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La lunga marcia repubblicana per politicizzare l’istruzione

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L’egemonia dell’educazione pubblica ha favorito i repubblicani per anni: sarà sempre così?

Le lotte politiche attorno al tema dell’educazione pubblica non rappresentano una novità negli Stati Uniti d’America. Il fenomeno è diventato ancor più evidente negli anni in cui il bersaglio principale dell’azione politica conservatrice sono diventate proprio scuole e biblioteche. Le scuole pubbliche e l’istruzione da loro offerta sono state per diverso tempo al centro non solo di dibattiti politici, ma anche di importanti sentenze della Corte Suprema, a partire dalla quella del 1982, Board of Education, Island Trees Union Free School District No. 26 v. Pico. Quando, nell’autunno del 1975, i membri del consiglio scolastico dell’Island Trees School District parteciparono a una conferenza sponsorizzata da un gruppo di genitori politicamente attivo e schierato in senso conservatore, nessuno avrebbe mai pensato che questo invito avrebbe portato a un dibattito in seno alla Corte Suprema. L’incontro, pensato per fornire ai membri del consiglio scolastico una lista di libri ritenuti impropri per gli studenti, stimolò uno di questi ultimi, Steven Pico, a opporsi al tentativo di censura in atto. 

Attraverso la sentenza, la Corte Suprema andava ad affermare il diritto di ogni studente a «ricevere idee», legandolo al primo emendamento e intervenendo contro qualsiasi possibile atto di censura. La sentenza – uno spartiacque in termini di provvedimenti governativi – non è stata l’unica azione rilevante da un punto di vista storico-culturale con lo scopo di riaffermare la libertà di formazione delle idee. È, infatti, dagli anni Cinquanta che la American Library Association (Ala) – la più grande e antica organizzazione bibliotecaria e pilastro fondamentale del tessuto sociale delle comunità statunitensi – rilascia il suo rinomato Freedom to Read Statement, apparso per la prima volta nel 1953 e fortemente voluto all’epoca dalla Westchester Conference of the American Library Association e dall’American Book Publishers Council. 

La radicalizzazione dell’istruzione americana

Attraverso le evoluzioni affrontate dalla Dichiarazione nel corso degli anni, è possibile osservare come si sia radicalizzato il rapporto tra l’Ala e la maggior parte degli Stati a guida repubblicana, nell’ambito di un apparentemente inesorabile fenomeno che storici esperti come Adam Laats riconducono al grande mondo del conservatorismo educativo. Da testo immaginato per controbattere negli anni Cinquanta all’onda repressiva del maccartismo, a risposta diretta a organizzazioni come Moms For Liberty (M4L), il Freedom to Read Statement racconta una storia e una strategia politica, che ha visto il crescente protagonismo delle donne conservatrici e repubblicane alla guida delle guerre culturali in nome della censura e della volontà di essere «baluardo di un’America libera». 

Una lotta che, come dimostra la sentenza Pico, ha avuto come principale schema di battaglia l’elezione di donne (anche, e soprattutto, madri) conservatrici all’interno dei consigli scolastici per intervenire indisturbate laddove i democratici per anni sono mancati: a contatto diretto con le giovani generazioni. Organizzazioni come M4L hanno una importante storia di interventi elettorali, individuando candidati da supportare in contee tanto conservatrici quanto liberali e appoggiando un numero elevatissimo di candidati in quelle definite blu, riflettendo il maggiore disaccordo provato da M4L verso le politiche adottate da consigli scolastici in aree dem

Tuttavia, i democratici stanno facendo il loro ritorno nel mondo della scuola e i vari candidati ai consigli scolastici supportati da M4L alle elezioni Florida e in altri swing States stanno perdendo: la candidatura alla vicepresidenza di Tim Walz, ex docente, ha infatti sferrato un duro colpo all’egemonia educativa repubblicana sedimentatasi a partire dagli anni Ottanta, rilanciando il ruolo che possono avere i democratici nelle guerre culturali. Inevitabile per M4L, dunque, in un tale scenario, schierarsi al fianco del candidato repubblicano Donald Trump: la convention del gruppo, chiusasi a fine agosto a Washington, ha visto come protagoniste proprio quelle donne di cui Trump ricerca il voto in vista di novembre, le madri suburbane. Per quanto possano essere disturbate dalla radicale misoginia del candidato, Trump ha promesso apertamente al gruppo ciò per cui lottano da anni: l’abolizione del Dipartimento dell’istruzione, la lotta contro la sanità pubblica e la limitazione dei diritti delle persone transgender. Citando i diversi casi legati all’ingresso di persone transgender nel mondo dello sport e le conseguenze politiche e giuridiche di questo cambiamento, Trump si è presentato come braccio armato di una storica battaglia che, nonostante le battute d’arresto, continua a voler limitare il «supremo» e già riconosciuto diritto a ricevere idee di ogni studente statunitense. 

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