«Gli ultras della Virtus Roma ripudiano questa storia». Marco Aurelio è uno storico tifoso dei giallorossoblu, la squadra storica di basket della Capitale. «Vivo questa realtà da quando ho quattordici anni, adesso ne ho trenta. E sono uno di quelli che è andato prima al palazzetto e poi allo stadio», racconta facendo riferimento al legame tra la curva della Virtus e quella della Roma. «Nel mio quartiere, fatalità, viveva anche uno degli storici preparatori atletici della Virtus. Poi ho fatto parte di due gruppi della curva: oggi continuo a seguirla a titolo personale e vado ancora in trasferta».
Un attaccamento non banale quando si parla di sport, di legame con una maglia, con la storia di una squadra. Quella della Virtus Roma, oggi, rischia di essere stravolta ancora una volta. Dopo l’auto-retrocessione decisa nel 2015 e il fallimento del 2020, la lenta risalita del club si è interrotta anche quest’anno, con la doppia sconfitta subìta prima nel play-off contro Montecatini e poi nello spareggio contro Vigevano. Niente A2, dunque.
Ma a scuotere ancor di più l’immediato futuro del basket capitolino e italiano è stata la nascita a giugno di due nuove squadre, Roma Basket Club e Maxima Roma. La prima ha rilevato il titolo sportivo dalla Vanoli Cremona; ha come frontman il cestista sloveno dei Los Angeles Lakers, Luka Dončić, e l’ex manager dei Dallas Mavericks, Donnie Nelson, con Rimantas Kaukėnas in dirigenza e Valerio Bianchini nel ruolo di senior advisor. Presentata in Campidoglio con una cerimonia ufficiale, ha già portato a casa il primo acquisto per la prossima stagione, l’ex Olimpia Milano Nico Mannion, e ne promette altri ancora. Le partite interne saranno disputate al PalaTiziano, già casa della Virtus e della Luiss Roma, mentre utilizzerà il Centro di preparazione olimpica Giulio Onesti dell’Acqua Acetosa come sede principale degli allenamenti, almeno nella stagione d’esordio. Maxima Roma, invece, è stata fondata dall’avvocato americano Paul Matiasic. Già presidente del Trieste, ha acquisito il titolo sportivo da Brescia per poi accordarsi con Eur Spa per disputare le partite interne al PalaEur [il PalaLottomatica per i romani, ndr].
Due operazioni, insomma, nate quasi in contemporanea con l’obiettivo di candidarsi a club capitolino eletto per la futura Nba Europe, il progetto europeo pensato dalla lega statunitense per affermare il marchio del più famoso campionato di pallacanestro anche nel Vecchio Continente. Dovrebbe prendere il via da ottobre 2027 e coinvolgere sedici club: uno a testa tra le più grandi città europee, Milano e Roma incluse. Solo quattro squadre potranno qualificarsi al nuovo torneo: due saranno le finaliste della Basket Champions League e altre due saranno decise da un torneo di fine stagione riservato alle migliori squadre dei campionati nazionali. Le altre dodici squadre saranno permanenti, secondo la logica americana delle franchigie. Dunque, business ed entertainment al centro. Da qui, la corsa ad accaparrarsi il posto di lusso anche nella Capitale. Dove le gare verranno disputate al Centrale del Foro Italico, sede attuale della finale degli Internazionali di tennis.
Tutto, insomma, è in divenire. Le prime stime parlano di dieci miliardi di risorse da distribuire in dieci anni. «Tutto è funzionale alla Nba americana», commenta Marco Aurelio. «Devono ripianare i loro debiti e bloccare il flusso di campioni dall’Europa agli Usa». Ad oggi, l’operazione Dončić-Mavericks sembra quella più commerciale e mediatica. Nel caso della Maxima Roma, invece, fonti vicine al club spiegano a Prismag che il progetto non è legato alla Nba Europe bensì guarda a lungo termine, tanto da aver comunicato non solo l’accordo per il PalaEur ma anche la volontà di stringere presto accordi per il settore giovanile e puntare su infrastrutture e marketing. Quanto alla guida tecnica, sembrano ridursi le reali possibilità di un concreto ingaggio, ipotizzato nelle scorse settimane, di Ettore Messina come head coach. Secondo quanto raccolto da chi scrive, infatti, l’ex allenatore di Milano starebbe guardando più a un ritorno negli Stati Uniti per seguire il basket universitario dell’Ncaa (la National Collegiate Athletic Association). Una seconda opzione, remota, sarebbe quella di un ruolo come President of basket operation a Barcellona. «In questa fase si parla poco e si lavora molto. Saranno i fatti, le scelte e i risultati a raccontare il nuovo percorso», ha scritto in una nota ufficiale di pochi giorni fa la Maxima Roma. Le ambizioni, insomma, sembrano essere importanti, anche se sono ancora diversi i punti interrogativi riguardo ai due progetti nascenti.
