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Quattro lupi per strada, storia di una migrazione selvatica oggi a rischio

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Nel cuore dell’Europa non sono solo le persone a spostarsi da uno Stato all’altro. In migrazione continua ci sono anche i lupi, sempre alla ricerca di aree diverse in cui formare nuovi branchi. Il lupo viaggia attraverso grandi spazi collinari e montani con passo felpato, eppure la sua presenza lascia il segno. Insieme all’orso è uno dei grandi predatori autoctoni del continente, ma la sua storia ha ripreso vitalità solo di recente, grazie all’attuazione di norme per la salvaguardia e protezione di una specie che altrimenti avrebbe incontrato l’estinzione nel secolo scorso.

Il monitoraggio del lupo in Europa

Il fenomeno della dispersione del lupo comporta la necessità di monitorare periodicamente gli spostamenti dei branchi nei vari Paesi europei. In particolare gli studi condotti da progetto Lupo Piemonte prima e Life Wolfalps poi si concentrano sugli avvenimenti nell’arco alpino. L’ultimo monitoraggio, pubblicato nel 2018, ha tenuto traccia delle migrazioni di sei anni. Il prossimo report verrà pubblicato alla fine del 2024, momento in cui la Commissione europea dovrà prendere una decisione in merito alla protezione di questa specie.

Elusività e dispersione: i lupi attraversano l’Europa

Tornato a riprodursi e migrare attraverso tutto il continente, il lupo predilige aree boschive e la sua presenza è attestata in prossimità di catene montuose, come dimostrano i report condotti dal progetto Lupo Piemonte o dall’associazione Life Wolfalps.

Caratteristica della specie è l’elusività, la tendenza a non avvicinarsi all’uomo. Tuttavia, il lupo «è presente anche in aree fino a pochi decenni fa erroneamente considerate poco o affatto idonee», come spiegava Paolo Ciucci, docente di Ecologia animale e biologia della conservazione all’università La Sapienza di Roma, in un’intervista del gennaio 2024 al portale Agronotizie. «Sempre più spesso stiamo registrando la presenza di esemplari anche in contesti più tipicamente antropizzati, persino alle porte di grandi città come Parma, Modena, Firenze e anche Roma».

A partire da piccoli nuclei, i lupi si spostano attraverso l’Europa mediante la dispersione dei branchi. Raggiunta la maturità sessuale, i giovani esemplari si staccano dal branco di origine per raggiungere nuovi territori al fine di riprodursi e fondare un branco proprio. Come riportato dal Centro grandi carnivori, la dispersione viene utilizzata per «colonizzare nuove aree disponibili e per mantenere uno scambio genetico all’interno della popolazione». Grazie a questo fenomeno, e nonostante un tasso di mortalità elevato, la presenza del lupo è cresciuta nel corso degli anni. Il rapporto Assessment of the conservation status of the wolf in Europe prodotto dalla Large Carnivore Initiative for Europe stima più di 21mila esemplari nel continente e registra in sei Paesi la presenza di oltre mille individui. Per questo motivo le politiche di recupero, conservazione e salvaguardia ora devono rivolgersi alla coesistenza tra l’uomo e questi canidi.

Tutela e protezione dei lupi in Europa

Entra quindi in atto un nuovo ruolo per la Convenzione di Berna sulla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa, lo strumento internazionale vincolante sulla protezione della natura. Insieme alla direttiva Habitat del 1992, questa ha salvaguardato la sopravvivenza del lupo includendolo nelle specie di fauna rigorosamente protette, che «necessitano di attenzioni e misure speciali di conservazione, incluso il divieto assoluto di cattura, di possesso o uccisione di esemplari e di altre forme di disturbo e interferenza da parte dell’uomo», come spiegato da Ciucci. In casi particolari, i Paesi aderenti possono ricorrere a deroghe per il prelievo di esemplari di lupo, secondo condizioni stringenti. Francia e Svezia hanno spesso fatto ricorso a questo strumento, la Germania in maniera più sporadica.

Ciononostante, alla fine del 2023 la Commissione europea ha proposto il declassamento del lupo a specie protetta, una richiesta nata dalle paure degli allevatori di alta quota, alle prese con una diversa e nuova gestione dei propri pascoli. «Il lupo svolge un ruolo essenziale nel garantire la salute degli ecosistemi, regola il numero di ungulati selvatici e aiuta a prevenire il sovrapascolo e la diffusione di malattie», spiega Enrique Perez, presidente dell’Alleanza europea per la conservazione del lupo. La rete di quindici organizzazioni europee per la conservazione del lupo si chiede come questa scelta possa andare incontro al bisogno di proteggere gli ecosistemi in crisi.

La coesistenza come innovazione

La Convenzione di Berna

Negli anni Settanta l’Europa ha cominciato a prendere misure per invertire la rotta dell’estinzione di alcune specie animali, tra cui il lupo. La Convenzione di Berna, stesa il 19 settembre del 1979, è lo strumento preposto alla conservazione del patrimonio naturale dell’Europa e si estende ad alcuni stati dell’Africa. Nell’allegato II sono riportate le specie di fauna rigorosamente protetta, per le quali è vietata la cattura, l’uccisione, la detenzione e il commercio. L’Italia ha ratificato la normativa con la legge n. 503 del 5 agosto 1981, permettendo al lupo di popolare ampie zone, dall’Aspromonte alle Alpi.

Un declassamento della specie lupo può causare più facili prelievi e abbattimenti di esemplari, una rapida soluzione per quelle aree in cui il conflitto tra attività antropiche e presenza di selvatici è un problema sociale ed economico. La nuova sfida è innovare attraverso la coesistenza. Proteggere il lupo «vuol dire farsi carico di questi problemi in maniera proattiva e trovare soluzioni funzionali e socialmente accettabili», ribadisce Ciucci. Oltre al monitoraggio costante, una divulgazione corretta e capillare può sensibilizzare la popolazione, insieme alla promozione di norme e bandi volti a ridurre l’impatto dei lupi sugli allevamenti.

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