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Hermoso-Rubiales, la violenza di genere va in mondovisione

Quest'estate la Spagna femminile ha vinto il Mondiale di calcio, ma l'immagine che ha fatto il giro del mondo è quella di una violenza di genere. Ne abbiamo parlato con la giornalista sportiva Marialaura Scatena.

20 agosto 2023. Le ragazze della nazionale spagnola festeggiano a Sydney: hanno appena vinto la finale dei Mondiali di calcio contro l’Inghilterra. Per la prima volta nella loro storia porteranno a casa la Coppa del mondo. Le giocatrici esultano, si abbracciano tra loro e abbracciano persino la regina di Spagna, presente alla finale australiana. Sembra tutto perfetto, fin quando il presidente della federcalcio spagnola, Luis Rubiales, durante la premiazione prende la testa della capitana Jenni Hermoso e la bacia, senza consenso, davanti agli occhi di tutto il mondo. Questo episodio di violenza di genere ha sollevato un polverone mediatico e fatto emergere discriminazioni, abusi e conflitti irrisolti nel mondo del calcio femminile, in Spagna e all’estero. Sport e politica sono in rivolta: Rubiales, dopo aver dichiarato che Hermoso era consenziente, si è infine dimesso. Oggi è sotto processo per violenza sessuale.

Violenza di genere, una cosa risaputa

«Nella nazionale spagnola da anni ci sono problematiche di questo tipo», spiega Marialaura Scatena, giornalista di calcio femminile per LFootball e Sportellate.it. «Prima del ct Jorge Vilda, con cui le iberiche hanno vinto il Mondiale, c’era Nacho Quereda, al timone della Spagna dal 1988 al 2015. Quest’ultimo è stato responsabile di numerosi abusi psicologici, raccontati nel documentario Romper el silencio: la lucha de las futbolistas de la Selección, del 2021. Vero Boquete, calciatrice di alto livello che ora gioca con la Fiorentina, non è mai stata richiamata in nazionale da Vilda proprio per essersi esposta, smascherando la federazione». La molestia ai danni della capitana delle Furie Rosse, però, è accaduta in mondovisione: impossibile ignorarla sia per il grande pubblico, sia per il mondo dello sport.

«Quasi tutte le atlete si sono schierate a favore di Hermoso. Ha ottenuto il supporto delle compagne e di calciatrici straniere come l’americana Megan Rapinoe – da sempre in prima linea per i diritti delle donne – e l’attaccante italiana Barbara Bonansea, in forza alla Juventus. L’hanno sostenuta anche colleghi maschi come Aitor Ruibal, Héctor Bellerín e Borja Iglesias, tutti calciatori del Real Betis. Club come il Valladolid, il Real Madrid e il Barcelona hanno rilasciato subito dei comunicati per chiedere le dimissioni di Rubiales. In Italia, che io sappia, nessun giocatore ha preso posizione».

La capitana della Spagna femminile, Jenni Hermoso

Se da una parte è scoraggiante che si debba vincere un mondiale per essere ascoltate e per poter parlare apertamente di una molestia, al contempo la denuncia di una giocatrice famosa come Hermoso può ispirare calciatrici meno note a parlare di abusi, vessazioni e violenza di genere. Dopo il fatto, Rubiales è stato indagato per violenza sessuale ed è stato squalificato dalla Fifa per tre anni. Oltre al presidente, rimpiazzato da Pedro Rocha Junco, molti vertici della federazione sono cambiati, tra cui Vilda, sostituito da Montserrat Tomé, prima donna a diventare allenatrice della nazionale spagnola. «Le giocatrici hanno preteso un taglio netto con la gestione precedente prima di dirsi disponibili a tornare in campo. La federazione è stata parte attiva del problema, perché nei giorni successivi all’accaduto ha tentato di correre ai ripari diramando un falso comunicato dai toni distensivi, che è stato poi smentito da Hermoso. Il venerdì successivo alla partita i membri femminili dello staff tecnico sono stati costretti a sedere in prima fila alla conferenza stampa di Rubiales, per mostrare al mondo che appoggiavano il presidente. Pura propaganda».

La confusione iniziale ha contribuito alla narrazione distorta che i media ne hanno fatto, sottolineando la reazione tardiva di Hermoso quasi più che il comportamento molesto di Rubiales e mettendo in atto una logica da vittimizzazione secondaria. «I giornali in Italia hanno trattato l’argomento con qualche articolo, più come gossip che come un tema importante, al contrario di realtà spagnole come Relevo, che ha seguito la storia sul campo. Per fortuna, la comunità internazionale che orbita intorno al calcio femminile ha una maturità diversa rispetto ad altre nicchie dello sport e spinge per fare da apripista».

Per quel che riguarda la realtà italiana, non ci sono episodi di molestie che siano venuti allo scoperto nella nazionale o nelle squadre di club di prima fascia. Si è parlato spesso di razzismo, ma la problematica partiva dagli spalti, non dai club, che anzi cercavano di prendere iniziative per rivolgersi ai tifosi e sensibilizzarli su tali tematiche. Lo fa il Milan, che spesso usa i suoi profili social a questo scopo, così come la Juventus, con il podcast Stories of Strenght sulla salute mentale. «Su questo caso in particolare, all’interno della nazionale spagnola si sono fatti cambiamenti frutto della nuova commissione, formata in parte da calciatrici della federazione e in parte dal Consiglio superiore dello sport. Ora che si è smorzata l’attenzione mediatica si andrà comunque verso un’evoluzione: non credo sia finita qui».

Questo articolo è parte della campagna Unite, a cui hanno aderito scrittrici e giornaliste italiane per denunciare la violenza di genere e nominarla

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