Il governo italiano ha ricondotto la gestazione per altri (Gpa), nota anche come maternità surrogata, nell’alveo dei cosiddetti reati universali. Una fattispecie giuridica che, in diritto, non esiste O meglio, non esiste una simile locuzione. Quando ci si riferisce ai reati universali, prendendo in prestito questo neologismo giornalistico, ci si richiama a quelle ipotesi di reato particolarmente gravi o aberranti la cui punibilità va dunque oltre i confini nazionali. Un po’ come avviene con le violazioni dei diritti umani fondamentali.
Uno dei principi cardine del diritto penale, infatti, è quello della territorialità. Secondo questo principio è soggetto alla legge penale italiana chiunque commetta un reato nel territorio italiano o, comunque, in un luogo a esso equiparabile, come una nave o un aereo italiani. Questo perché la legge penale rappresenta una sfaccettatura della sovranità dello Stato: il suo potere punitivo.
Ci sono comunque eccezioni a questo principio. In questo caso, lo Stato italiano si riserva la possibilità di punire determinate condotte anche se avvenute all’estero. Fra queste ipotesi, molto circoscritte e codificate, rientrano i casi di reati contro la personalità dello Stato (quelli che attaccano lo Stato in quanto entità, per esempio gli attentati delle Brigate Rosse), alcuni reati di contraffazione o reati attribuiti alla giurisdizione italiana da leggi speciali o trattati (per esempio, il traffico di armi). Possono, talvolta, venire puniti fatti commessi all’estero purché coinvolgano un cittadino italiano, sia esso vittima o autore del reato. In questo caso è necessario che il reato sia punito con una pena maggiore ai tre anni: diversamente, è necessaria una specifica richiesta da parte del ministro della Giustizia verso l’autorità omologa dello Stato che ha giurisdizione sul fatto.
La gestazione per altri è già vietata in Italia dalla legge 40/2004, che punisce chi realizza, promuove o pubblicizza il commercio di gameti o embrioni e la maternità surrogata con la pena detentiva fino ai due anni e una sanzione dai seicentomila al milione di euro. La novità è l’introduzione di un periodo per cui il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana anche se i fatti sono commessi all’estero. Questa previsione permette la punibilità del cittadino italiano anche senza la richiesta del ministro di Giustizia.
Un reato universale per sua stessa definizione deve essere considerato tale da chiunque, o comunque da una larghissima fetta di giurisdizioni. Esempi concreti sono il genocidio, il terrorismo, i crimini di guerra. Atti particolarmente gravi, riconosciuti come tali dalla comunità internazionale. La maternità surrogata, invece, è prevista e disciplinata in numerosi Stati, anche europei: è dunque giuridicamente improprio ricollocarla in questa famiglia, peraltro attraverso lo strumento della legge ordinaria.
Inoltre, sarà perseguibile solamente il cittadino italiano, dato che i cittadini stranieri non sono coinvolti. Verrebbe poi da chiedersi, nel caso concreto, come tale reato potrebbe essere accertato, soprattutto con riferimento alle coppie eterosessuali.
La presa di posizione del governo, un provvedimento più di posizionamento politico che giuridico appare più come la volontà di limitare il ricorso a tali pratiche ponendo un punto drastico. Ciò di cui non si tiene conto è cosa spinga alla scelta della maturità surrogata o, comunque, chi siano i soggetti coinvolti. La scelta adottata dal governo prescinde, quindi, dall’analisi del caso concreto, sorvolando il lato umano di determinate situazioni e realtà e riducendosi a una fredda norma penale. I bambini nati dalla Gpa esistono già. Servirebbe una legge che si prenda cura di loro, non una norma che, colpendone le famiglie, può potenzialmente danneggiarli.




