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All’Europa importa ancora dell’Ucraina?

La guerra in Ucraina è ancora una questione rilevante in Europa? Il senatore Sensi e la deputata Quartapelle (Pd) ci assicurano di sì. Mykhaylo e Valerii, che dall’Italia osservano il loro Paese venire martoriato, se lo augurano

«Si sono stufati, non è vero?». Nelle ore in cui i missili russi colpiscono Odessa – a un uomo sono stati amputati gli arti inferiori, una bambina di dieci anni è rimasta uccisa – Mykhaylo apprende dagli ultimi sondaggi che il sostegno degli italiani sugli aiuti militari per contrastare l’aggressione all’Ucraina ha fatto registrare la percentuale più bassa dall’inizio della guerra. Solo il 42 per cento.

«Si sono stancati di sentire sempre le stesse notizie. Ci stanno facendo l’abitudine».

Adesso fa l’idraulico, ma da quando è qui di lavori ne ha svolti tanti. Sono ventidue anni che vive in Italia. Ha nostalgia di L’viv (Leopoli), dove è nato e vorrebbe tornare. Si trova a ovest, dove la guerra è meno sentita, ma questo non significa che suo fratello e suo padre non si sveglino nel cuore della notte per l’arrivo di un missile.

Da quando la Russia ha aggredito il suo Paese Mykhaylo ha sentito molto il supporto del governo italiano, ma forse stiamo abbassando la guardia. «Tutta l’Unione europea deve capire questo», dice. «Se l’Ucraina cade, Vladimir Putin metterà in ginocchio l’Europa. Ucraina libera, Europa salva».

Per questo, quando l’Italia sarà chiamata al voto l’8 e il 9 giugno, le si chiederà anche di scegliere come vuole che il Parlamento europeo continui a sostenere la resistenza ucraina. E non ci sarà modo di scappare dal quesito, perché «riguarda la nostra vita e il nostro futuro», spiega Filippo Sensi, senatore per il Partito democratico.

Attivo dall’inizio dell’invasione e sensibile alla causa ucraina, Sensi insiste affinché sia chiaro che quelle crepe che si vedono se si guarda dentro al partito sulla linea di sostegno militare all’Ucraina non ci sono, non ci sono mai state. Il riferimento è a inizio anno, a quando il Pd non ha votato la mozione del governo sull’invio delle armi. «Il mio partito non si è astenuto. Ha presentato la sua mozione che parlava dichiaratamente di sostegno in ogni sua forma, anche militare, all’Ucraina, e ha votato quella. Questa è la condotta tenuta dall’inizio, con Enrico Letta segretario, e con l’attuale segretaria Elly Schlein. Per le elezioni europee io lavorerò affinché il Pd abbia il miglior risultato possibile su un’agenda chiara di politica estera e internazionale. Che per me parte dal sostegno all’Ucraina».

Ma se questa è la linea che si vuole tenere in Europa, è possibile resuscitare quell’idea di campo largo con Giuseppe Conte che si è immaginata dopo il successo alle elezioni regionali sarde e che già sembra essere naufragata con lo strappo di Bari? Il Movimento Cinque Stelle si colloca ancora sotto un certo euroscetticismo e la linea negoziale di Conte insiste sull’opporsi all’invio di nuove armi all’Ucraina.

Un’altra voce interna al Pd, quella della deputata Lia Quartapelle, respinge la linea pentastellata. «Sulla base della posizione sull’Ucraina e di altri aspetti di politica estera gli elettori sapranno ben distinguere tra il Pd e il M5S», chiarisce. Quartapelle, che sul sostegno militare a Kiev non transige, giudica la posizione di Conte «opportunista» e «irresponsabile». È per questo che per quanto riguarda le elezioni europee «è importante che ciascun partito si presenti con la propria posizione, senza andare per forza uniti»

Sensi concorda, ma cerca anche di ricordare che a partite diverse corrispondono obiettivi diversi. «La competizione per l’europarlamento è su base proporzionale», spiega. «Tutti i partiti correranno da soli, il che rende questa campagna complessa perché in parallelo ci sono sia le elezioni amministrative, sia quelle regionali, sia alcune comunali, dove invece il sistema elettorale premia la coalizione. Ma io non sono spaventato dal dialogare con forze molto distanti da me». Perché la missione è anche questa. Costruire un’alternativa che arrivi pure solo di un millimetro più avanti di Giorgia Meloni. «Il governo ha una posizione filo-ucraina, in particolare la presidente del Consiglio», continua il senatore, «però gli scricchiolii si sentono anche e soprattutto nel campo della maggioranza. Non parlo solo della Lega, ma penso a un’antica tradizione di Forza Italia. Il governo dovrebbe fare uno sforzo per essere più assertivo e protagonista di questo sostegno che proclama».

Su questo tema Valerii è della stessa opinione. Quattro anni fa è venuto dall’Ucraina per consegnare sua figlia alle cure mediche dell’ospedale Bambin Gesù di Roma. Dopodiché ha deciso di restare con la moglie e i suoi tre figli per iniziare una nuova vita in Italia. Ma non dimentica la sua patria. «Una nazione ricca di cultura. L’Ucraina è apparsa sulla mappa del mondo molto prima della Russia. Ma l’aggressore ha rubato ciò che poteva e ha distrutto il resto».

Se la posizione di Meloni sulla guerra gli pare convincente, ammette che non basta. «La fornitura di armi è in ritardo. Gli eroi ucraini muoiono ogni giorno perché non hanno gli strumenti necessari per difendersi». Nessuno dei parlamentari della maggioranza da noi contattati si è però offerto disponibile a controbattere.

Ma per Valerii anche l’opposizione dovrebbe fare di più per far recedere l’aggressione russa. Anzi, l’intera Unione europea sta prendendo sotto gamba il fatto che «la guerra potrebbe espandersi e spostarsi sui suoi territori», continua.

«Credo che si debba fare ancora molto sull’invio delle armi, in particolare sull’invio di una apparecchiatura missilistica Samp/T» (pensata per contrastare minacce aeree e missili balistici tattici a corto raggio), concorda Quartapelle, la quale riferisce di star lavorando con il Pd per intervenire anche sul piano diplomatico, a stretto contatto con la delegazione United4Ukraine, composta da parlamentari di diversi Paesi europei ed europarlamentari per «promuovere iniziative di informazione, essenziali in un’epoca di grande disinformazione russa. Specialmente in Italia». Perché la guerra con la Russia non si combatte solo per aria e su terra. È anche un urtarsi di narrazioni e propaganda per ottenere, oltre al controllo dei territori, anche quello delle notizie. 

«L’ambizione di Putin è quella di controllare il mondo», insiste Valerii. «Hitler, io lo chiamo Hitler», dice Mykhaylo. «Avete visto in Cecenia? Non c’è più niente, ha distrutto tutto per non costruire nulla. Lo stesso in Crimea. Per paura. Non della Nato. La sua paura più grande è che i suoi vicini crescano e vadano avanti. Senza di lui. Ma l’Ucraina continuerà a resistere e combattere contro il Male. Perché questo è il Male. E il Bene vince sempre, io ho fiducia. Ma solo se siamo uniti».

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