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Maternità surrogata, storie intorno a un reato universale

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La legge Varchi ha definito la gestazione per altri un reato universale. Davide ci ha raccontato la sua storia di padre, resa possibile tramite questa pratica.

«È la fine di una pratica disumanizzante». Carolina Varchi, deputata di Fratelli d’Italia, ha salutato così l’approvazione al Senato, con 84 voti favorevoli, 58 contrari e 1 astenuto, della sua proposta di legge per rendere la gestazione per altri (Gpa), definita in senso spregiativo da Giorgia Meloni «utero in affitto», un reato universale. Si tratta di una forma di procreazione assistita che prevede che la gravidanza venga portata a termine da una gestante per conto di una coppia che non può avere figli: è legale in 65 Paesi del mondo, in alcuni solo se eseguita altruisticamente, in altri anche previo compenso in denaro. In Italia questa pratica era già illegale, ma la nuova legge, nelle sue intenzioni, andrebbe a colpire anche tutti i cittadini italiani che ne usufruiscono all’estero, con pene che prevedono la reclusione da tre mesi a due anni e una multa da 600mila a un milione di euro. Secondo molteplici articoli della stampa nazionale e internazionale, la legge non è altro che un provvedimento bandiera, atta a rimarcare una posizione identitaria dei partiti di governo di fronte a tale pratica, di cui è difficile immaginare le ricadute. Non ci sono chiare affinità di vedute tra i giuristi su come questo reato si configuri: se nel momento in cui la coppia decide di portare avanti un progetto di maternità tramite questo procedimento, se nel momento dell’impianto dell’embrione nel corpo della gestante, se nel momento del parto. La ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Eugenia Roccella, ha affermato che i medici che vengono a conoscenza di nascite avvenute tramite Gpa dovrebbero denunciarle alle autorità, ricevendo una risposta critica da parte dell’Ordine dei Medici in questo senso.

A fare uso di Gpa, secondo dati del 2023 riportati dal Corriere della Sera, sono per il 90 per cento coppie eterosessuali; nel promuovere la legge, però, Varchi ha parlato di «combattere l’ideologia Lgbt». Famiglie Arcobaleno, associazione indipendente nata a marzo 2005 e composta da genitori Lgbtqia+, ha organizzato un sit-in in piazza della Scala a Milano il 24 ottobre: dal palco si è parlato di clima di persecuzione e diffamatorio verso le famiglie di coppie omosessuali, che a differenza di quelle etero non possono nascondere il modo in cui è nato un bambino. Il New York Times ha parlato di un governo Meloni che bilancia posizioni atlantiste sui principali temi di politica internazionale a provvedimenti di conservatorismo estremo per quanto riguarda i temi etici.

Davide, un padre che ha fatto uso di gestazione per altri

«In parlamento si dice tutto e il contrario di tutto e nessuno ascolta le nostre storie per ampliare il proprio punto di vista». A parlare è Davide, che, insieme al compagno, anche lui chiamato Davide, è padre di Martino Libero, nato in Oregon nel 2023 attraverso la gestazione per altri. I due sono una coppia da quindici anni, unita civilmente dal 2019, e hanno iniziato il percorso che li avrebbe portati a diventare genitori nel 2020. «C’è molta difficoltà a spiegare il procedimento: molti pensano che la gestante dia materiale genetico al nascituro», continua Davide, «ma questo è illegale negli Stati Uniti, per evitare il possibile distacco madre-figlio che si andrebbe a creare». L’ovulo arriva quindi da una banca di donazioni, viene fecondato dal seme di uno dei genitori e l’embrione impiantato in una gestante. Qui arriva una delle principali critiche al procedimento, che vedrebbe nella Gpa uno sfruttamento del corpo della donna. Va detto che esistono Paesi in cui le donne non sono del tutto libere di compiere questa scelta e dove ciclicamente si sentono notizie riguardanti lo sfruttamento di ragazze in difficoltà economica. Non è però il caso di Stati in cui questa pratica è normata e regolata per legge in modo molto stretto, come avviene negli Stati Uniti e in Canada. Qui le gestanti sono selezionate solo dopo un accurato screening economico, che determina la loro autosufficienza mediante il salario annuo; psicologico, per evitare che compiano questa scelta come frutto di un disturbo mentale; medico, per la buona riuscita della gravidanza. «Chiamarle gestanti non è un’offesa», prosegue Davide, «loro stesse non si considerano le madri dei nostri figli. Mauricia, la portatrice di Martino Libero, ci ha aiutato a compiere un processo per noi impossibile: la sentiamo ancora, in modo non continuativo, per compleanni e feste. Martino Libero, però, ha due papà».

