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Guida pratica alle elezioni europee

L'Ue sta per scegliere i suoi nuovi rappresentanti. Ma come funzionano le elezioni europee? E di cosa si occupa il Parlamento europeo? Scopriamolo insieme

Nell’anno più elettorale di sempre, anche l’Unione europea sta per scegliere i suoi nuovi rappresentanti. Dal 6 al 9 giugno saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento circa 360 milioni di cittadini Ue. Di questi, circa un avente diritto su sette è italiano.

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Il leader della Lega Matteo Salvini ha faticato a comporre le proprie liste, che grazie a mesi di corteggiamento serrato ospitano anche il generale-bestseller Roberto Vannacci; dopo un iniziale avvicinamento del Partito democratico Ilaria Salis si è candidata con Alleanza Verdi-Sinistra; il partito tedesco Alternative für Deutschland allude a un referendum per l’uscita della Germania dall’Ue e uno dei vicepresidenti della Commissione europea, Margaritis Schinas, si augura che Taylor Swift possa convincere i giovani a votare. Il contesto è carico di contenuti. Cerchiamo di capire cosa, come e perché stiamo per andare a votare.

Come funzionano le elezioni europee

Il prossimo giugno i cittadini dei 27 Stati membri Ue eleggeranno 720 europarlamentari, 15 in più delle elezioni europee del 2019. L’aumento è stato definito a settembre per rimanere al passo con i cambiamenti demografici che hanno interessato alcuni Paesi negli ultimi anni. Il ricalcolo ha seguito il principio di proporzionalità degressiva e a beneficiarne sono stati dodici membri, tra cui Francia, Spagna e Paesi Bassi, che hanno ottenuto due nuovi seggi (gli altri nove ne hanno ottenuto solo uno). Non è stato assegnato alcun seggio aggiuntivo all’Italia, che al momento si posiziona in terza posizione per numero di seggi, con 76, anche in ragione del suo calo di popolazione.

Ogni Paese ha la libertà di stabilire in quali e in quanti giorni votare per le elezioni europee, rimanendo all’interno dell’arco temporale indicato (in questo caso, dal 6 al 9 giugno): i Paesi Bassi, per esempio, hanno scelto giovedì 6 giugno, mentre il Belgio domenica 9, in concomitanza con le elezioni politiche. L’Italia voterà l’8 (dalle 14 alle 22) e il 9 (dalle 8 alle 23), giorni in cui verranno eletti anche i sindaci di oltre 3700 comuni.

Non esiste una modalità di voto univoca per tutti gli Stati membri. Gli unici obblighi sono l’utilizzo di un metodo proporzionale e una soglia di sbarramento non superiore al cinque per cento. In Italia lo sbarramento è al quattro per cento: questo significa che i suoi seggi verranno suddivisi proporzionalmente tra le liste che hanno ottenuto almeno il quattro per cento delle preferenze dei cittadini.

In Italia, inoltre, il voto si sviluppa in cinque circoscrizioni sovraregionali, ognuna delle quali ha a disposizione un numero di seggi calcolati proporzionalmente in base al numero di abitanti: 20 per la nord-occidentale, 15 per la nord-orientale, 15 per la centrale, 18 per quella meridionale e 8 per quella insulare. Ci si può candidare in più di una circoscrizione e, in caso di elezione in più circoscrizioni, il candidato può decidere quale accettare.

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I partiti europei sono differenti da quelli nazionali 

Dopo le votazioni e la pubblicazione dei risultati, coloro che sono stati eletti si organizzano in gruppi politici. Si tratta di gruppi divisi non per nazionalità, ma per affinità politica. Per poterne creare uno è necessaria la presenza di almeno 23 deputate e deputati di almeno un quarto degli Stati membri. Ogni parlamentare può appartenere al massimo a un gruppo politico, ma può anche decidere di far parte dei non iscritti.

I gruppi si organizzano internamente ed eleggono presidente e vicepresidente. Per esempio, il presidente di Identità e Democrazia è Marco Zanni, quota Lega. Uno dei due vicepresidenti è invece Jordan Bardella, classe 1995, presidente del partito di estrema destra francese Rassemblement National, con tutta probabilità uno dei protagonisti delle prossime elezioni europee.

Tra i vantaggi dei gruppi ci sono la possibilità di avere un ruolo nella creazione dell’agenda parlamentare e il potere decisionale sulla composizione delle commissioni parlamentari.

