L’Unione europea non si occupa solo di soldi, migranti e difesa comune. Nel corso degli ultimi 50 anni si è prefissata anche altri obiettivi comuni a tutti gli Stati membri. Questi si trovano nel trattato di Lisbona, più precisamente all’articolo 2. È qui che l’Ue si prefigge di proteggere e migliorare la qualità dell’ambiente, oltre allo sviluppo sostenibile della Terra.
Nonostante gli ambiziosi obiettivi e le politiche dirette dell’Unione, la perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi procedono, a livello globale, a ritmi tutt’altro che rassicuranti. La tutela dell’ambiente non è una semplice discussione da salotto o cosa riservata ai benpensanti. Ecosistemi sani forniscono alimenti sani, acqua potabile, assorbimento di elementi nocivi per l’uomo e protezione da catastrofi naturali. In altre parole, la scarsità e il degrado delle riserve ambientali si traducono in un danno per il benessere e la sopravvivenza non solo dell’Europa ma, prima ancora, di chi ci vive.
Per questo il ripristino degli ecosistemi, unitamente alla riduzione di inquinanti, è necessario e urgente considerando che, allo stato attuale, sono già in corso cambiamenti irreversibili e irreparabili per l’ambiente.
È qui che subentra la Nature Restoration Law del 2023, con l’obiettivo diretto di promuovere e salvaguardare la biodiversità tutelando gli ecosistemi marini, terrestri e urbani.
La proposta di legge è diretta al ripristino di ecosistemi e biodiversità terrestri e marini, nella misura del 20 per cento entro il 2030, del 60 per cento entro il 2040 fino al risanamento totale degli ecosistemi degradati entro il 2050. La Nature Restoration Law mira anche ad ampliare la natura interna agli spazi urbani attraverso la piantumazione di nuovi alberi, oltre alla rimozione delle barriere che impediscono la connessione delle acque superficiali. Qui l’obiettivo è riportare oltre 20mila chilometri di fiumi a uno stato di scorrimento libero entro il 2030. La proposta di legge prevede, inoltre, specifici obblighi di monitoraggio e comunicazione, oltre al riesame dello stesso regolamento entro il 31 dicembre 2035.
La sua base giuridica è data dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea e, in particolare, dall’articolo 191 secondo cui è prevista la «promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell’ambiente a livello regionale o mondiale e, in particolare, a combattere i cambiamenti climatici».
La Nature Restoration Law è figlia di un lungo processo di trattative. La strada che ha portato alla versione condivisa della proposta di legge è stata travagliata e il suo futuro è ancora in salita.
La versione originale, introdotta con un disegno di legge nel 2022 a seguito di diversi mesi di consultazioni, ha infatti subito diverse modifiche. Si è arrivati quindi a una versione meno pregnante: sono stati eliminati alcuni obiettivi o resi non vincolanti altri come, ad esempio, quello sul ripristino delle torbiere.
Dopo un iniziale accordo nel novembre 2023, la legge ha visto una prima approvazione da parte del Parlamento europeo lo scorso 27 febbraio 2024. L’ultimo tassello era previsto il 25 marzo 2024 con l’approvazione finale del disegno di legge da parte della Commissione Europea, ma ciò non è avvenuto. Il voto finale, infatti, è stato sospeso a causa delle posizioni contrarie di alcuni Paesi, fra cui l’Italia e l’Ungheria, che avrebbero lasciato presagire una stroncatura certa della legge a pochi giorni dalla sua votazione.
Gli scenari possibili, ora, sono molteplici. I Paesi contrari potrebbero raggiungere un accordo e cambiare idea circa la propria dichiarazione di voto. Altra possibilità è che la Nature Restoration Law venga modificata ma, in questo caso, se si tratterà di riforme sostanziali sarà necessario ripresentare la proposta di legge al Parlamento europeo. Soltanto il tempo potrà dirci se la Nature Restoration Law vedrà mai la luce, e, con essa, il ripristino vincolato degli ecosistemi. Certo è che, ancora una volta, dato l’iter che ha portato all’attuale situazione di stallo, l’immagine di un’Unione europea davvero unita ne esce gravemente ferita.
L’iter legislativo dell’Unione europea si apre con una proposta legislativa da parte della Commissione europea, che viene poi sottoposta al Consiglio europeo e al Parlamento europeo. Il Parlamento può adottarla oppure introdurre emendamenti; successivamente il Consiglio può accettare la proposta del Parlamento e adottare il provvedimento legislativo o a sua volta modificarlo. In questo caso la proposta torna al Parlamento per una seconda lettura. Successivamente, il Parlamento può adottare la proposta modificata o non approvarla: in quest’ultimo caso è convocato il Comitato di conciliazione. Il Comitato di Conciliazione non deve confondersi con il “Trilogo”. Quest’ultimo, di tipo informale, può avvenire in qualsiasi fase dell’iter legislativo, coinvolgendo tre attori istituzionali europei, al fine di raggiungere un accordo.




