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Venezia e l’acqua: quale futuro?

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Venezia e l’acqua: è ancora possibile questa convivenza nel futuro? Ne abbiamo parlato con chi ha la Serenissima nel cuore

Il futuro di Venezia è legato a doppio filo all’acqua. La loro interdipendenza rende la città veneta unica al mondo: la sua posizione peculiare ha fatto sì che nel corso dei suoi millecinquecento anni di storia fosse un fiore all’occhiello del mondo. Come ogni cosa, però, sembra che anche la florida esistenza della Serenissima stia giungendo al termine

Venezia e la lentezza dell’acqua

I veneziani hanno un modo particolare per chiamare ogni luogo che non sia Venezia: terraferma. Lo spiega Guido Jaccarino, uno degli ultimi cittadini del luogo. Guido ha studiato architettura; poi, non soddisfatto, ha deciso di continuare a formarsi, questa volta sporcandosi le mani in cantiere. «Quell’esperienza di cinque anni nella restaurazione delle chiese mi ha permesso di acquisire delle competenze che non avrei potuto avere altrimenti. Con quelle conoscenze ho poi deciso di formare nel 2001 l’Unione stuccatori veneziani, un’azienda con circa quaranta dipendenti che si occupa di restauro conservativo».

Sebbene abbia lavorato per un periodo in terraferma, per lui il rientro in città è stato come tornare a casa. «Penso Venezia sia unica per il suo stretto rapporto con l’acqua e, quindi, con la natura». La convivenza, a tratti forzata, a tratti no, con l’acqua, sembra rallentare tutto nella vita dei veneziani. «Ci si muove a piedi o in barca. Gli spostamenti diventano quindi più lunghi. I tempi si dilatano. Al contempo, non rimangono solo uno spostarsi, ma diventano percorsi pieni di umanità. Sarà molto più facile infatti incontrare e costruire un rapporto con le persone che ogni mattina si incontrano andando a lavoro. Altrove, questo è molto più complesso, visto che nel tragitto si è infinitamente soli all’interno della propria automobile».

«Si tratta di una vita più calma, più lenta rispetto alla terraferma. Ci sono limiti, come dover camminare e trasportare ogni cosa a piedi». Più che limiti, occasioni per poter essere più consapevoli del proprio presente e di sé. È come se in Laguna si sentisse il peso di ogni passo, di ogni scelta.

L’acqua alta a Venezia nel passato

Anche Alberto Toso Fei è veneziano. La sua famiglia abita sull’isola di Murano addirittura dal Trecento. «Vivere e amare una città come Venezia, potendo trovare il modo di restituire quel che si riceve, trovo che sia un grande privilegio».

Alberto restituisce questo amore attraverso la scrittura. Da circa trent’anni, Toso Fei si occupa di scritture su Venezia. «Ho iniziato in età universitaria raccogliendo le storie della tradizione orale che conoscevo sin da bambino cercando di dare loro una certa continuità, provando a preservarle per evitare che andassero perdute. Poi ho realizzato che avrei potuto restituire queste storie ai luoghi a cui appartenevano. Capii così che era possibile costruire percorsi letterari».

La spiegazione scientifica

Georg Umgiesser, invece, è da un paio di settimane in pensione. Per tutta la vita si è però occupato di studiare gli oceani, il loro funzionamento e i loro segreti. Ha lavorato, e continua ora a collaborare, presso l’Ismar, istituto del Cnr che si occupa di scienze del mare combinando diverse discipline, in particolare fisica e modelli di previsione. Con lui abbiamo parlato del futuro che può avere Venezia: l’acqua diventerà un ostacolo invalicabile o sarà invece possibile continuare questa convivenza? «È innegabile come negli ultimi trent’anni vi sia stato un aumento nelle maree e, di conseguenza, nei fenomeni di acqua alta a Venezia. A tal proposito, è possibile consultare i dati sul sito del comune di Venezia dove viene mostrata la frequenza del fenomeno dell’acqua alta e il livello medio anno per anno. Da questi dati è possibile notare come oggi il livello medio è 32 centimetri più alto rispetto al 1900».

