0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

3 | Sulla generazione Precaria

spot_imgspot_imgspot_imgspot_img

L'editoriale di presentazione del terzo numero di Prismag e una selezione di articoli sfogliabili. La versione completa è disponibile per gli abbonati

Clicca qui per la versione per cellulari, a pagine singole

Vuoi leggere questa uscita? Clicca qui o abbonati per avere tutti i nostri numeri!

Editoriale di presentazione (di Francesco Stati)

Fragili, dal futuro incerto, con contratti di lavoro al ribasso, figli di un mondo sempre più conflittuale. C’è chi chiama la generazione dei nati dal 1996 in poi GenZ, generazione Zeta. Noi proponiamo una nomenclatura diversa: GenP, generazione Precaria. Precaria nella vita, nelle relazioni, nella salute, nei diritti negati e nel lavoro, un po’ come i poco più grandi Millennial. Quelli del «ti vogliamo a tempo pieno, ma a partita Iva»; «in pensione mai»; «il riscaldamento globale? Un’esagerazione»; «ti pago in visibilità».

Chi oggi si avvicina con sempre più ansia ai 30 anni è figlio o nipote di una generazione, quella del boom economico, che ha lasciato dietro sé un mondo incerto, inospitale e privo di opportunità. Mancano incentivi, occasioni, paghe all’altezza, perfino nel settore pubblico. A risentirne, spesso, è la salute mentale, carenza sempre più trasversale del nostro tempo, ma anche l’arrivo del benessere economico, che si sposta sempre più in là negli anni. 

E come si è posto rimedio in Italia? Non con sostegni e agevolazioni, ma “allungando” la giovinezza. Nel nostro Paese si è adulti dopo i 35 anni. Nei Paesi ricchi, in media, non si va oltre i 26, 29 quando va male. Un modo per uno Stato inefficiente e vecchio di deresponsabilizzarsi e dare una giustificazione a quelle aziende per cui, finché sei giovane, la giusta paga «non è una priorità». Nel frattempo, le guerre in giro per il mondo flagellano le nuove generazioni delle aree colpite e contribuiscono alla crescente instabilità del presente e del futuro di tutti.

Con il nostro terzo numero vogliamo dare una voce a questa generazione. Lo facciamo raccontando le crisi di insegnanti, operai, giornalisti, lavoratori dello spettacolo, indagando il racconto del precariato nell’arte, parlando delle storie dimenticate dei giovani serbi e del Tigray, dell’emergenza in Palestina e di quei ragazzi che, delusi dalla loro patria, scelgono di abbracciare l’estremismo. Questo e molto altro con l’obiettivo di lanciare un moderno j’accuse: c’è una generazione che non si arrende e lotta. Non tanto per avere un futuro, ma per prendersi il presente che le spetta.

Unisciti a noi: abbonati!

In questo numero

Articoli correlati

Il diritto al lavoro nell’era del precariato

Il mercato del lavoro è caratterizzato da precarietà e forme contrattuali flessibili. Il lavoratore è tutelato dalla legge? Ecco come si è arrivati a questo punto, dove il futuro appare sempre più incerto

Cosa lega i giovani europei al jihad (no, Hamas non c’entra)

Il recente attacco di Hamas ha rievocato l’ondata di attentati jihadisti compiuti dall’Isis in Europa tra il 2015 e il 2017. Come si stanno muovendo l’Ue e l’Italia per contrastare la radicalizzazione islamista? Lo abbiamo chiesto a Luca Guglielminetti, ambassador italiano per il Radicalisation Awareness Network

Vita di un precario

Come si diventa precario e cosa vuol dire andare in pensione dopo aver lavorato in queste condizioni? Ne abbiamo parlato con Eleonora Voltolina, fondatrice di Repubblica degli Stagisti, e con Anna Vinci, co-fondatrice di Ciao Elsa

Il labirinto dei giovani nel mondo della scuola

I giovani insegnanti precari ci raccontano la difficile strada per raggiungere il posto di ruolo, tra concorsi incerti, cambiamenti normativi e una sensazione di totale incertezza

Portare il mostro a lavoro: la salute mentale nel precariato

L’instabilità occupazionale influenza la salute mentale dei giovani e la loro possibilità di immaginare il futuro. Ne abbiamo parlato con Eva, che ha frequentato il Centro diurno per la salute mentale dell’Asl Roma 2, e Francesca Carrani, specializzanda in Psichiatria