Alla nascita, Martino Libero ha ottenuto un passaporto americano, che reca entrambi i padri come genitori, ma al rientro in Italia è entrato in un limbo normativo. L’anagrafe del comune di Milano, infatti, non riconosce il documento americano che identifica i due Davide come genitori e non è nemmeno possibile ottenere un visto, perché dovrebbe essere richiesto da genitori stranieri. Davide e Davide stanno portando avanti una causa giudiziaria per ottenere il riconoscimento di entrambi come genitori – come viene riportato nel passaporto statunitense – e nel frattempo chi dei due è il padre biologico sta facendo riconoscere Martino all’anagrafe: nel frattempo, il bambino ha potuto ricevere un codice fiscale e una tessera sanitaria.

Come si pone l’anagrafe di fronte alla Gpa?

«Le prime richieste di registrazione di atti di nascita di figli di coppie omogenitoriali sono pervenute al Comune nel 2015 e abbiamo iniziato a trascrivere questi atti nel 2017», ci racconta Gaia Romani, assessora ai Servizi civici e generali del comune di Milano. «Quando sono entrata in carica, alla fine del 2021, il Comune non trascriveva gli atti; proprio a ottobre di quell’anno, però, il tribunale di Milano ha emanato tre sentenze su tre casi di questo tipo, richiedendo la trascrizione. Abbiamo interpretato queste sentenze come un orientamento consolidato del tribunale della città e quindi abbiamo ricominciato il procedimento di trascrizione di entrambi come genitori del bambino». Romani ci ha descritto il rapporto tra il Comune e le trascrizioni degli atti come «un percorso di passi avanti e indietro», che ha avuto un nuovo indietreggiamento alla fine del 2022, proprio poco prima dell’arrivo in Italia di Martino Libero, quando una sentenza della Corte di cassazione ha decretato che il riconoscimento del bambino non può essere in capo a entrambi i genitori, ma solo a quello biologico; l’altro avrebbe dovuto fare un percorso di adozione, la cosiddetta stepchild adoption, passando attraverso assistenti sociali e psicologi. Non è chiaramente il volere del Davide genitore non biologico, che sta riconoscendo il genitore biologico per regolarizzare la posizione di Martino Libero, ma allo stesso tempo vorrebbe che il tribunale riconoscesse entrambi come genitori. Dover sopportare il procedimento di adottare il proprio figlio, passando da percorsi obbligati con assistenti sociali e psicologi, non è semplice. Deve però farlo per forza perché, in attesa della sentenza riguardante la trascrizione di entrambi, Martino Libero non deve correre rischi che potrebbero minare la sua permanenza in Italia.

Romani ci ha parlato anche della differenza nell’evidenza: a essere più penalizzate da queste disposizioni sono le coppie gay. Per due papà è palese che il nato sia stato concepito attraverso un percorso di gestazione per altri, a differenza di una coppia eterosessuale, per cui rientrare dagli Stati Uniti con un bambino appena nato può destare sospetti ma non nega loro la possibilità di trascrivere nel registro delle anagrafi il proprio figlio.

L’attacco del governo alle coppie

«Quando nasce un bambino pensi alle feste, ai parenti, è un momento di felicità», continua Davide. «Se viene al mondo per gestazione per altri in una coppia omogenitoriale, la prima cosa di cui ti devi dotare è un avvocato». La paura della coppia è il clima che si sta creando intorno a queste famiglie. Dal punto di vista legale, il passaggio in parlamento della legge Varchi non cambia nulla nel loro procedimento, dato che non è retroattiva. Cambia però la visione della società verso le famiglie che hanno fatto uso di gestazione per altri: Davide e Davide hanno addosso lo stigma di essere criminali e Martino Libero di essere figlio di un reato universale, approvato con leggerezza e superficialità, senza ascoltare le storie dei protagonisti di queste vicende. «Oggi Martino è piccolo, crescendo imparerà come e perché è nato; oltre a questo, dovremo spiegargli l’etichetta che ha addosso e il modo in cui potrebbe venire additato». È difficile non vedere in questa legge un attacco diretto alla comunità Lgbtqia+, anche per via delle parole di chi quel provvedimento lo ha proposto: tutelare la salute delle donne è fondamentale, distruggere lo sfruttamento dei corpi anche, ma la legge Varchi se la prende soprattutto con persone che fanno uso di Gpa in luoghi sicuri e affidabili. Oggi ci sono ragazzi già adolescenti, o addirittura adulti, nati tramite Gpa, che devono fare i conti con cosa pensa di loro il proprio Paese. Terminata l’intervista, Davide ci ha detto che, per come stanno le cose in Italia adesso, Martino Libero rimarrà figlio unico.

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