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I figli degli uomini (di Cuarón) nel 2027 non ci saranno più

Quando I figli degli uomini fu presentato a Venezia, nel 2006, fu molto criticato. Neanche un ventennio dopo, però, l'apocalisse secondo Cuarón è già qui.

Quando alla Mostra del Cinema di Venezia, nel 2006, I figli degli uomini fu presentato per la prima volta, fu salutato come un angoscioso memento, da allontanare e dimenticare. Neanche un ventennio dopo, però, l’apocalisse secondo Alfonso Cuarón – Oscar alla regia per Roma, il terzo capitolo di Harry Potter e due nomination proprio per questa pellicolaè già qui.

Il trailer italiano de I figli degli uomini

Se l’Istat – lo avrete letto ad nauseam in queste pagineha segnato nel 2022 il record negativo di nascite in Italia (393mila), nel 2027 immaginato dal regista messicano l’Inghilterra sarà senza bebè già da diciotto anni.

Nel film, l’ultimo nato è Baby Diego, divenuto celebrità del Paese per il suo status, venuto al mondo nel 2009 e morto diciottenne. L’infertilità di massa si è abbattuta su una Londra in versione landa ingrigita, campo di guerriglia e psicopolizia tra calcinacci, rifiuti, immigrati demonizzati e ingabbiati come bestie. Una città, incollata davanti alla tv, che assiste allo spettacolo della fine del (suo) mondo.

Da quella di un bar, l’apatico Theo (Clive Owen) apprende della morte dell’ultimo nato sulla Terra. Un tempo militante politico, marito di Julian (Julianne Moore) e perfino padre, ora, impiegato di mezza età, vivacchia nel suo monolocale in un grattacielo fin quando proprio l’ex moglie, guida della cellula terroristica pro-immigrazione Pesci, lo rapisce e, morendo in una sparatoria, gli consegna il compito supremo: scortare in incognito Kee, giovane mulatta immigrata, al campo profughi di Bexill per imbarcarsi sulla nave Domani del Progetto umano. Perché? Perché il grembo della ragazza, scoprirà Theo, è stranamente gonfio.

Cuarón, adattando l’omonimo bestseller di P.D. James, risciacqua il sottogenere preferito da sempre dal cinema (l’apocalisse) in un torrente di simboli e sottostrati pieni di forza mitica. Ecco, allora, l’Eletto disilluso a cui piove dal cielo la Missione. Lui rifiuta, ma il Fato – o chi per lui – lo obbliga a compierla. Ecco dunque il cammino accidentato (e capovolto) per Theo e Kee, in bilico tra la civiltà diventata barbarie e la terra oltre il mare, nuova aurora dell’umano. Ecco, infine, l’aiutante: oltre l’ostetrica Miriam, un delizioso Michael Cane, hippie nostalgico del movimentismo anni Sessanta, che accudisce la moglie in carrozzella sussurrandole Ruby Tuesday.

«Amo mio figlio, ma vorrei non fosse mai nato». Il ruolo della maternità e lo stigma del pentimento post parto

L’allegoria favolistica, così, lievita alla distanza, trasfigurando (ma non cancellando) il realismo delle premesse, e si fa cornice per sbatterci in faccia, con rabbiosa angoscia, le storture del nostro tempo: la fine dell’umano che si estingue tra sangue e odio etnico; il crollo degli ideali; un Potere come tirannide invisibile, controllo mortifero, pedinamento, omologazione, alienazione, spegnimento del pensiero critico grazie a Sua Verità la televisione, autentico oppiaceo di derivazione orwelliana. Culmine di questo termitaio è l’incapacità della società stessa di rigenerarsi, la presa di coscienza del suo crepuscolo, l’assistere impotente alla sua straziante agonia.

Con I figli degli uomini, estremizzando l’attualità, Cuarón trova e gestisce ritmo tensivo e stile ricercato che lega la pluralità di personaggi (una sinfonia di piani sequenza) con la grandiosità della messa in scena (tra il videogioco di ruolo e il war movie).

A trovare una pecca al film, però, si potrebbe prendere in mano la lente di genere: è proprio necessario che sia solo il divo maschio (etero, eccetera eccetera) a poter salvare la donna incinta e in difficoltà e, con lei, il mondo? I cinefili più attenti, però, potrebbero obiettare con un altro film: Cuarón, nel 2018, girò Roma, il quartiere (da Oscar) di Città del Messico dove donne con figli (!) si salvano da sole.


i figli degli uomini

I figli degli uomini

Titolo originale: Children of Men

Regia: Alfonso Cuarón

Con Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine

Genere: drammatico, fantascienza

Durata: 114’

Soggetto: P.D. James, I figli degli uomini (romanzo)

Sceneggiatura: Alfonso Cuarón, David Arata, Timothy J. Sexton, Hawk Ostby, Mark Fergus

Produzione: Regno Unito, Stati Uniti

Data di uscita in Italia: 17 novembre 2006

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