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19 | Sui complotti

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L'editoriale di presentazione del diciannovesimo numero di Prismag. La versione completa è disponibile per gli abbonati

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Editoriale di presentazione (di Francesco Stati)

Ebbene, sì. Ci hai scoperti. Prismag, il mensile che da un paio d’anni si atteggia a giornale critico, giovanile, inclusivo e progressista è in realtà un’ardita operazione di ingegneria sociale, una delle più sfrontate dai tempi in cui il regista Orson Welles terrorizzò l’America con i marziani alla radio. Dietro le nostre copertine arcobaleno parte un cavo che arriva in uno dei tanti loft patinati di George Soros, attraversando un coworking segreto berlinese dove la lobby gay si riunisce tra cappuccini di soia e pronomə neutrə.

Il numero che stringi fra le mani, dedicato ai complotti, non fa eccezione. Perché mai avremmo scelto questo tema, se non per lubrificare il tuo algoritmo di condizionamento? Ogni articolo che leggerai è tarato con la precisione di un orologio svizzero (o, a dar retta ai nostri critici ben informati, di un orologio comprato a Basilea con fondi di Open Society schermati da tre Ong fantasma con sede a Malta) con l’obiettivo di farti empatizzare con migranti, persone queer e, financo, il tanto vituperato salario minimo.

Persino il font che stai leggendo, un sans-serif “inclusivo” programmato (giurano) per stimolare l’area dell’empatia, fa parte del piano: il nostro Work Sans (o Woke Sans?) è trenta millesimi di millimetro più sottile sulla gamba sinistra della “R”, una caratteristica pensata per spingerti verso il centrosinistra. E le foto scelte da Enzo? Tutte stock, con almeno il 42 per cento di magenta, colore notoriamente feminista e odiato dalle stampanti di tutte le marche.

Se a questo punto hai annuito almeno due volte, la nostra cospirazione ha funzionato. Ovviamente sto scherzando: tutto quello che hai letto è (forse) un trucco narrativo. In questo numero abbiamo raccontato – smontandoli – mezze verità, numeri fantasmagorici e teorie che per qualcuno sono credibili. Il tutto farcito di complotti in salsa pop commentati da critici, esperti di fake news e addetti ai lavori che ogni giorno combattono per rendere il dibattito pubblico un po’ più salubre. Perché se bastano dettagli verosimili, un pizzico di tecnicismo e la voglia di trovare un burattinaio per mettere in dubbio i fatti, noi siamo qui per smontare queste teorie e rimettere le notizie al centro del discorso.

Perché siamo tutti vulnerabili nell’era dell’infodemia, quando il tempo è poco e la bugia è ben raccontata. La prossima volta che ti parleranno di un “piano segreto”, ricorda questo divertissement e sfoglia il resto del numero con un sorriso e… un grammo di sano dubbio.

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