Negli Stati Uniti, con la fine della stagione estiva, la fine del countdown elettorale si avvicina. Un’estate intensa per i cittadini americani, che hanno seguito i continui sbalzi d’umore di una campagna presidenziale ricca di colpi di scena. Settembre sembra aver calmato le acque e i ticket di entrambi i candidati sono pronti al rush finale. I due avversari hanno inoltre ufficializzato la scelta del proprio vicepresidente. Per la democratica Kamala Harris, la scelta è ricaduta su Tim Walz, governatore del Minnesota, parte della strategia del ticket bilanciato che la candidata vuole proporre. Un uomo pragmatico come Walz può attrarre sia moderati che conservatori, dimostrando che anche i democratici sono capaci di difendere il Paese. Sul fronte Trump il prescelto è stato J.D. Vance, senatore dell’Ohio. Al contrario della sua controparte democratica, moderazione e progressismo non fanno parte del suo vocabolario. Molto conosciuto e apprezzato negli ambienti Maga già durante la sua carriera da governatore, ha riscosso favore soprattutto tra le fila dell’estrema destra statunitense.
Lo spirito aggressivo di questa frangia politica estremista, che ha conquistato visibilità internazionale assaltando Capitol Hill nel 2021, non si è mai assopito negli anni di presidenza Biden. Al contrario, questi gruppi sono stati alimentati da sollecitazioni continue da parte di Donald Trump, confermando la presenza nella politica americana di un nuovo fattore ormai costante: la violenza.
In un articolo di Jason Wilson, pubblicato sul Guardian, vengono analizzate alcune posizioni del candidato vice repubblicano: Vance ipotizza la possibilità di smantellare le grandi aziende tecnologiche, critica gli sforzi democratici verso principi di equità e inclusione e parla di un presunto regime di censura sui social media attribuito in parte al deep State. Quindi, la sua nomina da parte di Trump lega nuovamente questi gruppi estremisti al contesto elettorale. L’ex governatore dell’Ohio è ormai Mr. Maga, punto di riferimento della destra radicale: una figura che sfida lo status quo, opponendosi non solo ai democratici ma anche ai repubblicani dell’establishment, pur avendone fatto parte in passato. È proprio questa apparenza di uomo “fuori dal sistema” l’elemento di fascinazione che Vance esercita su una porzione specifica dell’elettorato repubblicano.
Basta consultare la mappa interattiva presente sul sito online del Southern Poverty Law Center (no-profit legale specializzata in diritti civili), che monitora i gruppi d’odio negli Stati Uniti. È ben visibile, Stato per Stato, come nel 2024 ci sia stata un’impennata nell’attività di questi gruppi, primo tra tutti il Patriot Front, nato nel 2017 dal rally Unite the Right. Lo scorso luglio il Patriot Front ha organizzato una marcia tra le strade di Nashville, in Tennessee, durante la quale i manifestanti indossavano abiti scuri e bandane bianche e portavano bandiere confederate cantando cori nazisti. Lo scopo della manifestazione era sostenere la tesi della creazione di uno Stato etnico bianco, respingendo gli americani non di ascendenza europea. Questo autoproclamato fronte gode di un incremento nel numero di adepti, molto giovani, soliti organizzare delle flash demonstrations (come nel caso di Nashville), manifestazioni brevi e non annunciate che servono a ottenere visibilità e realizzare contenuti social. Sono nuovamente scesi in campo anche i Proud Boys, come spiega Aram Roston in un articolo per Reuters. Dopo aver conquistato la scena nell’attacco al Campidoglio, stanno tornando in raduni e manifestazioni a favore di Trump: i membri del gruppo sono stati avvistati mentre sventolavano bandiere e mostravano simboli di estrema destra. Dopo le condanne del 2021, i Proud Boys hanno modificato la loro struttura per evitare una maggiore attenzione delle forze dell’ordine, optando per piccoli fronti autogestiti in più di 40 Stati, senza un chiaro coordinamento centrale.
Tanti altri sono i gruppi suprematisti che stanno sgomitando per riconquistare un posto d’onore tra le fila Maga e giocare un ruolo rilevante nella corsa elettorale. Le presidenziali americane di novembre 2024 vedranno la storia ripetersi? La situazione attuale è molto diversa da quella del 2020. Questi gruppi hanno iniziato a seguire la tornata elettorale, indirizzando i propri attacchi contro il presidente in carica Joe Biden. Sleepy Joe (Joe il sonnolento) è stato un bersaglio, forse troppo facile, della propaganda Trump, amplificata dagli estremisti del sottobosco di internet. Con il cambio di candidato democratico e la nomina di Kamala Harris, la linea di attacco trumpiana è necessariamente cambiata e, di conseguenza, è mutata anche quella dei suoi sostenitori dell’estrema destra statunitense. Come spiega Robert Reich, adesso è Harris il peggior incubo delle frange suprematiste. Quando Biden l’ha sostenuta come nuova candidata, ha rappresentato un passaggio di potere da una generazione di uomini bianchi a una futura America più multietnica. Di conseguenza, Trump e Vance hanno usato retoriche sessiste e razziste nei suoi confronti, suggerendo tesi misogine e contestandone la competenza e l’impegno, inferiori rispetto agli standard offerti dai repubblicani. Harris è vista come una minaccia per la loro visione politica, dato il suo ruolo di donna di colore in una posizione di potere. Durante la campagna elettorale la vicepresidente è stata un obiettivo chiave per i gruppi suprematisti bianchi e dell’estrema destra statunitense, che hanno utilizzato una combinazione di attacchi online, propaganda e commenti pubblici per tentare di screditarla: dai volantini anti-immigrazione di White Lives Matter, distribuiti durante le manifestazioni di contestazione nei suoi confronti, ai contenuti denigratori pubblicati dai Proud Boys e dal Nationalist Social Club (NSC-131) sui loro siti web.
Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, la campagna si è intensificata e polarizzata. I nuovi fattori hanno inasprito ancora di più il confronto tra progressismo e conservatorismo radicale. Le elezioni potrebbero così riflettere una battaglia decisiva per il futuro politico e sociale degli Stati Uniti. Sullo sfondo, ancora una volta, il rischio di un’escalation di violenza.




