L’infanzia è finita ma continui a guardare i cartoni animati, anzi, anime. Cresci leggendo Topolino per poi passare a fumetti supereroistici americani o manga giapponesi. Continui a seguire la serie di videogiochi che ti fa compagnia da almeno un paio di decenni. Agli occhi di chi non comprende queste passioni, il tutto ti dipinge come un nerd, cappello che nell’era delle etichette racchiude nel gergo comune tutta una serie di interessi e sottoculture che spaziano dall’arte all’intrattenimento, passando per la tecnologia (più correttamente individuati dal termine geek, ma non è questo il punto). Ne derivano possibili prese in giro da parte del prossimo ma, soprattutto, una generale incomprensione e lo sminuire quei prodotti che riescono a farti battere il cuore. Poi, d’un tratto, un’esplosione che cambia il modo di vedere il tuo mondo, anzi, il tuo universo.
Lo scoppio è The Big Bang Theory, sitcom trasmessa sulla rete americana CBS tra il 2007 e il 2019. La serie ripropone la formula “trentenni che affrontano vita, amicizie, lavoro e amore”, ma il tutto condito in salsa nerd. I protagonisti sono scienziati appassionati di eroi in tutina e mantello, pronti a dibattere su quale console videoludica sia la migliore e amanti dalle nottate all’insegna di Dungeons & Dragons. Il successo è planetario, complici le citazioni di opere fantascientifiche, fantasy e appartenenti al mondo geek. The Big Bang Theory è l’ultima erede delle grandi serie comiche. A differenza di altri colossi come Friends o How I Met Your Mother, però, non solo è entrata nella cultura pop, ma è anche riuscita ad aprirne il lato nerd al pubblico di massa. Personaggi come Sheldon Cooper spiegano ai profani cos’è un D20, la differenza fra Star Wars e Star Trek e come riempire casa di fumetti e Funko Pop. Nel giro di qualche stagione, il miracolo: nerd is the new black. Sono gli anni in cui nasce l’universo cinematografico Marvel e Stranger Things lancia l’ondata nostalgica degli anni Ottanta. La cultura nerd non appartiene più a nicchie ma conquista le masse. Tuttavia, la reazione delle comunità nerd non è stata unanime.
Dopo anni di vessazioni ed emarginazioni, una parte consistente dei nerd “originali” storce il naso di fronte al fenomeno The Big Bang Theory. I nuovi appassionati vengono tacciati di essere poser, esibizionisti che si mettono in mostra poiché dopo il successo della serie nerd è cool: sono accusati di non essere realmente interessati a fumetti, videogiochi e affini, o quantomeno non in modo sincero e puro. Al rancore di parte del mondo geek verso la sitcom contribuiscono anche la stereotipizzazione dei protagonisti (saccenti secchioni brutti e impacciati con le ragazze) e la fisiologica chiusura di certe nicchie culturali, marginalizzate per anni.
Negli ultimi quindici anni i nerd non sono usciti dal loro recinto ma, al contrario, le porte di questo sono state sfondate da turisti dei giochi di ruolo e neo-amanti della pixel art. L’invasione del ghetto nerd ha scaturito un fragoroso effetto snob, l’antipatia verso i prodotti un tempo percepiti dai più con diffidenza ma ora desiderati dalle masse. Ecco che le grandi convention di fumetti e videogame si riempiono di orde di curiosi, rendendo impraticabili spazi prima riservati a pochi. Si tratta di una sorta di gentrificazione nerd, dove una parte consistente della popolazione di fumetterie e GameStop è restia ad accogliere laici del loro mondo. L’orgoglio nerd è la rivalsa dei vessati che non vogliono imbustare manga insieme all’ex bullo.
Il fenomeno dei poser è andato scemando di pari passo alla stanchezza di brand di intrattenimento che nel frattempo hanno esaurito idee ed energie, venendo sostituiti dalla mania per il Giappone. Facendo un passo indietro, però, è possibile cogliere un quadro più ampio e rendersi conto che The Big Bang Theory è stato solo il sintomo più noto di un’ondata che ha allargato il bacino della cultura nerd. Basti pensare a come i fumetti dominano le classifiche di vendita delle librerie (il libro più venduto in assoluto in Francia nel 2022 è un saggio a vignette, Il mondo senza fine di Christophe Blain e Jean-Marc Jancovici, pubblicato in Italia da Oblomov), i videogiochi siano presenti in ogni smartphone del pianeta e l’animazione stia riuscendo a conquistare anche gli adulti non avvezzi al genere.




