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Il posto fisso non sembra più così tanto figo

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La pubblica amministrazione ha bisogno di attrarre le nuove generazioni. Per riuscirci, deve prima chiedersi cosa cercano nel mondo del lavoro. Quanto valore danno al tempo libero? Una buona retribuzione può bastare? Abbiamo parlato di giovani e posto fisso con l’esperta di pubblico impiego Anna Grillo e con l’amministratore delegato di Forum PA, Gianni Dominici

Settembre 2023. La Rai trasmette un nuovo spot del ministero per la Pubblica Amministrazione. Lucia, trent’anni, si allaccia il casco, sale in sella alla propria bici e suona il campanello, diretta agli uffici comunali in cui lavora. Incontra l’autista di scuolabus «sempre puntualissimo», l’assistente sociale, la geometra, l’ingegnere… Riceve anche una videochiamata. Una videochiamata da Orietta Berti. «Ciao Lucia, come va con il posto fisso nella pubblica amministrazione?». Lei sorride e risponde: «Più che un posto fisso, è un posto figo». Ma i giovani pensano davvero che il posto fisso sia figo? E, se non è così, come lo si può rendere (di nuovo) attraente per loro? 

Secondo quanto rilevato dalla Ricerca sul lavoro pubblico presentata al Forum PA 2023, nel 2022 il numero dei dipendenti pubblici italiani è tornato ad aumentare e ha raggiunto quota 3.266.180, il valore più alto degli ultimi dieci anni. Ma a salire è stata anche l’età media dei lavoratori del settore. Basti pensare che nel 2001 si attestava a 44,2 anni. Nel 2021, invece, a 50,7. E una delle età medie più alte è quella dei lavoratori dei ministeri. Lì il rapporto tra over 60 e under 30 è di 42 a 1.

La nostra pubblica amministrazione è poco apprezzata dai cittadini – una rilevazione dell’Ufficio studi della Cgia datata 2021 ha mostrato un gradimento del 22 per cento, il più basso d’Europa – e necessita quanto prima di un rinnovo. Considerando che un dipendente pubblico su tre andrà in pensione entro i prossimi dieci anni, rendere il settore attrattivo alle nuove generazioni è un’urgenza.

Bisogna quindi chiedersi cosa i giovani desiderano trovare nel mondo del lavoro. Uno stipendio discreto può bastare? Forse no. Un’indagine condotta lo scorso anno dall’Area Studi Legacoop e Ipsos offre un quadro degli interessi della generazione Z, quella dei nati dopo il 1996. Tra i valori ritenuti più importanti dai giovani, il lavoro si posiziona in sesta posizione, preceduto da famiglia, amicizia, amore, divertimento e cultura. 

È una fonte di reddito per il 71 per cento di loro, un dato inferiore rispetto alla media di tutti gli intervistati. Insomma, la GenZ ha a cuore il compenso economico. Ma meno delle generazioni precedenti. 

Nel definire le caratteristiche del lavoro ideale, la stabilità è indicata dal 25 per cento dei giovani, contro il 42 della media nazionale. E viene considerata meno importante della disponibilità di tempo libero e della flessibilità dell’orario, poste al secondo posto tra le priorità. Questa tendenza emerge anche nell’analisi degli elementi considerati repulsivi nella scelta dell’impiego: l’orario lavorativo preoccupa infatti il 26 per cento della GenZ (contro il 22 per cento del totale).

Garantire un equilibrio tra vita privata e lavorativa potrebbe quindi essere una delle chiavi per rendere la pubblica amministrazione più interessante agli occhi dei giovani. Per farlo, potrebbe risultare utile incentivare lo smart working. Il tema ha occupato la stampa negli ultimi giorni del 2023, in seguito alla mancata proroga, nel settore pubblico, della possibilità di usufruirne per i lavoratori fragili e i genitori con figli al di sotto dei quattordici anni. Cosa invece avvenuta nel privato, grazie al decreto Anticipi. Una disparità che la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David, ha definito «inaccettabile».

A catturare l’interesse dei giovani – sempre seguendo i risultati del report – potrebbe essere anche l’opportunità di fare esperienza, indicata come attrattiva dal 31 per cento di loro.

Secondo l’esperta di pubblico impiego Anna Grillo, si tratta di una caratteristica presente all’interno della pubblica amministrazione. «C’è un grosso investimento sulle persone a partire dalla formazione», spiega, ricordando il progetto PA 110 e lode, che permette di usufruire di incentivi per accedere all’istruzione terziaria. «Esistono anche corsi online che consentono ai lavoratori di ottenere un attestato e quindi ricevere incrementi stipendiali».

Ma perché un giovane dovrebbe optare per il posto fisso nel settore pubblico invece di lavorare nel privato? Grillo sostiene che a convincerli potrebbe essere il contratto di apprendistato professionalizzante incentivato da un recente decreto del ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo. «Al termine del periodo di apprendistato, i giovani laureati reclutati possono ottenere una conversione in contratto a tempo indeterminato», spiega. «Si tratta di retribuzioni medie di millecinquecento euro netti al mese, un compenso che nel privato non viene erogato».

A sottolinearne l’importanza dei contratti di apprendistato è anche l’amministratore delegato di Forum PA, Gianni Dominici. «Non li scegliamo perché possano “piazzarsi”, ma affinché possano fare esperienza». Secondo Dominici, con i giovani andrebbero utilizzate tecniche come l’onboarding, grazie alla quale non vengono «messi negli angoletti», ma avviati ai processi di inserimento.

Dominici attribuisce parte della scarsa considerazione del posto fisso a uno stereotipo negativo. «Basta guardare la filmografia di Checco Zalone», puntualizza. Ma come ridargli vigore? «Pensando a ciò che si è fatto durante la pandemia, si può capire come la PA possa essere il cuore della ripresa del Paese. Bisogna però chiarire la sua mission». 

Non solo: l’Ad di Forum PA ritiene che un cambiamento possa passare anche dalla valorizzazione dell’innovazione, da lui definita «disobbedienza riuscita». «Il problema della pubblica amministrazione è che al suo interno gli innovatori sono puniti, diversamente da chi segue le procedure, che è invece valorizzato. Bisogna passare da una PA delle procedure a una PA del merito e avere più trasparenza sulla valutazione della performance individuale».

Chissà, forse così i giovani GenZ inizieranno a considerare il posto fisso un posto figo.

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