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Russia, Israele, Hamas: la Corte penale internazionale nei conflitti

I conflitti armati, pur nella loro crudezza e atrocità, sono soggetti a regole.  Per farle rispettare esiste la Corte penale internazionale. Ma non sempre funziona

Il conflitto tra Ucraina e Russia prima e quello tra Israele e Hamas poi hanno scosso la storia recente e l’opinione pubblica. Sebbene sulla carta, in nessuno dei due casi, si parli formalmente di guerra e nonostante le premesse di entrambi i conflitti siano differenti, il collegamento è pressoché automatico. Comune denominatore di ogni conflitto è il coinvolgimento di civili e la distruzione di edifici e infrastrutture che nulla hanno a che fare con la guerra e le sue ragioni, salvo il trovarsi nel teatro della stessa. A differenza di ciò che si potrebbe pensare, però, un conflitto armato, pur violento per definizione, è sorretto da regole internazionali frutto di accordi e convenzioni che si sono susseguite nel corso degli anni. Particolare importanza in questo senso riveste la Corte penale internazionale (Cpi), istituita con lo Statuto di Roma del 1998.

La competenza della Corte penale internazionale 

La Cpi ha lo scopo di perseguire soggetti che hanno commesso, o che sono sospettati di aver commesso, alcuni crimini particolarmente gravi. La gravità è quindi un elemento essenziale e determinante per l’intervento della Corte, la cui competenza si estende su crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio e crimini di aggressione.

Rientrano fra i crimini di guerra tutte le violazioni della disciplina della guerra stessa, sia a livello nazionale che internazionale. Queste violazioni fanno riferimento all’insieme di norme e accordi che mirano alla gestione del conflitto, fra cui particolarmente importante è la Convezione di Ginevra. Fra queste rientrano, ad esempio, la tortura, le sevizie, gli esperimenti sui prigionieri o il colpire obiettivi civili laddove non vi siano giustificazioni di tipo militare. Non solo la Convenzione di Ginevra, alla quale sono riconducibili i crimini appena elencati, ma altri e diversi trattati, così come gli usi internazionali, creano un “diritto della guerra” la cui violazione costituisce un crimine. Basti pensare all’utilizzo di armi chimiche o batteriologiche, all’attacco o all’uccisione di civili, alla distruzione di ospedali e beni artistici. La Corte, in tutti questi casi, può intervenire solo se le violazioni avvengono su larga scala o, comunque, se sono frutto di un unico progetto criminoso.

Diversa è la nozione di crimini contro l’umanità che comprende, invece, una serie di ipotesi indicate dallo Statuto di Roma. Tali crimini sono particolari ipotesi delittuose commesse nell’ambito di un attacco consapevole, esteso e sistematico nei confronti di una popolazione civile. Fra questi rientrano la tratta di schiavi, la riduzione in schiavitù, la sterilizzazione forzata, la gravidanza forzata, lo stupro, la sparizione, l’apartheid.

Anche il crimine di genocidio viene individuato e descritto per la prima volta con lo Statuto di Roma. Per esso si intende la distruzione di un popolo, di un gruppo etnico, religioso, razziale o nazionale attraverso uccisioni, lesioni, riduzione in condizioni di vita tali da distruggere l’esistenza del gruppo, l’adozione di politiche dirette a impedire nascite o, ancora, il trasferimento forzato di bambini del gruppo in gruppi differenti.

Particolarmente rilevanti, infine, sono i crimini di aggressione, ossia quelli commessi da un individuo che ha determinato l’uso della forza armata da parte dello Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato o in ogni altra maniera contraria alla Carta delle Nazioni Unite. L’aggressione può avvenire mediante l’impiego di forze armate, l’occupazione di territori, il blocco dei porti o il bombardamento.

Il funzionamento della Corte penale internazionale

Analizzate le materie di competenza della Corte penale internazionale, occorre fare un distinguo: la Corte può punire le singole persone, non gli Stati. Questa è una prima “limitazione” del potere della Cpi. Altro importante vincolo è dato dalla giurisdizione, vale a dire quando e nei confronti di quali soggetti questapuò intervenire. Lo Statuto istitutivo prevede, infatti, che la Corte possa statuire unicamente nel caso in cui lo Stato abbia accettato la sua giurisdizione. Ciò è possibile aderendo al trattato mediante ratifica o depositando un’apposita dichiarazione, alla Cancelleria della Corte stessa, con l’importante limitazione che, in questo secondo caso, la Corte non può pronunciarsi in merito ai crimini di aggressione.

La Cpi può muoversi a seguito della segnalazione di uno Stato membro, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o, ancora, su libera iniziativa del procuratore della Corte; in questo caso è subordinata a un passaggio pre-autorizzativo da parte degli Stati membri.

La prima fase è quella delle indagini preliminari, in cui vengono raccolte prove documentali, testimoniali o sui luoghi dei fatti. All’esito, il procuratore  decide se iniziare una fase di indagine nei confronti di determinati individui, indipendentemente dal ruolo da essi ricoperto e senza l’operare di alcuna immunità. Se da tali indagini viene accertato un crimine, la Corte preliminare, su istanza del procuratore, emette un mandato di arresto o un ordine a comparire. L’ultima fase è quella processuale, nella quale avviene un vero e proprio giudizio, sottoposto a ogni regola di tutela della parte come il ne bis in idem e il diritto al contraddittorio. In questa fase il processo segue regole strettamente tecniche, individuate dallo stesso Statuto, garantendo l’assoluta imparzialità del giudizio e la parità fra difesa e accusa.In caso di condanna, questa ha valenza per tutti gli Stati aderenti alla Corte o, se l’avvio della procedura è partito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, verso tutti i membri delle Nazioni Unite.

