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Come ti influenzo la dieta

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La responsabilità sociale dei nutrizionisti influencer, tra sponsor occulti, prodotti dietetici, danni alla salute e risorse preziose

«La frutta fa ingrassare». «Hai mangiato un biscotto? Ma è una schifezza».

Queste due frasi sono state pronunciate da due nutrizioniste, la prima in un video di TikTok e la seconda in privato a una paziente. Quanto valore hanno le parole dei professionisti della salute?

L’estate scorsa, l’Organizzazione mondiale della sanità ha inserito l’aspartame nel gruppo 2B degli elementi potenzialmente cancerogeni. Da questa notizia è iniziata una campagna della American Beverage tramite influencer. A seguito, a settembre 2023 è uscita un’inchiesta del Washington Post e The Examination sui rapporti nascosti tra nutrizioniste e multinazionali dell’industria alimentare. L’intento della lobby era, secondo l’articolo, convincere l’opinione pubblica che i discorsi sui dolcificanti artificiali fossero «scienza da clickbait» e che non bisognasse preoccuparsi.

Cos’è The Examination, clicca per leggere l’approfondimento

The Examination è una nuova redazione indipendente no-profit specializzata nell’investigare le minacce sanitarie prevenibili e responsabilizzare le comunità.

Se una nutrizionista dichiara che AmeriBev l’ha pagata per dire che la paura dell’aspartame non ha fondamenta scientifiche, avrà un certo impatto sull’utente. Se invece afferma che, in base alle evidenze scientifiche, la paura non è giustificata, senza accennare allo sponsor, il pubblico la accoglierà in modo molto diverso. 

L’articolo ha portato l’attenzione sul fenomeno della pubblicità occulta, sempre più invasivo sui social, soprattutto TikTok e Instagram. Pubblicizzare prodotti senza dichiararlo non è un fenomeno nuovo, non l’ha inventato il social cinese. Ciò a cui si assiste, però, è il dilagare della convinzione che “stia male” dichiarare uno sponsor. Quando viene fatto, il disclaimer viene nascosto in fondo alla caption o tra gli hashtag. Per esempio, si usano frasi come «in collaborazione con», oppure appare l’hashtag #ad per una frazione di secondo durante il video.

«Non accetterei mai di sponsorizzare un prodotto in cui non credo», oppure, «dico sempre la verità». Alcune delle nutrizioniste coinvolte nell’inchiesta hanno utilizzato queste frasi, o altre simili, come difesa. Robert Walsh, un influencer con milioni di follower, ha diffuso un video in cui denuncia l’aumento di questo fenomeno e spiega come riconoscere un post genuino da uno sponsorizzato. Soprattutto, chiarisce che le aziende fanno firmare un contratto dove elencano tutto ciò che vogliono far risaltare di un prodotto o servizio. Per cui, il confine tra ciò che un influencer pensa davvero e ciò che deve dire è molto sottile. Per questo è fondamentale che il pubblico si costruisca un’opinione basata sulla completezza informativa.

Cos’è AmeriBev, clicca per leggere l’approfondimento

L’American Beverage Association (Aba) è un gruppo di lobbying governativo che rappresenta l’industria delle bevande negli Stati Uniti, tra cui Coca-Cola e PepsiCo.

Influencer, dieta e responsabilità sociale

La frase «la frutta fa ingrassare» citata all’inizio è stata pronunciata a luglio 2022 dalla dottoressa in biologia Marilena Di Lorenzo, in un video su TikTok. Di Lorenzo ha oltre 42mila follower ed è conosciuta come @dinutrizione: il video ha raggiunto quattro milioni di persone. I commenti, più di sedicimila, si scagliano contro lei e le sue parole: molti di essi suggeriscono la pericolosità di certe affermazioni perché possono favorire l’insorgere o il perpetuarsi di un disturbo dell’alimentazione. Un professionista della nutrizione dovrebbe assumersi la responsabilità delle conseguenze che i suoi consigli possono avere su chi li segue? Se uno dei follower viene ricoverato per denutrizione perché ha interpretato in modo estremo le sue parole, può il professionista essere del tutto privo di biasimo?

Non è in discussione una responsabilità penale, ma etica. Gli influencer influenzano – appunto – la vita di milioni di persone e costruiscono rapporti parasociali molto forti con i loro follower, che si riconoscono nelle loro parole e li ritengono loro amici. Soprattutto nel settore della nutrizione, il rischio di interiorizzare un consiglio generale come personale può avere gravi conseguenze.

L’industria della dieta, solo in Italia, è un business da oltre quattordici miliardi di euro l’anno e contribuisce a modellare le abitudini alimentari della popolazione. Nell’inchiesta, il Washington Post sostiene che l’industria del cibo da anni sovvenzioni, in modo più o meno celato, i professionisti dell’alimentazione per promuovere integratori, bevande e cibi dietetici. L’articolo si concentra su Stati Uniti e Canada, ma non è difficile trovare post di nutrizionisti italiani che pubblicizzano tali prodotti. «Modellare le abitudini alimentari» è una frase molto forte. In quale altro modo, però, è possibile descrivere un fenomeno così trasversale e ingranato nella vita quotidiana come quello delle diete? Il 95 per cento di esse fallisce. Eppure, milioni di persone sono convinte della loro efficacia. Da cosa nasce e come si perpetua una tale dissonanza cognitiva?

L’inchiesta del Washington Post, clicca per leggere l’approfondimento

Secondo l’inchiesta di Anahad O’Connor, Caitlin Gilbert e Sasha Chavkin, in tutto almeno trentacinque post da parte di una dozzina di professionisti erano parte di una campagna coordinata della American Beverage. Il gruppo commerciale ha pagato una somma non resa nota a dieci dietiste, un medico e un influencer di fitness perché usassero i loro account social per aiutare a smussare le dichiarazioni dell’Oms che l’aspartame, pilastro della Coca-Cola Light e di altre bevande, non sia efficace per la perdita di peso e che sia «potenzialmente cancerogeno».

La frase sui biscotti è stata invece rivolta a una ragazza in un colloquio privato, Laura (nome di fantasia), che si è resa disponibile a condividere con noi le sue esperienze. La prima è stata nel 2022, a vent’anni, con una nutrizionista di un’equipe per i disturbi alimentari: «Non ho ricordi felici, forse ha incentivato una delle prime ricadute». Riferisce che «mi chiedeva se contavo anche gli spicchi dei mandarini o le metà dei cracker. Mi faceva notare che erano divisibili, che potevo contarli. E quindi li potevo limitare e poi eliminare». Quando Laura era riuscita a re-introdurre un cibo che aveva eliminato, i biscotti con le gocce di cioccolato, la dottoressa le avrebbe detto che «erano schifezze che mi avrebbero causato gonfiore». «Era molto fredda: è stato il motivo per cui mi sono allontanata dal centro, dopo essere entrata nel sottopeso», per aver seguito i suoi “consigli involontari”.

«Il secondo approccio è stato l’opposto, con una nutrizionista privata, che tutt’ora mi segue e con la quale, in quasi due anni, ho creato un legame speciale». Da lei «non ho mai sentito la parola “schifezze” e ho sempre avuto una mano quando ne avevo bisogno. Con una reintroduzione graduale, sono tornata a mangiare anche le cose che mi facevano più paura».

Le parole di un professionista possono cambiare la vita di una persona in meglio, ma anche in peggio. È tanto più opportuno, allora, che vengano scelte con cura e che non vi possano essere dubbi sulla loro provenienza. Il pubblico può perdonare un errore, ma non un inganno.

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