Quanto agli effetti scatenati nella Capitale, continua Marco Aurelio con Prismag: «La Virtus Roma è nel pieno di un percorso di crescita, nonostante sia fallito l’acquisto del titolo da Ruvo di Puglia per l’A2. E ha anche recuperato lo storico stemma. Basta poi vedere le presenze al palazzetto che anche quest’anno non sono mai state al di sotto di mille, anche quando c’erano gare di Roma o Lazio in contemporanea». Detto questo, «chi è più legato al mondo Virtus ripudia la storia della Roma Basket Club e della Maxima Roma. Tanto più perché nella prima c’è un personaggio come Kaukėnas che giocava nel Siena, rivale storico con cui la Virtus perse due finali scudetto, per poi scoprire che quella squadra non era costruita con particolare regolarità». Il riferimento ovvio è ai gravi illeciti finanziari e amministrativi emersi con l’inchiesta giudiziaria Time Out, che hanno portato alla revoca degli scudetti del 2012 e del 2013. «È come se la Roma fallisse , rinascesse sotto il nome di Colosseo Fc e tra i dirigenti avesse Paolo Di Canio, Diego Milito o Paolo Montero». E non è un caso che sugli spalti del PalaTiziano alcuni tifosi abbiano esposto uno striscione a dir poco eloquente: «Roma odia Kaukėnas!». Poi, aggiunge Marco Aurelio, «c’è chi ha avuto il sospetto che da certi arbitraggi si sia fatto di tutto per non far salire la Virtus in A2. Così come è oggettivo che la Federazione italiana di basket non abbia fatto nulla per impedire la nascita di queste due squadre e accaparrarsi il posto nella Nba Europe».
E per tornare alle incognite, c’è anche quella di quali tifosi sceglieranno Roma Basket Club e quali la Maxima Roma. «Mi sembrano due operazioni speculative: penso che i veri affezionati alla Virtus continueranno a seguirla. Poi, chi vorrà andrà a curiosare alle partite delle altre due squadre», conclude Marco Aurelio. A Milano, intanto, è sfida a due per aggiudicarsi la franchigia tra Olimpia Milano, da poco laureata campione d’Italia per la trentaduesima volta, e un nuovo club su cui sta lavorando il fondo americano RedBird, proprietario del Milan, con il coinvolgimento di Varese e che dovrebbe giocare a San Donato.
E i tifosi di Brescia e Cremona? «Si sentono presi in giro per le modalità della cessione del titolo», ci racconta Alberto, uno dei fondatori degli Irriducibili Leonessa, il gruppo più numeroso e longevo della tifoseria organizzata della Pallacanestro Brescia. «Mentre a Cremona è stata una decisione annunciata in anticipo, a Brescia è stata resa nota il 24 giugno scorso». Pochi giorni fa, intanto, è stata annunciata la nascita della A2A Leonessa, che ripartirà dalla Serie B nazionale grazie al titolo acquistato da Nocera Inferiore con l’ambizione di tornare presto nel massimo campionato.
«A Cremona, è vero, le voci della cessione del titolo circolavano già da novembre», conferma a Prismag lo speaker della Vanoli, Nicolò Sterzati. «D’altronde, il budget per il mercato era basso da anni». Nonostante ciò, l’ultima stagione si è chiusa con una salvezza a cinque giornate dalla fine «e gli investimenti arrivati avevano illuso la piazza. Invece, erano finalizzati solo a mantenere il titolo di A1 per vendere meglio la società. Ora restano solo il settore giovanile e l’altra squadra cittadina, la JuVi. Io già so che la domenica vuota senza la Vanoli sarà una bella mancanza».
Il basket italiano, insomma, è pronto ad essere stravolto. Il movimento, però, al netto dei successi della Nazionale, è alle prese con continui fallimenti societari da tre decenni, con conseguenti fughe da instabilità dei giovani talenti. Eppure, il seguito non manca. Secondo i dati Siae relativi al campionato di Serie A appena concluso, sono state 1.724.100 le presenze totali nei palazzetti in 210 gare. «Il basket è l’unico sport che tende al cielo, per questo è una rivoluzione per chi è abituato a guardare sempre a terra», disse la leggenda dei Bolton Celtics Bill Russell. Sembra un consiglio non richiesto anche per chi oggi vuole stravolgere la pallacanestro che verrà. Romana, italiana ed europea.





