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“Allons enfant(s) de la patrie!” | Francia, figli e natalità

All’interno del trend di denatalità in Europa degli ultimi anni c’è il caso della Francia, che ha sviluppato una serie di politiche di sostegno alle famiglie e alle generazioni future, rendendola un modello a cui aspirare

Nonostante le crisi demografiche mondiali, ai francesi piace fare figli. Secondo i dati dell’Insee (Istituto nazionale di statistica e di studi economici), dal 2012 la Francia ha mantenuto un tasso di natalità annuo sempre superiore al dieci per cento. L’attuale tasso di natalità in tutta l’Unione europea non si avvicina minimamente al livello francese. Al contrario il dato più interessante in questo senso è il drastico calo di circa sei punti solo nell’ultimo anno. Un confronto emblematico che mostra come, all’interno dell’Ue, la popolazione francese abbia mantenuto costante la sua scelta: fare figli. Perché? Perché la Francia, all’interno dell’Unione, è il Paese che valorizza di più le generazioni future. Una volontà sostenuta da politiche consolidate, a favore delle famiglie e dei loro figli, che il governo di Parigi ha voluto fortemente sposare.

La lezione della Svezia, dove fare figli non dipende dai sussidi

Il “quoziente familiare”: caposaldo delle agevolazioni per le famiglie

Tra le varie riforme, quella fiscale è sicuramente il punto-chiave con cui la Francia ha dato il suo pieno sostegno alle famiglie. Attorno a queste, è stata messa a punto una vasta manovra di sgravi fiscali in aiuto di chi voleva procreare. Il principio fondamentale utilizzato è quello del quotient familial

Tabella che spiega il criterio numerico del quoziente familiare francese

Vi è una sostanziale differenza con la politica fiscale dell’Italia: mentre nel nostro Paese vi è una tassazione individuale, in Francia questa insiste sul nucleo familiare. La logica nel processo di calcolo del quoziente è che ogni individuo adulto abbia un valore uguale a 1, mentre ogni figlio abbia valore di 0,5. In questo caso la tassazione non andrà sul reddito complessivo del nucleo familiare, bensì sul reddito disponibile di ogni membro. 

La divisione della porzione di reddito per il quoziente della famiglia sarà dunque molto più bassa. 

Le altre riforme economico-fiscali introdotte accompagnano e supportano le famiglie dalla nascita dei figli e per tutte le fasi cruciali del periodo educativo. Il principio che le guida è l’art. 512-1 del Codice di sicurezza sociale: «Ogni persona francese o straniera residente in Francia, che abbia a carico uno o più figli residenti in Francia, usufruisce delle prestazioni familiari per questi ultimi». 

In sunto, questi i principali punti delle riforme:

  • Allocation familiale: assegno a favore delle famiglie che hanno almeno due figli a carico. L’importo sale fino al terzo figlio, per poi avere un valore fisso per ogni figlio ulteriore;
  • Prestation d´accueil du jeune enfant: un sostegno strutturato in quattro parti per tutte le famiglie con figli, nati o adottati, con età inferiore ai tre anni. Gli aiuti sono: il bonus nascita o il bonus adozione, l’assegno di base, l’assegno condiviso per l’istruzione dei figli e la libera scelta dell’integrazione per l’assistenza all’infanzia; 
  • Prime à la naissance (ou à l’adoption): sostegno erogato alle famiglie con neonati. Il premio varia in base al numero dei figli a carico e dall’occupazione o meno di ambedue o solo uno dei genitori;
  • Allocation de rentrée scolaire: ne usufruiscono le famiglie che hanno figli tra i sei e i diciotto anni che frequentano la scuola dell’obbligo. Il sostegno è concesso solo alle famiglie sotto una determinata soglia di reddito, e il valore per ogni singolo figlio aumenta in base alla fascia d’età (6-10, 11-14, 15-18);
  • Allocation de soutien familial: aiuto economico per il singolo genitore con a carico uno o più figli (massimo due). Il sostegno si eroga con una quota mensile;
  • Complément familial: altro sostegno, che però è indirizzato a famiglie con almeno tre figli. Anche in questo caso si parla di un contributo mensile per figlio, che deve avere meno di ventuno anni, il cui valore varia in base al reddito familiare.

Questi sono i punti principali di una politica di sostegno ancora più strutturata, che tocca tra i tanti punti l’educazione dei figli, i congedi parentali e le situazioni più difficili (un figlio portatore di handicap). Non è un caso che tutti i dati riguardanti l’infanzia, in Francia, siano molto più elevati, oltre che rimasti più stabili, rispetto al resto d’Europa. 

I dati confrontano le politiche per le nuove generazioni

Analisi che mostra il tasso di fertilità in Francia, a paragone con quello italiano e quello dell’UE
Grafico riguardante il tasso di lavoro part-time, con focus su Francia, Italia e UE

Tra i grafici sopra, forniti da Ocse ed Eurostat, notiamo come negli ultimi dieci anni la Francia abbia mantenuto un tasso di fertilità superiore alla media dell’intera Ue e ancor di più dell’Italia, tenendosi stabilmente vicina al due per cento. Potrebbe esserci una diretta correlazione: si nota infatti che la percentuale di individui che lavorano part time è simile tra i tre valori messi a confronto, ma i valori cambiano drasticamente quando si parla di lavoro part time involontario. In Francia questo fenomeno è nettamente meno presente rispetto al nostro Paese (38 per cento contro 66). In Francia il part time è una scelta consapevole: le famiglie sanno che il governo sostiene i neo-genitori che vogliono destreggiarsi tra lavoro e famiglia.

Il modello francese può essere un’isola felice a cui aspirare per contrastare il progressivo calo demografico all’interno dell’Unione europea. La Francia, per dirla come i fratelli Cohen, Non è un Paese per vecchi

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