Pompeo, Sayed, Sergio. Tutti loro sono morti il 31 dicembre 2024 mentre lavoravano. Con loro, altre 1052 persone lo scorso anno hanno perso la vita per guadagnarsi lo stipendio. Un numero parziale, altissimo, inaccettabile: in Italia, secondo i dati dell’Inail raccolti dall’Osservatorio nazionale di Bologna Morti sul lavoro, ogni giorno tre persone muoiono in questo modo: di morte bianca. La Costituzione italiana pone il lavoro come elemento fondante dell’ordinamento repubblicano. Eppure di lavoro non solo si continua a morire, ma quello che dovrebbe essere un diritto è spesso precluso alle giovani generazioni. Tra precariato dilagante, assenza di tutele, false partite Iva spacciate per grandi opportunità professionali e ruoli socialmente imprescindibili pagati una miseria, gli under 35 spesso si trovano a lottare tra loro in una guerra tra poveri. Lo Stato, sussidio dopo sussidio, si scopre incapace di dare un futuro ai suoi figli e a sé stesso. Così, i nati negli anni Novanta e Duemila spesso sono costretti a emigrare, ad allontanarsi dai loro affetti per sentirsi finalmente valorizzati, a cercare altrove quelle opportunità impossibili da trovare in patria. Qui (lo abbiamo scritto nel nostro numero sulla Gen P, la generazione precaria) siamo giovani fino a 35 anni. Un sotterfugio come un altro dell’establishment per giustificare la nostra condizione: all’estero, a quell’età, si è professionalizzati da un pezzo e si ha accesso anche a posizioni apicali. In Italia, chi ci riesce fa notizia. Per questo secondo anno di pubblicazioni, che per noi sarà ricco di novità e cambiamenti, vogliamo ripartire da qui, dal lavoro, dall’Articolo 1. Un concetto tanto centrale nel nostro ordinamento quanto emergenziale per chi, come noi, sta provando a costruirsi una carriera per conto suo con un progetto piccolo, ma professionale ed estremamente agguerrito. Vogliamo farlo raccogliendo storie, voci, notizie che non leggerai altrove, per ricordare a noi stessi e ai nostri lettori che «fondata sul lavoro» non è vuota retorica, ma, per dirla A bocca chiusa, è pure resistenza.
Numero 13 - Sul lavoro (digitale)
Il tredicesimo numero di Prismag è dedicato al lavoro. Pagine: 100
In questo numero:
Chi sostiene le fragilità sociali vive nella precarietà di Gloria Pessina – Italiani all’estero: un biglietto di sola andata di Francesca Vinciguerra – Se la lotta di classe è ancora necessaria di Silvio Ghidini – Il prezzo dell’insegnare di Giordana Battisti – A fare l’influencer sono bravi tutti di Anna Chiara Borrello – L’altra faccia del made in Italy di Flora Alfiero – Lavoratori autonomi di tutto il mondo, associatevi! di Matilda Ferraris – Sotto il vestito, niente. E neanche sopra di Mauro Giansante – Lavorare nell’editoria è sempre più difficile di Marco Arvati – Ai margini del Tevere di Martina Ucci – Dentro Macomer. I Cpr tra detenzione e deriva manicomiale di Antonia Ferri – La Polonia al bivio: la resistenza dei lavoratori migranti di Cecilia Fasciani – Violenza in corsia di Michele Corato – Quella linea sottile tra narrazione e informazione di Matteo Flora – Che fare quando governo e grande impresa si fondono? di Matteo Muzio – La maternità invisibile: le difficoltà delle lavoratrici autonome di Jenny Scheiding – I grandi ritorni nello sport: tra passione e noia di Marta Mulè
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