0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

Sport e politica: perché in Italia le donne restano escluse dai vertici

spot_imgspot_imgspot_imgspot_img

Il divario nei risultati è stato colmato ormai da tempo, ma per le donne raggiungere i ruoli dirigenziali nel mondo dello sport è ancora molto difficile, come dimostrano le recenti elezioni delle federazioni sportive nazionali. Ne abbiamo parlato con Antonella Bellutti, unica donna candidata a presidente del Coni nel 2021

Le donne in Italia sono il traino dello sport: agli ultimi Giochi olimpici, sia estivi che invernali, hanno conquistato le medaglie più “pesanti”, dando un grande contributo alla crescita del movimento in termini di risultati e di visibilità. Lo sport è una delle tante conquiste femminili. I Giochi olimpici sono nati prevedendo solo competizioni per uomini, ma presto le donne si sono conquistate la partecipazione: un percorso lungo, in cui inizialmente la loro presenza era prevista solo per alcune discipline, e che, per quel che riguarda i numeri, si è concluso a Parigi 2024, nella prima edizione olimpica con lo stesso numero di atleti e atlete. La situazione quando si parla di politica sportiva, però, è molto diversa. E le donne sono ancora ai margini.

In più di un secolo di storia, non c’è mai stata una presidente del Comitato olimpico nazionale italiano. Soltanto una donna ha provato a rompere il soffitto di cristallo: Antonella Bellutti, due volte campionessa olimpica di ciclismo su pista, che nel 2021 ha proposto la sua candidatura. La sua esperienza è stata difficile: si è scontrata contro grandi pregiudizi, ma soprattutto contro un sistema ben radicato che nessuno ha dimostrato di voler cambiare. «In Italia le donne vincono, ma non contano. Per questo la mia è stata una candidatura di protesta», racconta Bellutti. «Il modello di gestione dello sport è ancora intriso dei valori patriarcali dell’epoca in cui è nato ed è molto difficile smantellare la leadership monogenere, che trae forza anche dal fatto che il nostro sistema elettorale è arcaico. Essere donna è un’aggravante, ma il problema di fondo è la fortissima lobby di potere che si è costruita negli anni e in cui è complicato entrare anche per uomini strutturati. Le figure femminili che possono permettersi di candidarsi, poi, sono solo le pluridecorate; come a dover giustificare con i risultati e la carriera la propria presenza perché le donne, di base, non sono mai considerate abbastanza esperte».

I dati delle assemblee elettive delle federazioni sportive nazionali attualmente in corso confermano queste affermazioni. Su 50 federazioni, sono 48 a rinnovare le cariche quest’anno, con le uniche eccezioni delle due federazioni degli sport invernali, che andranno alle urne nel 2026. I risultati che emergono dagli esiti delle prime 45 elezioni dicono che i presidenti uscenti sono stati confermati nel 69 per cento dei casi. A scegliere una presidente sono state soltanto la Fidesm (Federazione italiana danza sportiva e sport musicali) e la FCrI (Federazione cricket italiana). La rappresentanza femminile risulta quindi pressoché inesistente e, in generale, emerge che il sistema fa parecchia fatica a evolversi.

Secondo Bellutti, le ragioni sono molteplici: «Le politiche sportive hanno fatto poco per tutelare le donne. È un circolo vizioso: questo avviene anche perché non ci sono abbastanza figure femminili che si occupino di queste tematiche nell’establishment. Molte donne rinunciano a stare nel mondo dello sport perché se già da atlete non hanno le tutele delle lavoratrici, credono che le possibilità, dopo, possano essere ancora meno. Con la riforma dello sport è stato fatto un primo passo, ma la situazione deve ancora migliorare molto. Le quote sono utili, ma sono solo una soluzione temporanea: il grande problema è che anche le donne che vengono elette sono scelte dagli stessi presidenti, che sono parte del sistema che andrebbe smantellato».

Per raggiungere i ruoli dirigenziali, infatti, si deve venire votati: se la scelta ricade sempre sulla rassicurante e autorevole figura maschile di riferimento, il rischio è che non cambi mai niente. Alcuni dei presidenti federali riconfermati si avviano a cominciare il loro settimo, ottavo o nono mandato: più di trent’anni di dominio incontrastato. Bellutti suggerisce che, per avere un numero maggiore di donne nel mondo dello sport, dovrebbe essere favorito un ricambio nelle cariche. «Vorrei che fosse reintrodotta la legge che limita a tre i mandati e vorrei che cambiasse anche il sistema elettorale, perché queste vittorie con percentuali bulgare dimostrano che c’è qualcosa che non va. Chi osa candidarsi in certi contesti viene malvisto ed emarginato e fa fatica a restare nell’ambiente. Sono meccanismi brutti e non c’è da meravigliarsi se non tutti se la sentono di viverli».

Se in Italia il quadro è questo, grandi novità potrebbero invece arrivare in ambito internazionale. Dal 18 al 21 marzo si terrà la 144esima sessione del Comitato olimpico internazionale, durante la quale si deciderà chi lo guiderà per i prossimi quattro anni. I candidati al ruolo sono sette: tra loro c’è anche Kirsty Coventry, ex nuotatrice dello Zimbabwe, che pare essere sostenuta dal presidente uscente Thomas Bach. Coventry è la seconda donna nella storia a proporsi come numero uno dello sport mondiale e potrebbe essere la prima a riuscirci.

Articoli correlati

Migranti, Ong e violenza. «Così Trump ha trasformato l’accoglienza in paura»

Il confine tra Messico e USA è sempre più pericoloso. Lo racconta Dora Rodriguez, una migrante salvadoregna che da oltre quarant’anni vive a Tucson, Arizona, lavorando come assistente sociale e prestando soccorso alle persone che cercano di oltrepassare la frontiera

Gender Equal Olympics: Parigi 2024 e la parità di genere

I Giochi olimpici sono sempre stati al centro di un’evidente disparità di genere. Per la prima voltasi raggiungerà la gender equality ai Giochi di Parigi 2024, ma quanto è stato lungo il cammino per raggiungere questo traguardo? Possiamo davvero considerarlo tale?

Bias dell’IA: perché gli algoritmi discriminano donne e persone di colore

Tra addestramento carente, dataset poco curati e un controllo pre-release superficiale, i casi di modelli di AI che discriminano le persone che fanno parte di più categorie socialmente marginalizzate si fanno numerosi. Tuttavia, per trovare i responsabili dobbiamo guardarci allo specchio

L’insurrezione studentesca in Serbia: la lotta di una generazione per la giustizia

In una fredda mattina di novembre 2024, la Serbia è cambiata per sempre. Un tetto di cemento è crollato e ha ucciso 15 persone. Quello che inizialmente sembrava un tragico incidente si è presto trasformato nel più grande movimento studentesco che l’Europa avesse visto da decenni

L’equitazione, uno sport da donne?

L’equitazione è spesso vista come uno sport elegante e femminile, ma più si sale di livello più il campo gara è dominato dagli uomini. Barriere economiche, culturali e sociali influenzano le carriere sportive delle atlete da sempre, ma appaiono ancor più evidenti in uno sport in cui si combatte ad armi pari, nelle stesse discipline e categorie