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Abbiamo tutt* diritto al porno di qualità

Provateci voi a rimanere concentrati mentre leggete Ossì Fanzine. Non si tratta solo di un giornaletto porno, ma di un’utopia erotica fatta bene, scritta con i “controcazzi”. Anzi, no. Perché, benché i cazzi non manchino, l’obiettivo è uno: fare della letteratura porno un genere libero dal male gaze

Menù, cronologia, cancella cronologia recente.

Conosciamo a memoria questo percorso, no? Soprattutto se abbiamo passato del tempo a guardare un porno, a toccarci, a immedesimarci, a godere. Non vogliamo che si sappia, anche se in fondo siamo consapevoli che lo fanno un po’ tutti e tutte. Dopo, ci sentiamo sporchi. Soprattutto, non andiamo in giro a raccontarlo. Non condividiamo le nostre scoperte come faremmo con un nuovo podcast o con una serie TV: «Devi proprio andare a vedere questo canale. Sono venuta in cinque minuti!».

Parlare di porno è ancora più tabù che parlare di sesso. Agli occhi di molti è una zona umida, recondita e buia. Per altri e altre, un mondo da liberare, per liberarsi. Per godere con orgoglio, finalmente.

I racconti zozzi di Ossì Fanzine

Abbiamo parlato di video porno, ma la liberazione erotica non passa da lì. Mettetevi comodi e slacciate i pantaloni, perché l’eros letterario italiano sta allargando i suoi orizzonti. Adieu cinquanta sfumature di relazioni tossiche, au revoir immaginario paternalista degli Harmony.

La scrittrice Alice Scornajenghi e la grafica Francesca Pignataro creano nel 2019 Ossì Fanzine, un giornaletto porno dalla grafica ispirata ai classici degli anni Settanta e Ottanta ma dai contenuti contemporanei. «Volevamo creare un porno fatto bene, con amore e con cura», spiega Scornajenghi. Appassionata di letteratura erotica sin da adolescente, l’autrice constata, in età adulta, l’appiattimento di quest’universo in un «soft porn tremendo», o in raccontini online trash e lordi di stereotipi. Le viene allora un’idea: creare una rivista erotica con racconti commissionati a scrittori contemporanei, che nel quotidiano si occupano di tutt’altro. Nei primi due numeri troviamo due dei suoi racconti, in uno dei quali si immaginano wellness retreat basati su cure a base di sperma, bio e munto nell’allevamento del posto. Accanto alla firma di Scornajenghi troviamo quelle di Matteo B. Bianchi, di Laura Marzi, di Francesco Piccolo e Francesca Mancini. Tutti alle prese con lettori che reclamano più porno e con una linea editoriale che richiede una scrittura esplicita e che si attardi nei particolari. «La scena di sesso deve durare abbastanza da potertici effettivamente pensare di masturbare», spiega Scornajenghi. Più esplicito di così.

Porno pride

L’obiettivo di Ossì Fanzine, però, non è solo offrire piacere di qualità. È anche trovare una risposta, offrire qualcosa a quel senso di vergogna che ci assale dopo aver guardato o sfogliato un porno. Un senso di vergogna nato dal tipo di educazione che abbiamo ricevuto, da una società che vive sommersa da immagini ammiccanti e seducenti ma che si rivela puritana e moralista.

Oggi consideriamo il porno come qualcosa di sporco e degradante, che nascondiamo persino agli occhi del partner, mentre magari lui o lei fa lo stesso. L’intento allora è portare alla luce questa cultura sotterranea, perché di questo si tratta: di cultura. Soprattutto, farlo non tanto grazie alle immagini, che già soffocano i nostri spazi per la loro onnipresenza, ma grazie ai processi immaginativi che germogliano da una letteratura di qualità.

La prossima volta che invitiamo amici a casa per un aperitivo, lasciamo una copia di Ossì Fanzine o dell’ultimo romanzo erotico letto sul tavolino del salotto, accanto alle noccioline. Fingiamo di averlo dimenticato lì e scoperchiamo una volta per tutte il vaso di Pandora. Oppure, più semplicemente, smettiamo di cancellare la nostra cronologia. Militiamo per un coming out del porno.

Lame gaze

Il porno etero è senza dubbio l’area culturale in cui il male gaze, lo sguardo maschile oggettivante, la fa da padrone. L’uomo guarda, la donna è guardata. Lo spettatore o il lettore, più o meno esplicitamente, vedono e percepiscono tutto dalla prospettiva maschile, mentre la donna rimane oggetto dei suoi pensieri, delle sue impressioni e delle sue azioni. Uno sguardo pervasivo, che ha contribuito a relegare la donna in una posizione di subordinazione e l’uomo ad avere un ruolo di forza e decisionale. Lame gaze, più che male gaze.

La prima a parlare dello sguardo maschile in questi termini è stata la regista britannica Laura Mulvey nel saggio Cinema e piacere visivo (Bulzoni editore), pubblicato per la prima volta nel 1975. Solo ora però cominciamo a notarlo e a metterlo in discussione su larga scala.

Deleterio per le donne, il male gaze rinchiude gli stessi uomini in gabbie di comportamenti e ideali già scritti. In questo senso, Ossì Fanzine è un lavoro liberatorio e divertente. E non solo Ossì. Anche la raccolta di racconti di Alice Scornajenghi, Atti puri, va in questo senso. Come il lavoro degli scrittori che ormai appartengono alla «Ossì gang» e che sembrano aver preso gusto a rendere più piccante la propria scrittura: tra loro Francesco Pacifico e Valentina Della Seta.

Il porno si libera e lo fa con gusto, con ironia, con leggerezza, con amore. Dentro Ossì ci siamo tutti, così come siamo. Di vergogna, neanche l’ombra.

Tre consigli di Alice Scornajenghi per scrivere un racconto erotico

1.       Parti da una tua fantasia.

2.       Immagina di avere davanti a te le persone che vorresti eccitare.

3.       Pratica l’edging.* Devi rimanere in quello stato di eccitazione. Anche perché, se dovessi interromperti per masturbarti ogni volta, non ce la faresti.

*Edging, o orgasmo controllato: pratica che consiste nel prolungare l’eccitazione sessuale ritardando il più possibile l’orgasmo.

Consigli di lettura
  • Atti puri, Alice Scornajenghi, Nero Edizioni, 2023
  • Solo storie di sesso, Francesco Pacifico, Nottetempo, 2022
  • Le ore piene, Valentina Della Seta, Marsilio editore, 2021

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