Sono trascorsi quasi dieci anni dalla cosiddetta legge Cirinnà, che ha ampliato in maniera innovativa i diritti delle coppie di fatto e di quelle dello stesso sesso. Tuttavia, già dalla promulgazione della norma si è notato un grande assente: la disciplina dei figli delle famiglie omogenitoriali. Nonostante il disegno iniziale prevedesse l’istituto della stepchild adoption, poi escluso, e nonostante il governo italiano sia stato più volte sollecitato a introdurre una specifica normativa, ad oggi tutto tace.
Se sul piano legale c’è un vuoto normativo, nella vita di tutti i giorni tali problematiche esistono e si pongono in maniera sempre più incisiva, generando non poca confusione e, talvolta, sfociando in conflitti tra diverse istituzioni. È quanto avvenuto a Padova, che ha conquistato gli onori delle cronache in riferimento al riconoscimento dei figli nelle coppie omogenitoriali.
Lo scorso anno la procura patavina ha impugnato più di trenta atti di nascita redatti all’estero che vedevano indicati come genitori due mamme in quanto, a suo dire, contrari alla legge o all’ordine pubblico. Nel marzo del 2024 tutte le impugnazioni sono state respinte dal tribunale di Padova. Il caso sembra ricalcare numerose sentenze della Corte di cassazione che, nel corso degli anni, sono arrivate a riconoscere l’adozione del figlio del partner e che trovano fondamento, così come la vicenda padovana, nel principale interesse del minore. Di fatto, il minore è cresciuto con la presenza di due genitori: a prescindere dal sesso di questi ultimi, non sarebbe possibile, e nemmeno immaginabile, privarli di un simile status o del proprio diritto alla bigenitorialità, senza considerare tutti i diritti, da quelli sanitari a quelli ereditari, che da ciò derivano.
Trascorso, quindi, un decennio da un passo fondamentale per i diritti umani in Italia, si aggiunge un nuovo tassello in quello che è un percorso ormai necessario. Grava sulla politica e sul parlamento il dovere, già auspicato dalla Corte costituzionale, di intervenire in questa materia in modo da garantire piena dignità a ogni tipologia di famiglia oltre a quella “tradizionale”.
Per saperne di più
In Italia l’adozione è possibile unicamente per le coppie sposate: non sono possibili le adozioni per i single, salvo alcuni casi particolari. L’adozione per il single è consentita quando fra l’adottante e l’adottato c’è un rapporto di parentela, un particolare legame affettivo, quando l’adottando sia figlio dell’altro coniuge o, ancora, quando non è possibile il preaffido. Tra queste ipotesi, in particolare quelle legate alle ragioni affettive, la Corte di cassazione si è mossa per far fronte al vuoto normativo.




