Care lettrici e cari lettori, sono sempre io, il vostro Starszy Kapral Helmut. Sono stato un caporal maggiore del nucleo Nbc dell’esercito della Polska Rzeczpospolita Ludowa, la Repubblica Popolare di Polonia, durante la Guerra fredda. Dopo sminamenti e bonifiche di aree radioattive mi hanno messo a riposo forzato nella fureria di Prismag, dove ho il compito di tenervi compagnia raccontando storie e curiosità a tema militare.
Regno d’Italia, Grande guerra, primi mesi del 1917. Per le truppe del re Vittorio Emanuele III la situazione non era delle più rosee ed era necessario schierare nuove truppe sul fronte del Nord–est. Nacque così la leggenda dei Ragazzi del ’99, quei giovani, definiti «abili e arruolati», che furono chiamati alle armi non ancora diciottenni (erano nati nel 1899) per rimpolpare le truppe del Piave, del Grappa e del Montello.
L’ordine del giorno firmato dal generale Armando Diaz del 18 novembre 1917 recitava: «I giovani soldati della classe 1899 hanno avuto il battesimo del fuoco. Il loro contegno è stato magnifico. […] In quest’ora, suprema di dovere e di onore nella quale le armate con fede salda e cuore sicuro arginano sul fiume e sui monti l’ira nemica, facendo echeggiare quel grido “Viva l’Italia” che è sempre stato squillo di vittoria».
I Ragazzi del ’99, a un anno esatto dalla disfatta di Caporetto, contribuirono al contrattacco vincente del Regio Esercito a Vittorio Veneto e il conseguente armistizio di Villa Giusti ai danni dell’Austria–Ungheria. Non fu però un trionfo dal punto di vista psicofisico: al fronte e al ritorno a casa, il conflitto lasciò dietro sé una generazione perduta e precaria. Impossibile stimare quanti dei 265mila neo diciottenni siano davvero sopravvissuti, in una guerra che ha causato, solo per il Regno d’Italia, circa 650mila caduti. L’ultimo dei Ragazzi del ’99 è stato Giovanni Antonio Carta, scomparso nel 2007. Per ricordare questo sacrificio esistono l’Associazione Nazionale I Ragazzi del ’99, oggi portata avanti dai discendenti degli ex combattenti, e le tante vie, piazze e monumenti a loro dedicati, forse anche nelle vostre città.
Onorare i caduti serve non per esaltare il mito del combattente, del valore, della Patria e delle armi, ma per ricordare che le guerre, tutte le guerre, sono inutili e portano solo dolore.
Ci “leggiamo” alla prossima storia,
il vostro Starszy Kapral Helmut




