A poco più di un anno dai trattati di pace nel Tigray, l’Etiopia continua a vivere l’incubo delle guerre interne, con la crisi in Tigray, Amhara e Oromia che lascia la gioventù etiope intrappolata tra le macerie della violenza e la disperata ricerca di opportunità migliori. La guerra durata dal 2020 al 2022, che ha coinvolto il governo centrale etiope e la regione settentrionale del Tigray, ha avuto conseguenze devastanti sulla gioventù locale.
Attraverso il progetto Young Lives dell’Università di Oxford, che ha seguito tremila giovani etiopi dal 2001, emerge un quadro allarmante di cui nessuno parla. Nel corso del conflitto, il 63 per cento dei giovani tra i ventidue e i ventinove anni intervistati nel Tigray ha dichiarato di aver assistito a omicidi, mentre oltre il 60 per cento ha riferito di aver subito gravi ferite o morti di amici e familiari. La violenza sessuale è stata particolarmente diffusa in Amhara, con il 29 per cento dei giovani intervistati che ha testimoniato episodi di questo tipo e l’11 per cento che ne è stato vittima.
Le ripercussioni psicologiche del conflitto
Le conseguenze del conflitto in Tigray, insieme alla nuova ondata di violenze interne, stanno lasciando una scia di distruzione in tutto il Paese. Le politiche del governo centrale, volte a consolidare il controllo militare e a sopprimere le forze di sicurezza regionali, stanno alimentando ulteriori tensioni e sfide. La gioventù, già colpita dalla guerra in Tigray, ora si trova a dover affrontare l’instabilità crescente in Amhara e Oromia, andando incontro a un futuro sempre più incerto.
Secondo le ricercatrici Marta Favara, Kath Ford e Sophie von Russdorf, le conseguenze sarebbero prima di tutto psicologiche: «Quasi la metà dei giovani nel nostro progetto pilota in Amhara e un terzo di coloro che vivono in Tigray hanno riferito sintomi associati al disturbo da stress post-traumatico. Ciò si confronta con il 15 per cento ad Addis Abeba e nessuno in Oromia». Uno studio condotto da Favara sulla salute mentale dei giovani del Tigray tra il 2020 e il 2021, all’inizio della guerra, aveva già dimostrato che «due giovani su cinque hanno autodichiarato almeno una lieve depressione e/o ansia, il 16 per cento ha dichiarato entrambe».
E se già il danno psicologico sembra devastante, non è l’unica spina nel fianco per i giovani etiopi, a cui si aggiunge l’allarme della carestia e dell’insicurezza alimentare. La carestia, infatti, è diventata la norma durante il conflitto, con oltre il 55 per cento dei giovani intervistati in Tigray e il 38 per cento ad Amhara che segnalano gravi carenze alimentari. Durante gli scontri fra le due fazioni, la fame è stata usata come arma da guerra: l’esercito federale ha distrutto le scorte di cibo, le fattorie, i terreni, i macchinari agricoli per indebolire i nemici tigrini.
L’insicurezza alimentare e la crisi economica
La situazione economica è altrettanto critica: la quasi totalità dei giovani dichiara che la loro vita quotidiana è stata colpita da aumenti significativi dei prezzi e oltre la metà segnala gravi shock di reddito. Addis Abeba sta attraversando una crisi economica senza precedenti, in default per soli 33 milioni di dollari insoluti verso i creditori.
La disperazione ha spinto un numero crescente di giovani tigrini verso una via pericolosa: la fuga verso la penisola arabica. La crescente instabilità economica, la mancanza di opportunità di lavoro e la violenza hanno portato molti ragazzi a intraprendere viaggi rischiosi attraverso il golfo di Aden, dal litorale di Gibuti. Questa rotta, sebbene promettente in termini di opportunità, è diventata sempre più pericolosa, sollevando dubbi sulla sicurezza dei migranti. Haysh Subagadis, responsabile del Tigray Youth Affairs Bureau, ha espresso profonda preoccupazione per il numero crescente di giovani tigrini che migrano informalmente verso la penisola arabica e altre nazioni africane. I genitori ricevono notifiche di morte e richieste di riscatto da trafficanti in Yemen e altri Paesi di transito: la dimensione del problema è evidente, con oltre tremila giovani fuggiti da un solo distretto in soli quattro mesi.
Quale futuro dopo la pace nel Tigray?
Un nuovo conflitto in corso, instabilità economica, insicurezza alimentare, danni psicologici rappresentano la quotidianità che devono affrontare i giovani tigrini, costretti a vivere una vita che è precaria sotto ogni aspetto, esausti dopo anni di guerra. Senza considerare il ritorno delle ostilità tra Etiopia ed Eritrea, con la prima che cerca un nuovo porto sul mar Rosso, che ha innescato timori di possibili azioni militari e rotto i difficili equilibri di tutta l’area del Corno d’Africa.
L’assistenza umanitaria è essenziale per fronteggiare le emergenze alimentari e sanitarie: l’impegno diplomatico, d’altra parte, sarebbe determinante per mediare possibili soluzioni alla crisi. La gioventù etiope rimane così intrappolata tra la guerra e la fuga verso l’incertezza necessitando di un sostegno immediato, mentre la comunità internazionale volge l’attenzione altrove.




