Ogni giorno ci svegliamo, prendiamo in mano il cellulare e spulciamo sui social i contenuti di persone sconosciute ma familiari: gli influencer o i content creator. Creare contenuti è oggi una professione, svolta da persone che hanno a che fare con un pubblico più o meno vasto, provenienti dai più disparati contesti sociali. Il pubblico, o meglio, i follower ricevono continui stimoli fino a essere catapultati nella vita quotidiana degli influencer, sentendosi parte di essa. Per questo motivo, oggi si discute se da questo potere derivino responsabilità civili o penali. Basti pensare al clamore mediatico suscitato dal recente scandalo del Pandoro-gate che ha visto coinvolta Chiara Ferragni o, ancora, a post o commenti sui profili social di altri personaggi famosi del web che vengono poi ripresi da quotidiani, talk show e programmi televisivi.
Chi è, però, un influencer? L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) definisce influencer, o content creator, il soggetto che crea o seleziona contenuti diffusi al pubblico tramite piattaforme online e ne controlla le scelte editoriali per ottenere un corrispettivo, che può essere in denaro, prodotti (gifted), servizi, benefici o qualsiasi altra utilità o lucro. I creator devono rispettare specifici obblighi di correttezza e trasparenza, con particolare riferimento ai contenuti pubblicitari, alle collaborazioni e ai doni ricevuti dagli sponsor che devono essere dichiarati. Riveste particolare importanza la registrazione, per gli influencer considerati “rilevanti”, delle proprie informazioni negli appositi elenchi pubblici. La registrazione, pur rimanendo obbligatoria, non è elemento determinante all’applicazione delle sanzioni previste in caso di violazione. Queste, infatti, possono essere applicate a prescindere dalla presenza o meno negli elenchi e seguono un principio di proporzionalità sulla gravità del fatto, la sua durata e le condizioni economiche del soggetto.
La responsabilità più rilevante che ricopre un influencer è quella legata alla sua immagine e al messaggio potenzialmente dannoso o lesivo che può trasmettere a un pubblico pressoché infinito, dato il potere di diffusione dei social network. Al di là dei tipici reati compiuti attraverso un mezzo equiparabile alla stampa (come la diffamazione aggravata), un content creator potrebbe essere chiamato a rispondere di dichiarazioni false, così come di pubblicità ingannevole, con riferimento ai prodotti sponsorizzati. Trattandosi della diffusione pubblica di contenuti e messaggi, anche la diffusione di informazioni potenzialmente dannose o lesive per il pubblico potrebbe originare una responsabilità legale per l’influencer che le ha diffuse. Basti pensare alla promozione di una dieta dimagrante, o di prodotti legati alla stessa finalità contenenti sostanze dannose o vietate al commercio. Sempre sotto un’ottica di rilevanza penale, in giurisprudenza sono molto discusse le responsabilità di medici o naturopati che propongono terapie alternative per la cura di tumori, le quali alla fine portano a un concreto rischio di morte. Con il potenziale di diffusione e condivisione dato dalla combinazione tra un personaggio noto e i social stessi, questi casi rischiano di aumentare. La legge, quindi, interviene quando c’è la necessità sociale di disciplinare un fenomeno, come è appunto in questo caso.
I principali soggetti coinvolti a livello nazionale nella disciplina del fenomeno sono l’Agcom, l’Autorità garante della concorrenza del mercato (Agcm) e il ministero per le Imprese e il Made in Italy. A livello di Unione europea, sono invece presenti diverse direttive e regolamenti sulla trasparenza e tutela dei consumatori nei servizi digitali. L’Agcom ha adottato diverse delibere dirette all’approvazione di uno specifico codice di condotta, al cui rispetto sono tenuti gli influencer considerati “rilevanti” – quelli che superano i 500mila iscritti o le cui visualizzazioni medie mensili superano il milione su una piattaforma – nonché la pubblicazione di specifiche linee guida. A tali provvedimenti ha fatto seguito, nel novembre 2025, l’adozione da parte del ministero per le Imprese di un apposito registro, la cui iscrizione è obbligatoria sempre secondo il criterio del numero di followers o visualizzazioni. Da ultimo, lo scorso 16 marzo, l’Agcom ha pubblicato degli approfondimenti (o Faq) per spiegare nel dettaglio gli obblighi del codice di condotta e delle linee guida.
La figura dell’influencer è quindi una novità in ambito giuridico destinata a pesare con sempre più impatto non solo sull’economia digitale ma anche in termini di responsabilità nei confronti degli utenti. Per tale ragione, oltre ai recenti interventi di legge, ci si devono aspettare nuove e decisive prese di posizione da parte del legislatore chiamato ad adattare, nel minor tempo possibile, il diritto per regolare fenomeni dallo sviluppo costante e incontrollato.
Le sanzioni
Gli influencer “rilevanti” sono assoggettati ai media tradizionali e, pertanto, a loro è applicabile il Testo unico dei servizi di media audiovisivi (Tusma). Il Testo unico prevede sanzioni che vanno, nei casi più gravi inerenti la tutela dei minori e il diritto d’autore, fino a 600mila euro. Altre ipotesi, invece, riguardano le comunicazioni commerciali scorrette, la pubblicità occulta, l’istigazione all’odio o la violazione della dignità umana. Per quanto riguarda gli influencer “minori”, risulta comunque applicabile il Codice del consumo con le relative sanzioni, oltre a ipotesi particolari come la truffa o la diffamazione.