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L’acqua alta e il cambiamento climatico

A contribuire al fenomeno, anche l’attività antropica. «Ha tutto a che fare con il cambiamento climatico. Nessuno dovrebbe negarlo e nascondersi. Questo è dovuto a due fattori principali, la subsidenza e l’aumento del livello del mare. La subsidenza è quel fenomeno fisico per il quale al compattamento del suolo corrisponde un abbassamento medio della città. Accade da milioni di anni, sono ben noti il livello e la misura in cui questo inabissamento prende atto. Qui il cambiamento climatico c’entra poco, però il fenomeno è abbastanza contenuto. Si parla infatti di circa un millimetro all’anno. Ben altro discorso, invece, va fatto per l’innalzamento dei livelli marini globali. Al momento l’aumento si attesta a circa tre millimetri l’anno. Sommando i due fenomeni, il totale sale a quattro. Il problema è che il fenomeno sta accelerando: la curva dell’innalzamento dei mari è esponenziale. Si stima che quei tre millimetri all’anno alla fine del secolo saranno tra gli otto e i dodici».

Toso Fei ci racconta come in passato fosse più raro il fenomeno. «Nel mio libro di ricerca sui graffiti, abbiamo trovato alcune testimonianze legate al fenomeno. Quella più significativa risale al 15 gennaio 1817, valutata a 153 centimetri: un valore assolutamente eccezionale per l’epoca, considerato che il livello del mare era più basso di una trentina di centimetri». Per fare un parallelo, la cosiddetta aqua granda del 2019 raggiunse un livello di 187 centimetri sul punto di misurazione a Punta della Dogana. Per i non addetti ai lavori, i 187 centimetri si intendono sul livello del mare. San Marco è a circa ottanta centimetri di altezza. La sera del 12 novembre fu coperta da più di un metro di acqua.

Il Mose: soluzione o palliativo?

Dal 2020, a proteggere Venezia dalle maree che superano i centodieci centimetri è il Mose, un sistema di dighe mobili. «Senz’altro è utile», spiega Umgiesser. «In questi giorni [dicembre, ndr] sta funzionando e sta permettendo a Venezia e ai suoi cittadini di rimanere con i piedi asciutti. È noto però che, dopo un certo innalzamento dei livelli marini, il Mose non sarà più in grado di proteggere la città, perché dovrebbe essere chiuso troppe volte. Secondo alcune mie proiezioni, se il livello del mare si alzasse di cinquanta centimetri sarebbe necessario chiudere il sistema di dighe dalle trecento alle quattrocento volte all’anno, quindi in media una volta al giorno. La cosa sarebbe inattuabile per due motivi: da un lato per il costo, dall’altro per la mancanza di scambio di acqua. Tutto questo può succedere già entro la fine di questo secolo»..

Uno dei problemi maggiori delle alte maree frequente risiede nella cristallizzazione del sale presente nell’acqua, come spiega Jaccarino. «A seguito del dirottamento dei molti fiumi, la laguna di Venezia è ora composta principalmente da acqua salata. Questo fa sì che durante le maree i mattoni assorbano l’acqua, che per capillarità può salire fino a sette metri e mezzo. In seguito a una serie di fattori, come la luce del sole, il riscaldamento delle case, il vento, l’acqua evapora. A quel punto, il sale cristallizza. E questa è la forza distruttiva che deteriora tutte le superfici a Venezia. Se il sale cristallizza oltre la superficie del materiale fa le cosiddette “barbe”, ovvero dei cristalli bianchi. Se cristallizza invece all’interno dei pori, o dei mattoni, ne spacca dei pezzettini. E, giorno dopo giorno, distrugge la materia. Questo è un lento logorio che può essere dannoso soprattutto per le opere d’arte, perché per le case il problema può essere contenuto con la giusta manutenzione e interventi di conservazione».

Quale futuro aspetta Venezia

«Rimangono circa ancora quarant’anni per trovare soluzioni», aggiunge Toso Fei. «Penso che la tecnologia stia facendo grossi progressi e potrà essere utile in questo senso. La recente Cop28 ha finalmente preso una posizione chiara rispetto ai combustibili fossili, dando segnali confortanti, anche se non è la soluzione. Si può definire Venezia come uno dei termometri del mondo, un luogo nel quale i cambiamenti vengono percepiti con una certa sensibilità e un certo anticipo. Credo che l’umanitànon lascerà Venezia da sola. Certo, nel mentre non si possono dormire sonni tranquilli, vedendo anche i recenti anni di storia veneziana. Non per questo, però, dobbiamo smettere di credere che qualcosa possa accadere».

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