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Il rapporto tra Unione africana e Unione europea: verso una nuova era

Dopo il vertice Italia-Africa dello scorso gennaio e l’annuncio del piano Mattei per l’Africa, l’equilibrio dei rapporti tra Unione europea e Unione africana potrebbe cambiare. Una partnership cruciale a livello globale che potrebbe rafforzarsi o accentuare le divergenze

L’Unione africana e l’Unione europea rappresentano due entità con un’impronta politica significativa, ciascuna con la propria storia, ambizioni e sfide. Il rapporto tra queste due organizzazioni ha attraversato fasi di collaborazione stretta, ma anche di tensioni e divergenze, riflettendo la complessità delle relazioni internazionali e i cambiamenti nel contesto globale.

La storia delle relazioni tra l’Ua e l’Ue affonda le sue radici nei legami storici tra l’Africa e l’Europa, plasmati dalla colonizzazione, dalla decolonizzazione e dalla lotta per l’indipendenza. Tuttavia, è stato solo nel 2002 che l’Unione africana è stata ufficialmente istituita, sostituendo l’Organizzazione dell’unità africana (Oua) e inaugurando una nuova era di integrazione continentale. Da parte sua, l’Ue ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, trasformandosi in una delle più influenti organizzazioni internazionali. Nel corso degli anni, l’Ua e l’Ue hanno sviluppato un rapporto multidimensionale, che abbraccia diversi ambiti: dalla politica all’economia, alla sicurezza e allo sviluppo. Le iniziative di cooperazione sono state avviate su diversi fronti, compresi programmi di assistenza allo sviluppo, dialoghi politici, scambi commerciali e iniziative per la promozione della pace e della sicurezza. Tuttavia, nonostante i numerosi sforzi congiunti, il rapporto ha anche dovuto affrontare sfide significative che ne hanno limitato il pieno potenziale.

I rapporti tra Unione africana e Unione europea

Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalle asimmetrie strutturali tra le due organizzazioni, che si riflettono nelle disuguaglianze economiche, politiche e istituzionali tra l’Europa e l’Africa. Mentre l’Ue gode di risorse finanziarie e capacità istituzionali considerevoli, l’Unione africanaa si trova spesso a lottare con problemi di governance, conflitti interni e limitazioni di risorse. Questa disparità di potere ha influenzato la dinamica delle relazioni, creando talvolta tensioni e frustrazioni da entrambe le parti. Un altro fattore che ha influenzato il rapporto è la complessità delle dinamiche regionali e sub-regionali in Africa, con una molteplicità di questioni sovrapposte e interessi divergenti. Questo ha reso difficile per l’Ue impegnarsi con un attore africano unitario, spesso trovandosi a dover gestire una varietà di attori e interessi. Allo stesso modo, le divergenze interne all’Ue hanno talvolta limitato la coerenza e l’efficacia della politica estera europea nei confronti dell’Africa.

Inoltre, negli ultimi anni, si è assistito a un rinnovato impegno da entrambe le parti per rafforzare il partenariato e affrontare le sfide emergenti, come la pandemia di Covid-19 e la crisi climatica. Per garantire il successo a lungo termine del partenariato, però, è essenziale affrontare le sfide strutturali e promuovere un approccio più equo e inclusivo. Sarebbe necessario un maggiore impegno da parte dell’Europa nel riconoscere e rispettare l’autonomia e la sovranità dell’Unione africana e dei suoi Stati membri, evitando approcci paternalistici o unilaterali. Allo stesso modo, l’Ua deve rafforzare le proprie istituzioni e capacità operative per poter negoziare su un piano di parità con l’Ue e altri attori internazionali.

Entrambe le parti devono lavorare per promuovere una maggiore coerenza e coordinamento tra le politiche nazionali ed europee e per affrontare le cause profonde dei conflitti e della povertà in Africa: ciò richiede un approccio che integri politiche economiche, sociali e ambientali e coinvolga attivamente la società civile e le comunità locali nei processi decisionali. Con il tempo è diventato sempre più chiaro a entrambe le parti che hanno molto da guadagnare da una cooperazione più stretta e da una partnership basata sulla fiducia reciproca.

Il ruolo dell’Italia

L’Unione europea e l’Unione africana svolgono un ruolo fondamentale nel contesto dei rapporti tra Italia e Africa. Da un lato, l’Ue rappresenta un importante partner per l’Italia nel promuovere politiche di sviluppo e cooperazione regionale in Africa. Dall’altro, l’Unione africana è un attore chiave nel facilitare il dialogo e la collaborazione tra i Paesi africani e nell’affrontare sfide importanti.

Negli ultimi anni, il dibattito sulla cooperazione internazionale e sulle relazioni tra Africa, Italia, Unione europea e Unione africana ha assunto un ruolo sempre più centrale nell’agenda politica globale. Al centro di questa discussione, il piano Mattei emerge come un’ambiziosa e discussa iniziativa italiana per rafforzare i legami con il continente africano e promuovere lo sviluppo sostenibile, la prosperità economica e la stabilità politica in entrambe le regioni.

Il piano Mattei ha suscitato grandi aspettative sia a livello nazionale che internazionale. Tuttavia, le sfide sono molte: la disponibilità di risorse finanziarie sufficienti, la consultazione e la collaborazione effettiva con le istituzioni africane e il coinvolgimento della società civile sono solo alcune delle questioni cruciali che il piano deve affrontare per avere successo.

Un rapporto paritario?

Le relazioni tra l’Italia e l’Africa sono profonde e complesse caratterizzate da legami storici, culturali ed economici. Tuttavia, negli ultimi decenni, l’attenzione dell’Italia verso l’Africa è stata altalenante e articolata, spesso condizionata da interessi contingenti come la gestione dell’immigrazione irregolare o le opportunità di investimento economico. Il piano Mattei, ancora in elaborazione, si presenta come l’opportunità di rilanciare e rafforzare questa partnership, basata su principi di reciprocità, sostenibilità e inclusione. Ma che tipo di partnership? Se le premesse del piano sono buone, non mancano alcuni nodi sull’equilibrio del rapporto tra l’Italia e l’Africa, già messi in chiaro dal presidente della Commissione dell’Unione africana Moussa Faki durante il vertice, come spiegano i ricercatori dell’Istituto affari internazionali, Filippo Simonelli, Maria Luisa Fantappiè e Leo Goretti: «Ha lamentato la mancata consultazione della sua istituzione da parte del governo italiano prima di annunciare il piano, pur auspicando una futura cooperazione nel partenariato. Ha inoltre sottolineato l’urgenza di far coincidere le parole con i fatti e ha rimarcato l’autonomia dell’Unione africana nell’impegnarsi in partenariati “non basati su alcun blocco”».

Prospettive future

Il successo del piano Mattei dipenderà dalla capacità di tradurre le aspirazioni in azioni concrete e sostenibili. Questo richiederà un impegno continuo da parte dell’Italia e dei suoi partner africani ed europei per superare le divisioni storiche e costruire una visione condivisa per il futuro. L’obiettivo finale deve essere quello di creare un partenariato equo, inclusivo e basato sulla fiducia reciproca, in grado di affrontare le sfide globali.

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