza, lealtà, promozione della pace, comprensione, solidarietà, fair play. Tuttavia, già due edizioni si sono tenute in Cina, dimostrando che anche Paesi non tradizionalmente democratici possono ospitare i Giochi.

L’egemonia dei Paesi del G7 sulle Olimpiadi è evidente, ma non immutabile. Con il tempo e lo sviluppo, altre nazioni potrebbero emergere come future sedi dei giochi, espandendo ulteriormente il movimento olimpico.

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