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Giochi olimpici di Parigi: l’altra faccia della medaglia

Liberté, égalité, accessibilité! Per i suoi Giochi olimpici, la Francia ha collocato il cuore degli eventi a nord, nel dipartimento della Seine-Saint-Denis. Nelle famose cités, l’area più giovane e povera del Paese. Una scommessa coraggiosa, ma che cela zone d’ombra. Ne abbiamo parlato con il collettivo Le revers de la Médaille

Quest’estate sarà all’insegna del bleu, blanc, rouge. La Francia si preparava già a vivere sotto i riflettori nelle settimane dei Giochi olimpici, quando il presidente Emmanuel Macron, il 9 giugno, ha annunciato lo scioglimento dell’Assemblée nationale. 

Una mossa che ha sorpreso gli altri Paesi dell’Unione e che ha sconvolto i francesi. In tutto questo trambusto, i Giochi olimpici, o  Jop (Jeux olympiques de Paris) come li abbreviano i francesi, sembrano essere passati in secondo piano. Eppure, per gli atleti, per il comitato olimpico e per gli abitanti della Ville lumière, lo spettacolo continua: il 26 luglio, salvo complicazioni legate alla sicurezza, una grandiosa cerimonia di apertura illuminerà la Senna e la Tour Eiffel. Lo Stade de France, nel dipartimento della Seine-Saint-Denis, è stato rimesso a nuovo per l’occasione, pronto ad accogliere sportivi e spettatori da tutto il mondo. Il comitato olimpico ha promesso, nell’ordine, di rompere gli schemi, di rivoluzionare i Giochi, di renderli accessibili a tutti. Un trittico ambizioso e altisonante che fa storcere il naso a chi, da più di un anno, osserva cosa succede dietro le quinte.

Le revers de la médaille: un anno di “pulizia sociale”

Siamo ormai abituati a questo discorso. Le città incaricate di ospitare i Giochi olimpici costruiscono la propria vetrina, ne curano i dettagli, lustrano ogni angolo. Ma nascondono anche temporaneamente sotto il tappeto le zone insalubri, i senzatetto, la povertà, le lavoratrici del sesso, tutti coloro che vivono ai margini della società. Lo abbiamo visto succedere a Rio de Janeiro nel 2016 e a Londra nel 2012, uno dei modelli dell’organizzazione parigina. 

A giugno del 2024, il collettivo Le revers de la médaille, l’altra faccia della medaglia, ha pubblicato un rapporto dettagliato su quella che ha definito una «pulizia sociale» in vista dei Giochi olimpici. «Con “pulizia sociale”», si legge nel comunicato stampa, «definiamo il maltrattamento, l’espulsione e il rendere invisibile la popolazione categorizzata da parte delle autorità come indesiderabile nei luoghi in cui avranno luogo le Olimpiadi».

Un termine forte, ma quasi un eufemismo, secondo Paul Alauzy, coordinatore di Médecins du Monde e portavoce del collettivo. «Tutte queste azioni», spiega Alauzy, «hanno un impatto notevole sulla salute mentale delle persone. Molti hanno subìto numerosi traumi: la sofferenza del momento in cui hanno lasciato il loro Paese d’origine e la loro famiglia, la sofferenza del viaggio. L’arrivo, infine, in un Paese che pensavano essere un paradiso dei diritti dell’uomo e nel quale si ritrovano invece a vivere per strada. A tutto questo, lo Stato aggiunge ulteriore violenza. I minori, in particolare, cacciati a più riprese dalle loro abitazioni, cominciano a esprimere pensieri ricorrenti di morte».

Nel suo rapporto, Le revers de la médaille denuncia l’aumento delle espulsioni del 38 per cento nel giro di un anno. 12.545 persone, delle quali 3.434 minori, sono state sgomberate da accampamenti abusivi ed edifici occupati nei quali, in alcuni casi, vivevano da anni. Lo sgombero più mediatizzato è stato senz’altro quello dello stabilimento Unibéton, occupato dal 2021 da una comunità multietnica composta da più di 500 persone. L’immenso edificio abbandonato si trova nella stessa strada di uno dei villaggi olimpici.

