Il 31 dicembre, come da convenzioni occidentali, finisce un anno e ne comincia un altro. È il confine più noto dell’umanità, che si muove tra vecchiaia e progresso, tra passato e futuro. Ed è in questo binomio temporale ed etico che si inseriscono tutti i limiti dell’umanità. Come la mancanza della cura per alcune malattie, dal diabete alle demenze. O la celiachia, che è perfino un criterio di esclusione per entrare nelle Forze armate. Ma anche i confini più netti, frutto di volontà precise che ci incatenano al passato. Così da persistere nel mantenere inalterata un’istituzione insopportabile e fallimentare, come ha già dimostrato essere quella del carcere. E da portarci a considerare la gestazione per altri un reato universale.
Nei luoghi bui della nostra società si incastrano regole miopi come il binarismo nello sport, complice della transfobia che discrimina e, a volte, uccide. E poi, il vortice che i social network e i fenomeni dell’algoritmo possono creare, colpendo la salute delle persone: il mito impossibile della pelle perfetta, l’oblio della generazione Alpha esposta senza barriere di protezione al pubblico dei social. Ma anche la fuga dalle app di incontri, i limiti che la longevity economy prova a superare e quelli del marketing, che con violenza entra nel rapporto – possibile, eppure lontano – tra anziani e tecnologia.
Interrogandoci sul limite e il suo superamento, abbiamo intervistato l’ex presidente di Istat Gian Carlo Blangiardo per analizzare le storture di un’Italia che ha perso 1,5 milioni di abitanti in dieci anni. Con gli stessi scopi abbiamo sorvolato il continente asiatico, indagando la società giapponese. E ci siamo immersi nel limbo che separa Eritrea ed Etiopia, dove il traffico degli esseri umani si nutre del silenzio globale.
Ma nel nostro numero 12, l’ultimo del nostro primo anno di vita, abbiamo anche scoperto che un percorso di autonomia per le persone con disabilità è possibile e necessario e ci siamo fatti insegnare dalla medicina dello sport come procedere verso un futuro di progresso. Corrado Augias, infine, ci ha raccontato quello che gli ha permesso di iniziare a capire qualcosa della «vita, l’universo e tutto quanto». In una scintilla di speranza che illumini il 2025 e possa dar vita a mondi sconfinati.













