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Le bugie di Stato: come funziona la disinformazione russa

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Oltre a combattere con le armi in Ucraina, il Cremlino sta generando caos nel mondo occidentale con notizie false atte a screditare le democrazie liberali

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha comprato la villa precedentemente appartenuta al ministro nazista Joseph Goebbels per otto milioni di euro. La rivelazione è di Sabine Mels, che ha mostrato sul suo canale YouTube il contratto d’acquisto. Uno scoop incredibile, se non fosse che nulla di tutto questo è vero: Mels non esiste, il contratto mostrato è una contraffazione e la notaia che avrebbe autenticato l’atto non esercita la professione da dieci anni. La notizia proviene, invece, dalla disinformazione russa; smascherarne le strategie di disinformazione, sempre più presenti nel mondo occidentale, è complesso. «La peculiarità della disinformazione del Cremlino è che non diffonde informazioni completamente false», ci spiega Leonardo Bianchi, giornalista esperto di teorie del complotto, «ma è molto sofisticata: si basa su nuclei verosimili su cui innesta una narrazione, allo scopo di confondere le persone». Nel caso in esame, la notizia falsa cita la società offshore Film Heritage Inc., di cui Zelensky sarebbe proprietario. È vero che il presidente ucraino possedeva questa società: questo aumenta il grado di verosimiglianza della notizia, rendendo più complesso distinguere il vero dal falso. Inoltre, un’intera serie di queste “notizie” si baserebbe sulla presunta corruzione di Zelensky e dei suoi familiari, accusati di aver comprato ville, macchine di lusso e yacht usando i soldi degli aiuti occidentali: l’obiettivo è screditare il governo ucraino per far sì che l’opinione pubblica europea sia sempre più contraria all’invio di armi a Kyiv.

«Per distruggere l’Ucraina, la Russia deve convincere i governi occidentali ad abbandonare il supporto bellico», ci dice Anton Shekhovtsov, politologo e direttore del Centre for Democratic Integrity, che analizza i tentativi dei regimi autoritari di influenzare la politica europea. «Per farlo ha bisogno di due narrazioni: una strategica e una tattica». La narrazione strategica avrebbe a che vedere con le idee ufficiali del Cremlino, che ci giungono direttamente da Putin e dai suoi ministri: secondo queste opinioni, la Russia sarebbe una potenza globale con pieno diritto di sovranità sull’Ucraina. Per rendere quest’idea appetibile si produrrebbero un nucleo di narrazioni tattiche, anche incoerenti e illogiche tra loro, al fine di rendere più allettante il sistema di pensiero russo: qui si innesta la disinformazione, calibrata in modo diverso per ogni Paese e per ogni pubblico. 

Nonostante i media di Stato russi siano stati banditi dall’Unione europea nel 2022, le notizie della disinformazione russa continuano a proliferare in vari modi e non riguardano soltanto l’Ucraina. «Durante la pandemia», ci spiega Bianchi, «c’era una totale coincidenza tra le reti di disinformazione russe e i movimenti antivaccinisti. Inoltre, ci sono tentativi di interferenze politiche, confondendo l’opinione pubblica per inserire nel dibattito occidentale punti favorevoli al Cremlino».  

«In questi anni la Russia ha prodotto due grosse tipologie di disinformazione», spiega Andrea Zitelli, giornalista di Facta News: «Una più semplice, che consiste in un video decontestualizzato o contraffatto creato con l’intelligenza artificiale, poi condiviso da canali di propaganda filorussa su Telegram e ripreso dagli account stanziati nei vari Paesi, e una più sofisticata, che è composta da operazioni segrete». Tra queste, ha fatto scalpore negli Stati Uniti la scoperta che i proprietari di Tenet Media, canale YouTube che aveva tra i propri opinionisti personaggi importanti della galassia conservatrice americana come Tim Pool e Dave Rubin, avevano ricevuto dieci milioni di dollari da Russia Today per fondare il canale. Inoltre, negli ultimi anni il Cremlino ha creato doppioni di siti d’informazione occidentali per rilanciare la propaganda russa e le narrazioni false sull’invasione dell’Ucraina, in quella che è la cosiddetta Operazione Doppelganger. «Sono strategie molto più complesse», continua Zitelli, «rispetto a quelle attuate durante le presidenziali americane del 2016, legate invece più all’utilizzo di bot che diffondevano in automatico notizie false su Twitter».

«Un’altra tecnica fondamentale della disinformazione russa», commenta invece Bianchi, «è la creazione di una rete di siti, apparentemente legati a giornalisti indipendenti, che riprendono la narrazione del Cremlino in modo da far sembrare la notizia falsa più genuina: un sistema in cui più non sei autorevole, più lo diventi». In questo la Russia si inserisce in una problematica molto presente in Occidente: la scarsa credibilità, agli occhi dei cittadini, dei media tradizionali. Se le persone non credono ai giornalisti accreditati, cercheranno la verità da persone e siti che si autodefiniscono indipendenti e lontani dal pensiero comune, ma che di fatto ripetono le narrazioni russe. Newsguard, sistema di valutazione dei siti web in relazione alla loro veridicità, ha identificato 554 domini che hanno pubblicato informazioni false sul conflitto tra Russia e Ucraina: tra questi, i siti in italiano sono ben 44.

«Capire come combattere tutto questo è difficile», ci spiega Shekhovtsov, «perché si possono vietare i media russi, ma questi rimangono facilmente raggiungibili, sia con le Vpn sia attraverso i canali Telegram. A cambiare devono essere le élite occidentali, che devono essere più responsabili e migliorare l’efficienza della democrazia». È difficile sviluppare una risposta: la Russia si incunea in uno dei pilastri del mondo occidentale, la libertà d’informazione, e lo rivolta contro i Paesi stessi. Anche Bianchi, però, concorda sul fatto che andrebbe abbassata l’intensità del dibattito pubblico, perché il successo delle campagne mediatiche di Mosca è più forte in quanto c’è sempre più sfiducia nella democrazia liberale. Proteggerci dalle interferenze esterne dipende, in ultima analisi, da noi: la vera sfida non è eliminare ogni notizia falsa, ma ricostruire la fiducia nel nostro sistema di governo. Ad oggi, però, questo sembra molto più difficile di vietare alcuni canali Telegram.

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