Il collettivo Le revers de la médaille denuncia inoltre la mancanza di soluzioni: le persone sgomberate vengono il più delle volte inviate verso i Sas, centri di accoglienza temporanei creati per l’occasione nella periferia del Paese per decongestionare la capitale, allontanando in questo modo le persone più fragili dai propri punti di riferimento. I minori dalle scuole, gli adulti dai loro lavori precari. «Lo Stato disperde la miseria», conclude Alauzy.

Oltre al danno, la beffa

Il fine giustifica i mezzi? I Giochi olimpici sono più importanti delle 500 persone che vivevano a Unibéton? Certo, si tratta di fare bella figura agli occhi del mondo. Lo abbiamo già visto succedere. Eppure, a Parigi c’è dell’altro. C’è che il comitato olimpico ne aveva fatto una questione di principio. Lo slogan è Ouvrons grand les Jeux, spalanchiamo i Giochi. «Parigi 2024», si legge sul sito ufficiale dell’evento, «ambisce a fare il possibile per permettere a quante più persone possibile di condividere l’emozione delle Olimpiadi; che siano più responsabili, inclusive, imparziali e spettacolari che mai». Una frase che suona come una beffa per il collettivo Le revers de la médaille e non solo.

Uno dei virtuosi obiettivi del comitato olimpico è anche quello di integrare il dipartimento della Seine-Saint-Denis (93), noto in Francia per essere il dipartimento più povero, ma anche il più giovane e criminogeno del Paese. Situato a nordest di Parigi, a ridosso della capitale, la Seine-Saint-Denis è il dipartimento in cui si trova lo Stade de France e dove avrà luogo l’80 per cento delle attività sportive olimpiche, oltre alla cerimonia di chiusura e a numerose prove dei giochi paralimpici.L’occasione di una vita, per molti dei giovani incasellati nell’aggettivo “svantaggiato”, sfavoriti in partenza rispetto ai loro coetanei provenienti dagli altri dipartimenti francesi.

Eppure, l’associazione locale La Seine-Saint-Denis au coeur denuncia tutt’altro: ogni estate, dal 2021, la prefettura propone ai giovani delle cités di partecipare al dispositivo Quartiers d’été, una serie di iniziative, attività e progetti volti ad animare la vita dei giovani che non possono partire in vacanza nei mesi più caldi dell’anno. Quest’anno, per la prima volta, è stato proposto agli adolescenti di partire in vacanza oltre i confini dell’Île-de-France. Il portafoglio per finanziare le partenze è lievitato, mentre quello per le attività locali si è azzerato. Non avrebbe più senso permettere loro di assistere ai Giochi?

Comme un déjà-vu

Per gli abitanti di lunga data della Seine-Saint-Denis, questi Giochi olimpici sono un déjà-vu. Già nel 1998 avevano ascoltato e creduto nelle promesse di riabilitazione dei loro quartieri attraverso lo sport. All’epoca, la scommessa portava il nome di Stade de France, inaugurato con un’amichevole tra le nazionali di Francia e Spagna per essere l’epicentro dei mondiali di calcio casalinghi di quell’anno, vinti proprio dai transalpini. La scommessa durò molto poco.

Anche questa volta, la promessa di un’eredità positiva dei Giochi olimpici rischia di essere piuttosto effimera. Anzi. Secondo Alauzy, l’eredità sarà piuttosto antisociale: «La pulizia sociale in occasione dei Giochi olimpici è stata una vera opportunità per lo Stato francese. Sono riusciti nel loro intento: accelerare un processo che avevano messo in moto da anni».

Il collettivo Le revers de la médaille aveva promesso di non intervenire durante i Giochi. Di fronte al rifiuto da parte del comitato organizzativo di cercare insieme soluzioni alternative alla pulizia sociale in atto, la promessa diventa sempre più difficile da mantenere.

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