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Numero 24 - Sul cibo (digitale)

Home Shop Rivista digitale Numero 24 – Sul cibo (digitale)

Il ventiquattresimo numero di Prismag è dedicato al cibo. Pagine: 118

In questo numero:

Dal marchio al mito: la cucina italiana “autentica” è un affare per politica e agroindustria di Tommaso Meo – Fertili di colpe, sterili di futuro: perché in Italia fare figli è solo responsabilità delle donne di Jenny Scheiding – Come Hollywood ha imparato a non preoccuparsi e ad amare lo spreco di Gianmarco Di Traglia – Addio hamburger vegano: le nuove regole del meat sounding di Michele Corato – Mangiare soli, ma non in pace: l’Italia diffida del solo dining di Giulia Zamponi – Mangiare per l’algoritmo: il cibo è il nuovo intrattenimento digitale di Lara Gastaldi – Cuoco del secolo e primo degli chef? Paul Bocuse, cento anni dopo di Michele Ceci – Un Natale senza grilli per la testa di Camillo Cantarano – Gusto d’atleta: gli chef privati degli sportivi di Mauro Giansante – Come Israele ha reso la fame un’arma nella Striscia di Gaza di Dario Morgante – Le regine dimenticate dello sport: atletica e nuoto, un prestigio da riscattare di Marta Mulè – Il food porn sta sporcando la reputazione del Sud Italia di Rachele Liuzzo – Pasti scadenti per dieci miliardi di euro di Francesca Cicculli – In Svizzera la terapia psichedelica assistita fa passi da gigante di Francesca Radicioni – Dal mar Nero all’Asia: la competizione per il controllo dei flussi alimentari globali di Simone Del Rosso – Nella tendopoli dei lavoratori braccianti, tra sfruttamento e soprusi di Carola Speranza – Difendere gli olivi: la resistenza agricola in Palestina di Alessandro Ferrari – Nel Paese più ricco del mondo, l’alimentazione è una questione di classe di Enrica Nicoli Aldini – Scetticismo, diffidenza e confronti non richiesti, la cucina vegana in Italia di Iolanda Cuomo

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Ogni cultura conserva la propria storia nel modo in cui mangia. Il cibo è un archivio di migrazioni, sfruttamento, mode, memorie, fantasie, guerre, tecnologie. Un archivio in trasformazione continua, non senza derive politiche. Per comprenderlo serve un nuovo sguardo, capace di unire elementi come economia, diritti, immaginario e territori.

Apriamo il nostro menù da dove il cibo diventa sfruttamento: il caporalato. Dai kiwi calabresi alle campagne del sud, documentiamo con Emergency i volti e le condizioni di chi raccoglie ciò che consumiamo. Ci spostiamo sul fronte dell’innovazione fallita: il crollo del mercato delle farine di insetti, che prometteva sostenibilità ma ha incontrato diffidenza culturale e limiti economici.

Raccontiamo Paul Bocuse, pioniere dell’alta cucina mediatica, capace di conciliare brasserie popolari e impero gastronomico. Entriamo nei deserti alimentari degli Stati Uniti, dove il cibo divide i ricchi dai poveri, e analizziamo il food porn, che riduce il Sud Italia a macchietta e trasforma la tradizione in parodia.

Sul fronte globale, affrontiamo la guerra del grano tra Russia e Ucraina e la fame in Palestina, dove la morte arriva mentre si aspetta il cibo e gli ulivi della Cisgiordania vengono attaccati come simbolo e come mezzo economico. Proviamo a smontare la narrazione italiana sulla sovranità alimentare, più utile al marketing che all’innovazione scientifica. Incontriamo gli chef personali degli atleti, interpreti di un nuovo lusso alimentare unito all’attenzione per la performance. Analizziamo perché demonizziamo i vegani, perché le parole “hamburger” o “carbonara” scatenano guerre culturali. Come dessert offriamo il solo dining, la libertà e la solitudine del mangiare da soli.

Non è vero che «siamo ciò che mangiamo»: siamo ciò che possiamo mangiare. Ogni piatto racconta accesso, cultura, lavoro, clima, potere, ideologia. Il cibo è una frontiera che include ed esclude, nobilita e degrada, unisce e divide. Per questo il nostro numero dedicato al cibo non parla di ricette ma di persone, storie, economie, conflitti.

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