Avete mai provato a vedere quanto costa uno studio di registrazione per incidere la vostra traccia? Sembra una sciocchezza ma è il primo passo, senza il quale nessun successo è possibile. Che poi, diciamolo, la musica unisce: chi in una qualsiasi fase della propria vita abbia intrapreso un percorso legato a essa sa bene che non è un sentiero solitario. Il più delle volte si inizia da giovani, in una band, e anche per i solisti fare musica significa interfacciarsi con uno o più maestri, e poi con una rete sociale di conoscenti, tecnici e fan. Poi arrivano i feedback, ci si perfeziona, migliora l’autostima e si arriva al momento clou: la registrazione del proprio lavoro.
Qui casca il palco.
Registrare un brano è un bagno di sangue. O si approccia il metodo casalingo, con elevati costi fissi per acquisire la strumentazione necessaria (e, di solito, con scarsi risultati), o ci si affida a uno studio di registrazione. Che, quasi sempre, è privato e costa un occhio della testa, soprattutto per le tasche dei giovani musicisti.
Su quel “quasi sempre” è nata l’idea di Soundoors, un’associazione che è riuscita a realizzare uno studio di registrazione negli spazi di una ex scuola elementare pubblica. Si tratta di qualcosa che non si incontra tutti i giorni, ma la vicenda diventa ancor più straordinaria se si considera che Soundoors è basata a Santorso, un paese della provincia vicentina più profonda.
«Gli studi di registrazione, in generale, hanno sempre offerto servizi molto costosi. Questo li rende ambienti riservati soprattutto a professionisti», spiega Marco Schiro, presidente dell’associazione. «Aprirne uno in un paesino di meno di seimila abitanti è stata un’impresa ambiziosa. La gestione su base volontaria e la capacità di fare rete ci hanno permesso di renderlo uno spazio più accessibile e quindi di avere utenti che normalmente non si sarebbero avvicinati a esso con la stessa facilità».
Dalla genesi allo studio di registrazione
Soundoors incarna quell’associazionismo che nasce dal basso, da un gruppo di amici che si sono resi conto di quanto ci fosse bisogno di un luogo specifico per chi voleva fare musica seriamente. «Siamo nati nel 2011 e dobbiamo ammettere che le lamentele dei vicini che non ne potevano più delle nostre prove sono state la causa scatenante del progetto. Se il Comune ci ha concesso gli spazi è proprio grazie a loro, che sono andati in municipio arrabbiati», ammette con una risata Giovanni Menegozzo, ex presidente dell’associazione. «Siamo una realtà non profit nata con lo scopo iniziale di rispondere alla grande richiesta di una sala prove da parte dei giovani del territorio, che permettesse di suonare in gruppo senza disturbare famigliari e vicini di casa», specifica in maniera più diplomatica Marco.
Fare rete era fondamentale. Dal punto di vista geografico Santorso è a quaranta minuti d’auto dal capoluogo, nel cul-de-sac tra le Prealpi venete e i Lessini dove comincia la Pedemontana veneta. Una posizione non certo ottimale, fuori dai circuiti delle grandi scene musicali italiane. Era necessario fare squadra da una parte con le altre realtà del territorio e, dall’altra, con le istituzioni, per riuscire a cogliere l’opportunità dei bandi europei: «Organizzammo delle raccolte fondi e partecipammo a un bando pubblico. Con una mano dal Comune riuscimmo a raccogliere la somma necessaria per realizzare la sala prove insonorizzata, che è il primo tassello di quella che è la realtà di Soundoors», prosegue Nicola Battistella, tesoriere dell’associazione. «La sala prove riscosse da subito un gran numero di richieste di utilizzo, con più di cento band nel primo anno, e venne subito l’idea di attivare al suo interno corsi di musica». La scelta di ampliare l’offerta fu vincente. Partirono corsi di chitarra; poi gli altri strumenti, il canto, la propedeutica musicale per i bimbi di tre anni. Si creò sempre più interesse per questa realtà, anche da fuori comune. Prosegue Nicola: «Attraverso altre raccolte fondi e la partecipazione a un ulteriore bando, nel 2015 riuscimmo a realizzare uno studio di registrazione e, come per la sala prove e i corsi di musica, le richieste furono da subito elevate».
Un futuro che va oltre la musica
Se un tempo il principale passatempo legato alla produzione multimediale era proprio la musica, le cose oggi sono cambiate. Da qui la necessità di rinnovarsi ancora, come spiega Marco: «In questo momento stiamo realizzando il progetto di un bando che ci permetterà di allestire una nuova sala destinata ai corsi di musica e, soprattutto, di creare una sala di registrazione per podcast, streaming e creazione di contenuti multimediali».
Non più solo musica, quindi. Questa, però, è e rimane il core business dell’associazione che, spiega Giovanni, continua a tenersi al passo con i tempi: «Dopo la realizzazione della sala podcast, abbiamo intenzione di aggiornare l’allestimento della sala prove principale e dello studio di registrazione, con gli obiettivi da una parte di rendere la sala prove più adatta a simulare un palcoscenico e, dall’altra, di rendere lo studio utilizzabile da chiunque abbia un minimo di competenze, in maniera plug and play, senza doversi per forza affidare sempre all’assistenza di un nostro tecnico».
Non ci sono censimenti sugli studi di registrazione all’interno di spazi pubblici, in Italia. Tuttavia, alla luce della difficoltà nell’accesso alla musica da parte dei meno abbienti e di chi abita in piccoli centri, distanti dalle metropoli, quanto realizzato da Soundoors è un risultato che di rado si vede in giro: si possono trovare sale prove comunali, scuole di musica, studi di registrazione privati. Realtà che raggruppino tutti questi aspetti mantenendo una dimensione pubblica e di servizio alla comunità sono cosa rarissima, appannaggio di città ben più grandi e con ben altri mezzi. Per dare la dimensione di questa eccezionalità, una realtà come Soundoors non la si trova in tutta la provincia, nemmeno nella confinante Schio, la terza cittadina per dimensione dopo Vicenza e Bassano del Grappa.
L’obiettivo a lungo termine è ambizioso: costruire una rete nazionale di realtà affini, fare massa, organizzare eventi sempre più grandi per ambire a bandi e progetti ancora più strutturati, diffondere la cultura musicale quanto più possibile.




