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Raccontare il più grande dubbio italiano con un profumo: Dialogo III di Jijide

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Italia dannata. Beato chi se ne va; beato chi rimane. Entrambi vivranno qualcosa di bello. Quante volte ci siamo chiesti quale fosse la scelta giusta? Come noi, anche due giovani profumieri, che hanno trasformato insieme a Jijide questa tensione tutta italiana in una collezione duale

Li incontriamo per un caffè a una fiera di settore a Milano. Ci raccontano di una realizzazione con Jijide durata un anno. Noi siamo curiosi, ma di profumo sappiamo ben poco. Ci accolgono nella loro storia tanto simile alla nostra, indicandoci con umiltà la terminologia. Scopriamo che, tra l’altro, quello del profumo non è un linguaggio culturale tanto diffuso da questa parte del pianeta. Tanto che – ci fanno notare mentre la conversazione prende forma – per descrivere una fragranza ricorriamo spesso ai colori o a sensazioni tattili. «Diciamo che un profumo ha una nota verde o che è caldo».

Edda Salvadori e Mattia Sorrentino si sono conosciuti durante un corso di valutazione delle fragranze. Insieme, sono protagonisti dell’ultimo progetto di Jijide, una maison italiana di profumeria d’avanguardia che collabora con giovani artisti emergenti per creare prodotti che raccontano storie evocative. Sono stati coinvolti, in linea con le precedenti collezioni, con l’intenzione di far lavorare in dialogo due profumieri diversi (da qui il nome della linea, Dialoghi) sul tema dell’italianità. «Jijide mi ha proposto: rappresentiamo l’italianità facendo vedere due facce dell’Italia», ripercorre Mattia. «Poi ho contattato Edda e abbiamo scoperto che si sarebbe trasferita a Parigi a breve. Andarsene invece che rimanere era un messaggio sociale che abbiamo deciso di includere».  

Mattia è un profumiere autodidatta. «Ho iniziato a studiare prima gli aspetti del mercato della profumeria artistica, poi le materie prime, poi chimica e formulazione», ci racconta. Negli anni si è chiesto se preferisse diventare un profumiere dipendente o indipendente. Per i neofiti (come noi) il primo rappresenta un investimento inferiore, ma è più sottoposto a vincoli aziendali e di mercato. «Spesso significa prendere formulazioni già esistenti e modificarle pochissimo», spiega il giovane classe 1996. «Creare da zero, invece, permette al cliente di sentire un profumo veramente nuovo e innovativo». Un percorso però sfidante. «Penso che andando via, per quello che voglio fare, c’è molto di più. Ma sto bene così. Voglio vivere bene facendo una cosa che mi piace, come mi piace. L’Italia mi permette di farlo, e in più sono vicino alle persone che amo».

Edda è nata nel 2001. Ha fatto corsi in profumeria, ma è laureata in chimica. «Avevo formulato un po’, ma non avevo messo niente sul mercato», si sofferma. «È un mercato chiuso e trovare persone che diano possibilità di crescere e imparare con loro è difficile». La sua storia è diversa da quella di Mattia. Lei, in Italia, non ci è rimasta. «È stata una scelta dettata dalla sindrome dell’impostore. Io voglio sempre essere al meglio, altrimenti non mi sento adeguata. E il meglio per me non è in Italia, al momento», ricorda. «Lasciare il Paese, cambiare casa. Quello è stato difficile. La scelta, invece, quella no».

Il risultato del lavoro di Mattia si chiama Dentro. È la rappresentazione del voler rimanere in Italia, nonostante i nonostante. «Ci potrebbero essere opportunità professionali migliori», dice. «Ma ci sarebbero troppi arrivederci da dire andando via», aggiunge. Ci racconta il suo profumo come un insieme di odori che ricordano il calore italiano. «Tra le note di testa [le prime che si percepiscono, ndr] c’è una forte polvere di caffè. Non richiama il bersi il caffè per darsi energia, ma per condividere un momento», e continua appassionato: «Se ti invito per un caffè, non è che io voglia un caffè, potremmo bere anche l’acqua, ma è un dire che voglio passare del tempo insieme a te».

