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Lavorare nell’editoria è sempre più difficile

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Un settore instabile, animato da tante persone che credono in un mestiere sempre più provvisorio. Ne abbiamo parlato con Gerardo Masuccio, editor della casa editrice Utopia

Nei primi dieci mesi del 2024, il mercato italiano dell’editoria è calato dell’1,1 per cento, con oltre 12 milioni di euro di vendite di libri in meno rispetto all’anno precedente. A soffrire di più sono i piccoli editori, come segnalato da Repubblica: le loro perdite arrivano fino al 4,9 per cento, se la loro casa editrice si attesta sotto il milione di euro di venduto. Nonostante questo, entrando nelle grandi librerie ci si sente sopraffatti dall’offerta dei libri sugli scaffali. Sembrano essere sempre di più. «L’editoria contemporanea vive in una bolla», ci dice Gerardo Masuccio, fondatore ed editor della casa editrice Utopia, realtà editoriale nata nel 2020 e da subito affermatasi come una delle novità più interessanti nel panorama indipendente. «Le case editrici devono iperpubblicare per sopravvivere: la loro liquidità, infatti, spesso non arriva dalle vendite dei libri, ma dalle prenotazioni». Alla casa editrice vengono pagate in prima istanza le prenotazioni delle copie, ma non è detto che tutte queste si trasformino in venduto. Nel momento in cui termina la vita di un libro sugli scaffali delle librerie (che, in media, per un negozio di una grande catena è di pochi mesi) l’invenduto viene reso alle case editrici, che devono restituire parte dei soldi incassati e già spesi. Per bilanciare la perdita si immettono ancora più titoli sul mercato, mentre i lettori sono sempre meno: una perversione utile a ricercare a tutti i costi il best seller, che ripaga i costi degli altri libri. 

Questa super produzione, per di più, porta a stampare libri che hanno cicli di vita sempre più brevi. «Se l’opera giace sei mesi senza nessuna ristampa», continua Masuccio, «l’autore può riavere indietro i diritti. Ma è per lui molto difficoltoso andare da un’altra casa editrice a proporre lo stesso testo, già andato male e uscito dal mercato. Il libro, quindi, dopo pochissimo tempo è già fuori catalogo e diventa quindi introvabile».

Le strategie di Utopia

Uno dei modi con cui le piccole case editrici possono sfuggire a questo sistema è la valorizzazione del catalogo e della propria proposta editoriale nel tempo. La casa editrice Utopia è nata a inizio 2020 e ha iniziato a pubblicare a settembre dello stesso anno. Divenuta subito nota nella nicchia degli appassionati di letteratura, ha un’estetica molto riconoscibile, dovuta anche alle sue copertine, colorate e geometriche. «La ricorsività della proposta editoriale è fondamentale per una casa editrice indipendente, che non ha la forza dei grandi gruppi. Essere riconosciuti è molto importante e tutte le uscite di Utopia sono come volumi di un’opera più grande. Per di più, la casa non ha un libro trainante, sensibilmente superiore agli altri nelle vendite, e spesso i lettori affezionati comprano tutte le proposte dell’anno, che sono dodici: ci definiamo una casa editrice da long seller, più che da best seller».

Valorizzare il catalogo vuol dire anche far sì che i libri pubblicati anni prima possano continuare a rimanere nel circuito e non esaurirsi dopo poco. Per questo serve creare un rapporto di fidelizzazione diretto sia con i lettori che con i librai che, se appassionati della proposta editoriale di una casa editrice, la terranno in considerazione. «Le fiere dell’editoria, dove portiamo tutto il nostro catalogo e lo raccontiamo ai curiosi, sono fondamentali. In quel contesto emerge l’artigianalità della proposta e i lettori capiscono che i libri che suggeriamo piacciono a noi per primi». Per Masuccio, un altro spazio importante è la libreria: «Se un libraio si innamora di una casa editrice, ne tiene il catalogo in vista. Magari metterà la tua nuova uscita in primo piano, la consiglierà. Senza contare che le librerie indipendenti sono un tramite diretto tra librai e lettori: se il titolare si innamora di un’opera la fa leggere a decine di persone, aumentando sensibilmente le sue vendite».

Una chiara proposta ricorsiva, il rapporto diretto con i lettori e con i librai, l’impegno a mantenere i titoli nel tempo, andando oltre l’obsolescenza  imposta dal mercato sono i pilastri su cui una piccola casa editrice si deve reggere, ma non è detto siano abbastanza. «L’editoria oggi è un mestiere di sopravvivenza. Non è un lavoro d’ufficio o compilativo. È discontinuo e provvisorio, ma in fondo l’arte è proprio questo».

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