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Figli di un mondo adulto fragile

La fotografia dei giovani tra i diciotto e i trentaquattro anni restituisce l’immagine di una generazione in equilibrio precario. Ma secondo il pedagogista Guido Tallone, «la vera fragilità oggi è negli adulti»

Immaginate un concerto di Ligabue sold out a Campovolo, centomila voci all’unisono. Moltiplicatele per trenta. Otterrete il numero di giovani tra i diciotto e i trentaquattro anni che abbiamo perso in Italia negli ultimi vent’anni. Tre milioni in meno, colpa del cosiddetto inverno demografico. Lo dice l’Istat in un’indagine su giovani e Mezzogiorno pubblicata nell’ottobre 2023. Hanno più comfort rispetto ai coetanei di inizio millennio, ma questo non si traduce in un maggiore benessere: il rapporto Bes dell’istituto di Statistica, l’insieme di indicatori che valuta il progresso di una società non soltanto dal punto di vista economico ma anche sociale e ambientale, attesta a quota 19 la percentuale di ragazzi che non studiano e non lavorano, i Neet, a fronte di una media europea dell’11,7 per cento. Se si aggiunge l’aumento del consumo di ansiolitici (Rapporto nazionale 2022 L’uso dei farmaci in Italia realizzato dall’Osservatorio nazionale sull’impiego dei Medicinali e dall’Agenzia italiana del farmaco), viene fuori la fotografia di una generazione di giovani fragili in equilibrio precario. Attenzione, non è detto che sia la più fragile.

«I giovani oggi non soltanto non hanno voce, ma pesano sempre meno quantitativamente. Hanno a disposizione tecnologie impensabili rispetto a trent’anni fa, eppure stanno male, molto più dei loro nonni alla stessa età. Sono figli di un mondo fragile». Guido Tallone è pedagogista e formatore del Gruppo Abele di Torino. In quasi quarant’anni di impegno nel sostegno alle famiglie e alle comunità educanti, di giovani ne ha incontrati tanti, mondi e generazioni diverse, storie uniche, mai soltanto numeri. Oggi scrive libri: uno su tutti, il Vocabolario dell’educare, una riflessione sul vocabolario quotidiano con cui costruiamo le nostre relazioni, nato dall’incontro con piccoli gruppi di genitori, insegnanti, educatori e operatori del mondo dello sport accomunati da un bisogno di condivisione del loro difficile compito educativo.

Giovani fragili privati del passato, scaricati dal futuro

Di cosa è fatto il malessere dei giovani che si affacciano nel mondo adulto? «Io credo che la società li abbia in qualche modo privati dello sguardo in avanti. I loro bisnonni arrivavano da tempi difficili: non c’era casa in cui non incombesse il ricordo dell’ultima guerra. L’orrore dei bombardamenti era verbalmente presente, ma era alle spalle. Con molta meno tecnologia di quella a cui si ha accesso oggi, si procedeva verso il domani con uno sguardo carico di fiducia. Oggi i giovani ce l’hanno davanti l’orrore, non più dietro le spalle». Tallone pensa al pianeta che si sta consumando, ai segnali inequivocabili di un ambiente che non viene custodito e tutelato come si dovrebbe, alle guerre che si combattono nel mondo, alla fragilità a cui ci ha messo di fronte la pandemia. «Ai giovani è stato tolto il passato per non farli soffrire. Nel frattempo, il futuro si è caricato di negatività e così si sentono schiacciati in un presente da cui non possono uscire». Privati delle radici e con la strada sbarrata rispetto al domani. Come ci si sente? «Senza il respiro della storia e il divenire del progetto, l’ansia è inevitabile».

La vera fragilità oggi è nel mondo adulto

Cosa significa avere diciotto anni nel 2024? «Non amo dipingere i giovani come fragili. Io penso che la realtà sia più complessa, che i giovani siano stati resi fragili da adulti emotivamente immaturi. La vera fragilità oggi è degli adulti, che hanno creato una filastrocca di participi passati nei confronti dei figli: ipercontrollati, in certi casi geolocalizzati, caricati di aspettative e poi scaricati in un contesto in cui non sono liberi di sbagliare. E invece l’errore è prezioso, è la medicina per crescere. Tutto questo scenario genera un senso di precarietà, che si accentua con l’ingresso in un mondo del lavoro in cui il primato del denaro è sbilanciato rispetto alla centralità della persona».

Ripartire dall’educare

Sembrerebbe un tunnel senza vie d’uscita. E invece no. «I giovani hanno potenzialmente gli strumenti per creare le rotture da cui gli adulti li proteggono senza rendersi conto che senza conflitto non si cresce. Penso ai movimenti di protesta per l’ambiente, al fiume Po colorato di verde con cui i giovani ci mettono di fronte alla necessità di invertire la rotta. È una generazione che sta reagendo al controllo assoluto con una modalità sfuggente, fluida, sembra dirci: “Non ci prenderete”. Servono adulti coraggiosi che abbiano la forza di mettersi in gioco e accettare il conflitto».

È per questo che Tallone, quando parla di politiche giovanili, parte sempre dal mondo della formazione? «Io credo nel valore dell’educare, nell’importanza di insegnare a perdere e nei percorsi che permettono a genitori e insegnanti di sentirsi parte di una comunità educante e non isolati nelle proprie paure. Soltanto così potremo passare dal “preoccuparci” dei giovani a “occuparci” finalmente di loro. È un lavoro che deve trovare linfa nelle amministrazioni, anche le più piccole, perché è nelle scelte urbanistiche che riguardano le aree verdi e i giardini, le biblioteche e le case delle associazioni che possono nascere nuovi modi di abitare il mondo».

Fragilità del mondo adulto

«Lungi dall’essere semplicemente un handicap, un limite o un problema, la fragilità è, tra le condizioni ineliminabili della condizione umana, quella che più di altre induce alla tenerezza, alla delicatezza, all’empatia e alla bontà. Significa che la fragilità è il requisito dell’esperienza umana che rende visibile la bellezza della nostra condizione. Per tanti (troppi) la fragilità è un ostacolo al delirio di onnipotenza che molte volte invade la mente delle persone e che si pone nel centro del loro cuore. Quando però la fragilità viene vista come un handicap, un difetto o un ostacolo al vivere, si fa di tutto per allontanare dalle manifestazioni del cuore umano tutto ciò che può essere associato o definito come debolezza o come fragilità: pianto, dolore, incertezze e paure varie. Così facendo, però, si rinuncia alla bellezza dell’esistenza umana che è intensa e carica di fascino proprio perché “segnata” dalla delicatezza della fragilità che ci rende bisognosi di cure e di amore.

Non va però dimenticato che per aiutare i giovani a cogliere nella fragilità un tratto distintivo della bellezza, bisogna che l’adulto di turno abbia interiorizzato questa verità e che abbia lavorato sulla propria autostima. Anche perché una sana coscienza della propria fragilità e dei propri limiti, rende autentici, liberi, credibili, simpatici e persino forti».


Dal Vocabolario dell’educare

Guido Tallone

Edizioni Piccolo Carro

€ 20,00

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