In Dentro ci sono quei momenti molto italiani e molto quotidiani che legano profondamente Mattia al Bel Paese. «Quelle persone, quei riti, quegli odori: mia nonna che andava dalle vecchiette delle case accanto con il vassoio in mano, vedersi con i propri amici, incontrare il genitore che non vedi spesso perché i tuoi sono separati». Dal caffè si delinea poi un paesaggio mediterraneo di alberi di bergamotto e abete bianco. «Odori leggeri, agrumati e verdi». Ma anche il fico, che gli ricorda «l’estate del Sud con i suoi colori inebrianti». Le note di cuore (quelle centrali) sono invece caratterizzate da tabacco e cacao, terrene e radicate; mentre quelle di fondo (le più persistenti, che emergono per ultime) da pelle scamosciata e incenso, ribadendo la natura rituale e spirituale della sua storia raccontata in profumo.  

Il prodotto di Edda, invece, è Oltre. Rievoca il susseguirsi delle fasi emotive del cambiamento. Non rappresenta solo una contrapposizione a Mattia, ma anche il suo completamento. «La lavanda metallica con cui si apre simboleggia la tensione verso qualcosa di nuovo che spaventa; un aspetto respingente che cambia quando ti avvicini», spiega. La parte metallica si affianca aduna «più soffice e pulita», creando una similitudine molto tenera, quella dell’ultimo saluto alla casa, della «camicia che viene stirata prima di uscire».

Le note di rosa cosmetica che si incontrano successivamente «mostrano il rituale della preparazione: mettersi il tonico alle rose, un prodotto molto italiano», un gesto di cura tramandato di nonna in mamma e di mamma in figlia. Edda racconta la nostalgia, l’equilibrio tra andare e rimanere, la rosa che poi si alleggerisce. «Emerge poi la violetta, come il make up vintage». E poi una nota di mandorla e vaniglia, che rimane sulla pelle «come un abbraccio confortante che scalda, quello che si vuole quando si è distanti». Quello della mamma, suggeriamo, quasi a chiedere conferma. Annuisce e si illumina in un sorriso.

È così che la giovane mette in scena l’uscita di casa, il percorso verso qualcosa di nuovo. Prima di partire, era molto critica verso l’Italia. Lo è tuttora, ma ne apprezza anche i lati positivi. «Se all’estero mi dicono che sono italianissima sono felice», dice. «Quando sono in Place de l’Italie, dico: “Sì, è il mio Paese”. Andandotene. ti ritrovi molto». 

Dentro e Oltre sono due profumi complementari che raccontano un’esperienza profondamente italiana: scegliere se restare o partire. Due profumi che, qualsiasi sia la direzione intrapresa,  custodiscono il calore di casa. 

L’Italia, patria dell’arte tanto celebrata. Così tanto che i giovani creativi che restano lo fanno più per legami affettivi che per reali opportunità. L’85 per cento dei giovani intervistati in una recente indagine di Fondazione Nord Est ha dichiarato di sostenere che la meritocrazia italiana sia inferiore a quella di altri Paesi. È quotidiano scontrarsi con una realtà difficile da ignorare: alcuni talenti sono riconosciuti meglio altrove. Qui lo spazio è scarso, e chi lo occupa raramente è disposto a condividerlo. Un domani ci ritroveremo nella stessa posizione? Forse. Pensandoci più adulti, anche noi, se avessimo uno spazio piccolo e che abbiamo faticato a prenderci, ce lo terremmo stretto. E comunque, possiamo consolarci: almeno non abbiamo un ministero del Merito.

Stiamo finendo di scrivere il nostro articolo. Ascoltiamo Michele Zarrillo mentre rileggiamo qualche appunto che abbiamo ereditato dalla nostra chiacchierata. Ci chiediamo se anche l’acrobata di quella canzone provi la loro stessa tensione, la nostra stessa tensione. Avevano ragione: non sappiamo parlare di profumi senza riferirci ad altri sensi.

Publiredazionale supportato da Jijide

Dentro e Oltre non sono solo profumi, sono il risultato dello sforzo collettivo di molte unicità che confluiscono nella linea Dialoghi III di Jijide, brand di profumeria d’avanguardia nato nel 2016 dall’incontro tra imprenditori creativi cinesi e italiani. Jijide è più di un nome: è la trascrizione di 积极的 (jī jí de), un invito a vivere con energia e positività, e il racconto di un’amicizia che trasforma le differenze in ispirazione. Puoi scoprire i loro prodotti, valori e storia sul sito.

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