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Decidere della propria morte in un altro Paese: la legge belga sull’eutanasia

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Il Belgio ha legalizzato l’eutanasia nel 2002 e vanta ancora oggi uno dei quadri legislativi più permissivi d’Europa sul fine vita. La legge consente anche a chi non è belga questa possibilità e sono soprattutto i pazienti francesi a prenderla in considerazione

«Parlare di morte è sempre molto difficile, che si tratti di te o dei tuoi cari. Tuttavia, la legge sull’eutanasia ha reso il dibattito più semplice». A parlare è Jacqueline Herremans, avvocatessa e presidente dell’Association pour le Droit de Mourir dans la Dignité (Admd). L’associazione era nata per contrastare l’accanimento terapeutico, ma dal 1984 ha iniziato a elaborare proposte di legge che poi ha depositato alla Camera dei Rappresentanti belga. Tali sforzi hanno contribuito all’approvazione di una norma sulla depenalizzazione dell’eutanasia, di una sui diritti del paziente e di una sulle cure palliative. Herremans spiega che le tre leggi vanno considerate insieme perché affrontano la questione dell’autonomia e della dignità delle persone, valori cardine per lei e l’associazione per cui lavora dal 1999.

In gran parte del mondo, i temi dell’eutanasia e della morte assistita rimangono controversi. Ciononostante, un numero crescente di Paesi sta approvando nuove leggi – o, perlomeno, sta cercando di farlo – per via del cambiamento della sensibilità, dei progressi della tecnologia medica e dell’invecchiamento della popolazione. In Europa, oltre al Belgio, sono solo tre le nazioni che consentono ai medici di somministrare il farmaco per l’eutanasia, di regola per via endovenosa. In altri Paesi è legale soltanto il suicidio assistito, in cui l’operatore sanitario si limita alla preparazione del farmaco che verrà poi assunto dal paziente per conto proprio.

Cosa implica l’eutanasia in Belgio

In Belgio, quando un paziente vuole ricorrere all’eutanasia deve fare richiesta al proprio medico, che valuterà se ci sono le condizioni previste dalla legge. Colui che somministra il farmaco dovrà poi compilare un documento di registrazione che verrà inoltrato alla Commission Fédérale de Contrôle d’Évaluation de l’Euthanasie (Cfcee), un organo statale indipendente che verifica la legalità di tutte le procedure. I requisiti sono la presenza di una richiesta volontaria, ponderata e ripetuta, fatta senza pressioni dall’esterno; una condizione medica grave e incurabile che non presenta soluzioni; l’esistenza di una sofferenza costante e insopportabile. Secondo l’ultimo rapporto annuale della Cfcee, nel 2024 le principali patologie che hanno spinto i pazienti a richiedere l’eutanasia sono state tumori, polipatologie (combinazione di malattie croniche refrattarie al trattamento) e gravi disturbi neurologici. Il sistema belga rappresenta un unicum, non tanto per le modalità di accesso all’eutanasia ma per il fatto di consentirlo anche ai minori e ai non residenti nel Paese.

Decidere di morire in un altro Paese

Herremans spiega che ogni anno circa un centinaio di pazienti, perlopiù francesi, si recano in Belgio per accedere a un diritto negato nel loro Paese, dove sono ancora illegali sia l’eutanasia, sia il suicidio assistito. Sempre secondo uno dei rapporti annuali della Cfcee, nel periodo tra il 2022 e il 2023, 170 persone residenti all’estero si sono recate in Belgio per sottoporsi all’eutanasia: di queste, il 90,6 per cento era francese, il 2,7 per cento dei casi totali registrati in quel periodo. Nella sua relazione, l’ente ha sottolineato i problemi legati a questa situazione, sostenendo che, oltre al carico di lavoro in più, ci sono altre questioni di cui tenere conto. La legge consente soltanto ai medici belgi di effettuare la somministrazione: sebbene molti casi dimostrino collaborazione tra dottori francesi e belgi, persistono difficoltà sia nella comunicazione che nel garantire le cure durante il trasferimento dalla Francia al Belgio. Herremans sottolinea ancora che l’illegalità dell’eutanasia in Francia è un tema scottante per i professionisti francesi, al punto che perfino la sedazione consentita dalla legge non è facile da ottenere. I medici sono riluttanti a somministrare dosi adeguate di sedativi per timore, appunto, di essere accusati di praticare l’eutanasia. Recarsi in Belgio rappresenta allora una soluzione per i pazienti transalpini, nonostante non si tratti di un processo semplice né immediato. Oltre alle complessità relative alla mobilità di pazienti con patologie invalidanti, un altro aspetto da considerare sono i costi. A tal proposito, Herremans precisa che «le cure sono coperte dal sistema di previdenza sociale, con la possibilità di rimborso da parte delle casse nazionali di previdenza sociale per i cittadini europei». Tuttavia, a eccezione di emergenze, gli ospedali belgi chiedono ai cittadini non residenti di pagare in anticipo: a ciò si aggiungono le spese di viaggio e alloggio dei parenti e il funerale, che variano di caso in caso. 

Malgrado i costi e le oggettive difficoltà, andare in Belgio resta comunque una possibilità per le persone che in Francia non hanno opportunità di scelta. Per l’Admd far sì che queste possano scegliere in autonomia, senza perdere la propria dignità, resta l’obiettivo principale. Lo scorso anno, Jacqueline Herremans ha pubblicato sul sito dell’associazione una lettera che ha ricevuto da una donna francese prima che morisse. Si chiamava Mimi Contesse, voleva porre fine alle sue sofferenze e Herremans l’ha seguita durante tutto l’iter burocratico. Contesse scrive:«La legge belga mi ha restituito la responsabilità della mia persona, la mia cittadinanza e ha preso in considerazione la mia sofferenza con umanità. La legge belga mi ha reso giustizia. Potrò morire con dignità, sorridente e in piedi… Tutto è in ordine».

Una legge europea sull’eutanasia?

Ai sensi dell’articolo 168 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, gli Stati membri sono responsabili della definizione e della fornitura delle cure mediche e dei propri servizi sanitari nazionali. Ciò include anche le cure palliative e la possibilità di ricorrere all’eutanasia. Poiché gli Stati membri hanno opinioni divergenti sulla questione, uno studio conclude che un approccio europeo sul tema è abbastanza improbabile.

Un breve glossario

Eutanasia attiva: porre deliberatamente fine a una vita per alleviare le sofferenze mediante un intervento diretto.

Eutanasia passiva: sospendere o interrompere deliberatamente le cure di sostegno vitale.

Suicidio assistito: aiutare deliberatamente qualcuno a porre fine alla propria vita.

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