Nella legislatura uscente, oltre al gruppo dei non iscritti (46 parlamentari), i gruppi politici sono sette

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Cos’è il Parlamento europeo e di cosa si occupa

Negli scorsi mesi abbiamo sentito alludere alla candidatura europea di alcuni leader di partito del nostro Paese. Lo hanno fatto, per esempio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria dem Elly Schlein (poi bacchettata dall’ex leader del centrosinistra Romano Prodi). Ai membri dei governi nazionali non è permesso essere deputati europei (e viceversa). In caso di elezione, quindi, devono decidere quale dei due ruoli ricoprire. Spesso, però, la candidatura non rappresenta l’intenzione di partecipare alla vita europarlamentare, ma più una cartina tornasole del consenso popolare. In pratica: mi candido, vedo in quanti mi vogliono ancora bene, semmai ringrazio e poi riprendo a fare il lavoro che stavo facendo prima delle elezioni europee. Non è una scelta che innalza la percezione di valore dell’europarlamento. Anzi, contribuisce a un suo racconto di marginalità, quasi giocattolesco. Eppure, l’importanza di questa istituzione è notevole.

Il Parlamento europeo è un colegislatore nonché l’unica istituzione europea eletta a suffragio diretto, ogni cinque anni. Le due grandi città su cui verte sono Strasburgo (Francia), dove tutti gli europarlamentari si riuniscono una volta al mese per la seduta plenaria, e Bruxelles (Belgio), per le altre tornate e le riunioni di commissione e gruppi. Esiste poi una terza sede, in Lussemburgo, dove si trova il Segretariato generale, l’organo di coordinamento e assistenza.

Il Parlamento è suddiviso in 20 commissioni e 3 sottocommissioni: ognuna si occupa di un tema specifico e i suoi deputati vengono definiti all’inizio di ogni legislatura (la prossima sarà la decima). Ha potere di bilancio, che condivide con il Consiglio dell’Unione europea e funzione di controllo politico verso le altre istituzioni. Ma si occupa principalmente dell’approvazione e della modifica delle proposte della Commissione europea, che ha invece potere di iniziativa legislativa diretto. 

La procedura legislativa ordinaria prevede che un atto venga approvato sia dal Parlamento che dal Consiglio per entrare in vigore. In pratica, dopo che la Commissione presenta una proposta legislativa, il Parlamento fa una prima lettura dell’atto. Se lo rifiuta, la procedura si conclude senza che questo entri in vigore e per una nuova procedura sarà necessaria una nuova proposta della Commissione. Se lo accetta o lo emenda, invece, va in Consiglio, che può decidere di approvarlo (e l’approvazione dell’atto diventa ufficiale), oppure emendare e rimandarlo in Parlamento. Lo stesso fa poi il Parlamento. Alla seconda lettura del Consiglio, se non tutte le modifiche vengono approvate, si passa alla convocazione del Comitato di conciliazione, che mira a un accordo tra le parti. Se questo viene raggiunto, si passa alla terza lettura: in caso di approvazione di entrambi, l’atto viene adottato e diventa vincolante per tutti i Paesi Ue.

Questo non vale per tutti i temi: in alcuni casi (ne sono esempi casi specifici di regolazione del mercato interno) si applica la procedura di consultazione. Questo significa che la proposta di legge della Commissione viene approvata dal Consiglio e il Parlamento esprime un parere non vincolante.

Tutti tecnicismi per dire che l’europarlamento è un’istituzione che influenza parecchio la nostra vita quotidiana, anche se a volte in modo poco evidente. È il caso, per esempio, della creazione della tessera sanitaria Europea (il retro della nostra tessera sanitaria), che ci consente di avere cure mediche quando ci troviamo nei Paesi Ue ed Efta per un soggiorno temporaneo.

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A caccia di giovani elettori

Secondo Eurostat, quella di giugno sarà la prima votazione europea per circa 20 milioni di cittadini. Ma l’età minima per votare non è uguale in tutta Europa. Il Forum europeo per la gioventù si batte per abbassarla ovunque a sedici anni. In Austria, Germania, Malta e Belgio questo è già possibile. 

Anche l’età minima per candidarsi alle elezioni europee è differente tra i Paesi. L’Italia, insieme alla Grecia, è quella che richiede l’età maggiore.

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