Le posizioni di Russia e Israele

Non tutti i Paesi del mondo hanno aderito alla Corte Penale Internazionale: fra i non firmatari ci sono anche Russia, Ucraina e Israele. 

Per quanto riguarda l’Ucraina, essa ha esercitato due volte la facoltà di far accertare dalla Cpi la commissione di crimini internazionali nel proprio territorio, a esclusione dei crimini di aggressione. Una prima volta nel 2014, in maniera limitata per un periodo di due anni fra il 2013 e il 2014 a seguito dei presunti crimini commessi in Crimea e Donbass dalla Russia. Una seconda volta nel 2015, senza alcun limite temporale. 

La prima indagine, conclusasi nel 2020, ha accertato la commissione di crimini di guerra nel territorio ucraino. Nel 2022, a seguito dell’inizio dell’espansione del conflitto in tutta l’Ucraina, il procuratore Karim Khan ha ritenuto vi fossero gli elementi per procedere a una nuova indagine. La successiva segnalazione alla procura, presentata autonomamente da diversi Stati aderenti alla Cpi, ha permesso di evitare la fase autorizzativa velocizzando l’iter procedurale. A seguito di tali indagini la Corte ha emesso un mandato di arresto, in data 17 marzo 2023, nei confronti del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e della commissaria per i diritti dei bambini in Russia L’vova Belova. L’accusa è quella di deportazione di massa di abitanti dell’Ucraina, in particolare bambini, nel territorio del proprio Paese. La stessa accusa sarebbe sorretta da numerose prove tra cui le dichiarazioni della stessa commissaria, attraverso diversi social network, del trasferimento di massa di bambini dati poi in adozione a famiglie russe. Tali procedure affidatarie sarebbero state semplificate da un decreto presidenziale, adottato da Vladimir Putin.

Diversa, invece, è la posizione di Israele e Palestina. La Corte Penale Internazionale infatti si sta muovendo sia per quanto riguarda le stragi imputabili ad Hamas del 7 ottobre scorso sia per il successivo intervento di Israele nella striscia di Gaza. Con riguardo a quest’ultimo si rende necessaria una precisazione. La Cpi, nel febbraio 2021, ha emesso un’importante decisione inerente alla Palestina, già aderente dal 2015, statuendo che la stessa Corte penale ha giurisdizione anche nei territori occupati della Striscia di Gaza e Cisgiordania e ciò indipendentemente dallo status di diritto internazionale a questi riconosciuto. 

Nonostante tale puntualizzazione e le indagini già avviate nel 2021, non vi sono novità di rilievo per quanto riguarda eventuali crimini commessi da Israele. Tuttavia, il procuratore Karim Khan ha recentemente dichiarato l’avvio di una procedura di indagini sia nei confronti di Hamas, per i crimini di genocidio nelle stragi del 7 ottobre 2023, sia nei confronti di Israele, per l’intervento armato sulla striscia di Gaza e l’aumento degli attacchi ai palestinesi in Cisgiordania. Non ci sono, dunque, altre formalizzazioni nei confronti di Israele successive ai fatti del 7 ottobre attesa anche la riservatezza delle indagini ma, in ogni caso, un’eventuale condanna non sarà né facile né immediata.

È difficile ipotizzare una condanna effettiva in ciascuno dei predetti casi, a esclusione dei crimini commessi da Hamas, già considerata associazione terroristica in numerosi Paesi. La Corte penale internazionale, salvo particolari casi, fatica a rendere effettive le sanzioni verso capi di Stato. Gli stessi, infatti, potrebbero facilmente sottrarsi all’ordine di arresto o di comparizione grazie anche all’appoggio di Stati non aderenti o indifferenti agli obblighi verso la Corte. Tuttavia, la Cpi è chiamata a garantire la giustizia, anche e soprattutto nei confronti di popoli e soggetti oppressi. Al di là del comune e diffuso sentimento di giustizia che caratterizza e sorregge i casi odierni, elementi come l’immediato avvio di indagini o l’emissione di mandati di arresto dovrebbero far ben sperare circa la volontà della Corte di porsi come strumento di giustizia internazionale. Perché ciò sia possibile, però, la Corte stessa, viste le importanti limitazioni che la caratterizzano e i “grandi assenti” come Stati Uniti e Cina, meriterebbe un intervento di revisione sul piano internazionale.


Il progetto di deferire a tribunali internazionali il giudizio su crimini particolarmente gravi, come genocidio o crimini di guerra, risale alla fine della seconda guerra mondiale. I primi furono quelli di Tokyo e Norimberga, istituiti nel 1945. Tuttavia, la Corte penale internazionale ne rappresenta la prima forma permanente. In precedenza, sono sempre stati istituiti Tribunali ad hoc,come in ex Jugoslavia e in Ruanda.


Non avendo prigioni, la Corte penale internazionale si affida ai singoli Stati per quanto riguarda le pene detentive. La Corte sceglie lo Stato in cui la pena andrà eseguita da un elenco di nazioni che hanno fornito la propria disponibilità, secondo un criterio di equa distribuzione dei condannati. Le condizioni di detenzione sono conformi agli standard internazionalmente riconosciuti per la tutela dei diritti dei detenuti, senza che essi siano trattati in maniera difforme rispetto agli altri carcerati.

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