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Stand-up: nuovi comici, vecchi precari

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Se in Italia realtà come quelle dei musicisti e degli artisti di strada sono ormai consolidate, così non si può dire per chi ha scelto la strada della stand-up comedy. Ne abbiamo parlato con Silvio Perfetti, tra i fondatori di Democomica

Strade, piazze, pub, ristoranti, circoli, birrerie e locali in genere: dai musicisti ai più recenti stand-up comedians, passando per gli artisti di strada, nel nostro Paese sono molti gli artisti che si esibiscono in questi luoghi. Se realtà come quelle dei musicisti e degli artisti di strada sono ormai consolidate, tanto che esiste una Federazione nazionale delle arti di strada (Fnas) e una Associazione nazionale musicisti italiani (Anmi), così non si può dire per chi ha scelto la strada della stand-up comedy in Italia.

Stand-up comedy in Italia

La categoria degli stand-up comedians è in ordine cronologico l’ultima in Italia a essersi affacciata al mondo dello spettacolo. Forse per questa ragione, sebbene in questo momento sia una forma di spettacolo in netta ascesa, è anche la più inconsapevole per quanto riguarda la sua stessa natura. Infatti, la quasi totalità di chi fa stand-up comedy non è considerabile un lavoratore dello spettacolo, come da legge 22 novembre 2017, n. 175.

Secondo Silvio Perfetti, tra i fondatori di Democomica nel 2004 e figura di spicco della stand-up comedy e del cabaret bolognese e milanese, chi desidera intraprendere la carriera della stand-up «deve avere comunque un lavoro parallelo». Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani studenti o lavoratori (o studenti lavoratori) che non si chiedono se esista una normativa che regoli le esibizioni. Si può fare stand-up comedy anche per anni rimanendo in questo limbo normativo, senza che questo porti a qualche tipo di introito: i contatti tra locale e artista sono mediati dalle associazioni locali di stand-up che organizzano gli spettacoli.

Preparare i monologhi per gli spettacoli richiede tempo. Occorre scriverli e impararli a memoria: va da sé che se si vuole intraprendere questa carriera occorre dedicarsi completamente a essa, sapendo che i guadagni non sono né garantiti, né certi, a meno che non si riesca a entrare nei circuiti del teatro e della televisione. Ne consegue che fare strada nella stand-up è molto complicato, dal momento che per la maggior parte dei comici è impossibile sostentarsi solo con questa attività, dato che nel primo periodo (che però può durare anni) si guadagnano nelle ipotesi migliori dieci o venti euro nelle serate redditizie, che sono una minoranza del totale.

Precari nella vita, precari nell’arte

Per dedicarsi alla carriera nel campo della stand-up comedy è quindi necessario avere a disposizione floride risorse economiche che permettano di impiegare il proprio tempo nel perfezionamento e promozione della propria arte. Per chi ha già questi strumenti, il problema non si pone. Altrimenti, occorre affiancare alla stand-up comedy un lavoro. Lavorando, però, si ha molto meno tempo per mettere a punto gli spettacoli ed esibirsi nei locali, ed ecco che la prospettiva del successo comincia a scemare per esaurimento delle energie.

La maggioranza di questi artisti ha dai 18 ai 35 anni e appartiene quindi alle due generazioni italiane con i picchi di disoccupazione più alti e i redditi più bassi. Come riassunto da Italia in Dati, nel 2022 il tasso di disoccupazione in Italia era del 8,1 per cento, mentre il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) era del 23,7 per cento. Nel 2020, tra i 25-34 anni, la retribuzione annua lorda media è di 25.818 euro, tra i 35-44 anni di 28.967 euro, tra i 45-54 anni di 31.252 euro. Non solo i giovani soffrono di più della disoccupazione, hanno stipendi più bassi e quelli che lavorano sono spesso precari, ma molti costituiscono anche il gruppo dei Neet: coloro che non studiano, non lavorano né cercano attivamente un impiego. Secondo l’ultimo rapporto annuale Istat, queste persone in Italia sono 1,7 milioni, cioè quasi un quinto di chi ha tra 15 e 29 anni.

Se è difficile sostentarsi nella vita privata, lo è ancora di più se bisogna contare solo sul reddito dei propri spettacoli. Se poi si desidera mantenere una propria originalità e coerenza e si sceglie di non partecipare a programmi nazional-popolari come Italia’s got talent o simili, le possibilità di farsi notare diventano minime e «non rimane che una scelta da gregario, girando nei locali e guadagnando uno stipendio molto minore di quello di un operaio», in cui spesso «non arrivi a mille euro» in un mese. Per questa categoria, l’arte, come spesso accade, riflette le condizioni del contesto in cui nasce: precari nella vita, precari nella stand-up.

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